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Radio Voce della Speranza

Lo Zefiro

Notiziario Interreligioso
Redazione: Marco Lazzeri
Telefono: 335.6415395
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25/05/2013: Anno 2013 - Numero 20  File Pdf
Pubblicato il 25/05/2013
Fulmini.
Fulmini.
Care amiche e amici, penso spesso alla morte, alla mia e in senso figurato, ci rifletto, leggo libri a riguardo, ascolto persone e loro storie, cerco di introiettarla dentro di me, superando l’approccio cognitivo e mentale, cerco di esorcizzarla come paura attraverso antiche conoscenze esoteriche, ma quando leggo questa frase di Hammarskjold mi viene forte il dubbio che tutto questo lavoro che faccio forse servirà a ben poco quando sarò sul punto del passaggio. Il viverla sarà una esperienza tutta nuova e inaspettata ed essermi “preparato” non servirà ad annullare il timore e contenere la meraviglia. Nella vita viviamo molti fulmini che ci cadono addosso in modo inatteso dandoci un senso di sventura e di malasorte e temiamo altresì per eventi che poi invece non accadranno mai – inutili paure - ma riguardo all’unico evento di cui possiamo essere certi spesso è presente un atteggiamento di rimozione. Non se ne parla, lo si nasconde ai bambini, si fanno scongiuri, non si guardano volentieri i morti, non si toccano. Il risultato di questa fuga è una paura ancora più grande e una vita un po’ più vuota. Si fa finta che accadrà solo agli altri e si rimane sorpresi quando qualcuno muore come di un evento bizzarro, si formulano frasi di circostanza che comunicano un significato di sfortuna, che avrebbe potuto evitarla se fosse stato solo un po’ più attento. È singolare come molte volte volgiamo la mente in un senso che vede la morte come un accidente della vita, mentre invece potremmo pensare che è proprio l’evento che limitandola ne definisce il senso profondo. Il fatto poi che questo senso sia a noi nascosto ci offre l’opportunità di poter crescere, ricercandolo. Anche se spesso nel dolore della perdita di persone care. Grazie a tutti. Marco [Leggi]
Care amiche e amici,

penso spesso alla morte, alla mia e in senso figurato, ci rifletto, leggo libri a riguardo, ascolto persone e loro storie, cerco di introiettarla dentro di me, superando l’approccio cognitivo e mentale, cerco di esorcizzarla come paura attraverso antiche conoscenze esoteriche, ma quando leggo questa frase di Hammarskjold mi viene forte il dubbio che tutto questo lavoro che faccio forse servirà a ben poco quando sarò sul punto del passaggio. Il viverla sarà una esperienza tutta nuova e inaspettata ed essermi “preparato” non servirà ad annullare il timore e contenere la meraviglia. Nella vita viviamo molti fulmini che ci cadono addosso in modo inatteso dandoci un senso di sventura e di malasorte e temiamo altresì per eventi che poi invece non accadranno mai – inutili paure - ma riguardo all’unico evento di cui possiamo essere certi spesso è presente un atteggiamento di rimozione. Non se ne parla, lo si nasconde ai bambini, si fanno scongiuri, non si guardano volentieri i morti, non si toccano. Il risultato di questa fuga è una paura ancora più grande e una vita un po’ più vuota. Si fa finta che accadrà solo agli altri e si rimane sorpresi quando qualcuno muore come di un evento bizzarro, si formulano frasi di circostanza che comunicano un significato di sfortuna, che avrebbe potuto evitarla se fosse stato solo un po’ più attento. È singolare come molte volte volgiamo la mente in un senso che vede la morte come un accidente della vita, mentre invece potremmo pensare che è proprio l’evento che limitandola ne definisce il senso profondo. Il fatto poi che questo senso sia a noi nascosto ci offre l’opportunità di poter crescere, ricercandolo. Anche se spesso nel dolore della perdita di persone care.

Grazie a tutti.

