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Ebraismo del ghetto

L'ebreo soffre la fame, la miseria, le persecuzioni, le espulsioni, le crudeltà del mondo circostante, ma sopporta tacendo; lungo il doloroso cammino dei secoli ha saputo sempre resistere con la convinzione che "sia fatta la volontà del Signore". Al pane che manca ha saputo opporre la forza morale del digiuno.

L'emarginazione e le limitazioni della libertà di movimento creano la figura dell'ebreo che è stata tramandata negli ultimi secoli nell'iconografia occidentale: immagine grottesca di un essere umile, anzi servile, disprezzato e da disprezzare, piccolo e curvo e brutto. E' triste ironia pensare che, proprio negli anni in cui veniva coniata la parola ghetto per indicare un quartiere riservato ai giudei, Michelangelo dava alla luce un David che nel marmo eternava le divine proporzioni dei canoni estetici dell'occidente persecutore.

Questo piccolo ebreo, che è un nulla di fronte alla potenza dell'autorità dei gentili, si ingigantisce nel segreto del Tempio, i disprezzati rigattieri e prestamisti, gli straccivendoli e venditori di cipolle, si illuminano in quella Sinagoga che è scuola, luogo di culto e centro sociale.

Isacco Leib Peretz

Dati

Incontro:18/03/2018
Rassegna:Cammini di Pace
Titolo:Ebraismo del ghetto
Presentata da:Sandra Vincenzi
Tradizione:Meditazione Cristiana
Autore:Isacco Leib Peretz
Opera:Novelle ebraiche
Comunità di Meditazione Interreligiosa Fiorentina
Email: cmif@altervista.org
Sito web: cmif.altervista.org
Versione: 1.5
Rilasciata il: 06/02/2014
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