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Fulmini.
"Ti sei detto che avresti accettato la decisione del destino. Ma quando hai scoperto cosa ti avrebbe richiesto, hai perso il tuo equilibrio: allora ti sei reso conto di quanto eri ancora legato al mondo che ti aveva formato e che ora ti veniva negato. L'hai vissuto come un'mputazione, come una piccola "morte", e hai persino dato ascolto a quanti insinuavano che avevi tradito te stesso per ambizione. Tutto andrà perso. Allora perché lamentarti di questa piccola morte? Falla tua, presto, con un sorriso muori questa morte e vai avanti libero, uno con il tuo compito, intero nel tuo dovere dell'attimo." (Dag Hammarskjold)
18/05/2013: Anno 2013 - Numero 19  File Pdf
Pubblicato il 21/05/2013
La Torre di Babele.
La Torre di Babele.
Care amiche e amici, leggo purtroppo sempre più spesso di violenze esercitate sulle donne, sia in atto che minacciate. Ormai è una emergenza sociale che vede donne uccise da loro familiari o amanti come modo di esercitare possesso e dominio, come rivalsa, spesso per paura profonda. E ancora donne minacciate e in pericolo anche per le loro idee e le aperture ad un mondo più giusto. Ormai sono minacciate in modo agghiacciante via web anche donne che sono nelle istituzioni, nel governo e alla presidenza della Camera. Intimidazioni e brutalità che fanno emergere un mondo sotterraneo, inquietante, accecato dal mito della violenza prevaricante che tutto vuol signoreggiare, arrogante e ignorante, con una vigliaccheria che non conosce dimensione di umanità. Un tempo, il nostro, con tante fratture e disorientamenti dove si perdono i riferimenti e le regole semplici dell’etica. Accanto a pur tanto di luminoso e generoso che c’è nel cuore di tante persone che hanno viva la dimensione della Sacralità della vita, si percepisce anche un mondo che sembra si stia come frantumando nell’inseguire il mito antico dell’ennesima Torre di Babele. Una saga che si ripropone con il tragico errore che da sempre accompagna l’illusione che l’umano ce la farà da solo ad arrivare fino al cielo, impostando la propria esistenza su una brama di dominio estroflessa verso la materialità dell’esistenza, all’esterno da sé, senza una sguardo attento e di ascolto verso il proprio intimo. Tutto questo consci della fatica quotidiana che un’etica vissuta richiede. Un’impostazione generale della società che crede di poter fare a meno del senso del divino, di poter fare senza Dio e si perde nella ricerca di un dominio che non potrà mai avere perché non le compete. Cambiare orizzonte come dice Einstein è quanto mai urgente, per tutti. Il desiderio nutrito dei molti – anche se non di tutti – per un mondo nuovo di pace e fratellanza, orientato alla crescita spirituale saprà creare quella trasformazione che, anche se noi non la vedremo, sarà la nuova alba attesa. Grazie a tutti. Marco [Leggi]
Care amiche e amici,

leggo purtroppo sempre più spesso di violenze esercitate sulle donne, sia in atto che minacciate. Ormai è una emergenza sociale che vede donne uccise da loro familiari o amanti come modo di esercitare possesso e dominio, come rivalsa, spesso per paura profonda. E ancora donne minacciate e in pericolo anche per le loro idee e le aperture ad un mondo più giusto. Ormai sono minacciate in modo agghiacciante via web anche donne che sono nelle istituzioni, nel governo e alla presidenza della Camera. Intimidazioni e brutalità che fanno emergere un mondo sotterraneo, inquietante, accecato dal mito della violenza prevaricante che tutto vuol signoreggiare, arrogante e ignorante, con una vigliaccheria che non conosce dimensione di umanità. Un tempo, il nostro, con tante fratture e disorientamenti dove si perdono i riferimenti e le regole semplici dell’etica. Accanto a pur tanto di luminoso e generoso che c’è nel cuore di tante persone che hanno viva la dimensione della Sacralità della vita, si percepisce anche un mondo che sembra si stia come frantumando nell’inseguire il mito antico dell’ennesima Torre di Babele. Una saga che si ripropone con il tragico errore che da sempre accompagna l’illusione che l’umano ce la farà da solo ad arrivare fino al cielo, impostando la propria esistenza su una brama di dominio estroflessa verso la materialità dell’esistenza, all’esterno da sé, senza una sguardo attento e di ascolto verso il proprio intimo. Tutto questo consci della fatica quotidiana che un’etica vissuta richiede. Un’impostazione generale della società che crede di poter fare a meno del senso del divino, di poter fare senza Dio e si perde nella ricerca di un dominio che non potrà mai avere perché non le compete. Cambiare orizzonte come dice Einstein è quanto mai urgente, per tutti. Il desiderio nutrito dei molti – anche se non di tutti – per un mondo nuovo di pace e fratellanza, orientato alla crescita spirituale saprà creare quella trasformazione che, anche se noi non la vedremo, sarà la nuova alba attesa.

Grazie a tutti.

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La Torre di Babele.
"La modernità ha fallito. Bisogna costruire un nuovo umanesimo, altrimenti il pianeta non si salva." (Albert Einstein)
11/05/2013: Anno 2013 - Numero 18  File Pdf
Pubblicato il 21/05/2013
Porta di Brandeburgo (Berlino).
Porta di Brandeburgo (Berlino).
Care amiche e amici, recentemente ho visitato la Porta di Brandeburgo che è uno dei più importanti monumenti di Berlino. Durante la visita ho scoperto una cosa molto bella: nell’ala a destra guardando la Porta si trova un padiglione chiamato Raum der Stille (Stanza del Silenzio). È una stanza arredata semplicemente con seggiole e cuscini e su una parete un piccolo arazzo senza immagini illuminato da un faretto che interrompe la semi oscurità della sala. La Porta fu eretta più di due secoli fa come monumento alla Pace e dopo la seconda guerra (durante la quale fu danneggiata, ma non distrutta) ha riassunto questo potente significato simbolico. L’idea di creare al centro di Berlino una stanza permanente del silenzio interconfessionale è nata poco tempo dopo la caduta del muro, e realizzata con il patronato della Camera dei deputati e del Senato di Berlino. Allora non siamo solo noi! Abbiamo amici a Berlino! E mi auguro davvero che tutto questo sia di buon auspicio per poter inaugurare presto anche a Firenze uno spazio permanente di spiritualità interreligiosa dove tutte le persone si possono incontrare in una atmosfera di accoglienza e di serenità. Mi auguro che le nostre pratiche di meditazione per la Pace in Comune possano essere l’araldo di una nuova rinascita cittadina rivolta all’amore tra gli uomini, al dialogo e ad un sentimento di profonda compassione. Le parole di Bonhoeffer – un illuminato profeta di pace negli anni tetri del regime nazista – mi risuonano di una sapienza e di una chiaroveggenza antica che illumina i cuori e insegna la strada del mistero che è in noi. Grazie a tutti. Marco [Leggi]
Care amiche e amici,

recentemente ho visitato la Porta di Brandeburgo che è uno dei più importanti monumenti di Berlino. Durante la visita ho scoperto una cosa molto bella: nell’ala a destra guardando la Porta si trova un padiglione chiamato Raum der Stille (Stanza del Silenzio). È una stanza arredata semplicemente con seggiole e cuscini e su una parete un piccolo arazzo senza immagini illuminato da un faretto che interrompe la semi oscurità della sala. La Porta fu eretta più di due secoli fa come monumento alla Pace e dopo la seconda guerra (durante la quale fu danneggiata, ma non distrutta) ha riassunto questo potente significato simbolico. L’idea di creare al centro di Berlino una stanza permanente del silenzio interconfessionale è nata poco tempo dopo la caduta del muro, e realizzata con il patronato della Camera dei deputati e del Senato di Berlino. Allora non siamo solo noi! Abbiamo amici a Berlino! E mi auguro davvero che tutto questo sia di buon auspicio per poter inaugurare presto anche a Firenze uno spazio permanente di spiritualità interreligiosa dove tutte le persone si possono incontrare in una atmosfera di accoglienza e di serenità. Mi auguro che le nostre pratiche di meditazione per la Pace in Comune possano essere l’araldo di una nuova rinascita cittadina rivolta all’amore tra gli uomini, al dialogo e ad un sentimento di profonda compassione. Le parole di Bonhoeffer – un illuminato profeta di pace negli anni tetri del regime nazista – mi risuonano di una sapienza e di una chiaroveggenza antica che illumina i cuori e insegna la strada del mistero che è in noi.

Grazie a tutti.

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Porta di Brandeburgo (Berlino).
"Nel silenzio è insito un meraviglioso potere di osservazione, di chiarificazione, di concentrazione sulle cose essenziali." (Dietrich Bonhoeffer)
04/05/2013: Anno 2013 - Numero 17  File Pdf
Pubblicato il 21/05/2013
Bicicletta inglobata dall'albero (Washington).
Bicicletta inglobata dall'albero (Washington).
Care amiche e amici, conoscete la parola resilienza? Leggo in un testo: “resilienza è un termine sempre più ricorrente, per il quale, secondo il sociologo Bauman, si accresce sempre più il campo dell'incertezza, dell'insicurezza esistenziale, e della precarietà. Nel mondo degli oggetti, resilienza è la capacità di resistere alle deformazione e di riprendere la propria forma dopo aver subito un urto. Per noi umani con resilienza si indica in genere la forza che ci permette di superare i traumi, la volontà di rialzarci quando cadiamo, l'intelligenza di saper schivare i colpi e, se arrivano, di saperli assorbire senza farci distruggere. Una forza che ci permette di essere meno timorosi rispetto all'incertezza e all'insicurezza e più capaci di vivere anche in situazioni precarie e irrisolte. La resilienza non può che essere un'operazione soggettiva, un tentativo di auto-organizzazione e di trasformazione, grazie al quale - se tutto va bene - non avremo la forma precedente ma un'altra, forse anche piuttosto diversa”. Interessante vero? Potrebbe essere la descrizione di un giusto modo di affrontare il mondo con le sue prove, dolori e anche le gioie che ne derivano, alle volte. Questo albero sembra che sia riuscito bene a fare pace con la sorte che gli ha regalato un problema sotto forma di bicicletta. Riuscire ad essere flessibili, accoglienti, riuscire ad abbracciare il problema - oltre che custodire ed aiutarci nell’esistenza - è un ottimo esercizio per curare la rabbia che ci corrode, l’attaccamento che ci costringe nel minuscolo e nell’inutile, per aprirci a una visione allargata della vita, direi “panoramica”, che ci può mostrare ciò che c’è ma che ancora non è riuscito ad emergere dal nostro profondo. Esercizi per un corretto rapporto con il nostra ego, e la meditazione è maestra sicura in questo processo. Alla fine forse ciò che dice Emily Dickinson è il grande premio finale? Chissà. Grazie a tutti. Marco [Leggi]
Care amiche e amici,

conoscete la parola resilienza? Leggo in un testo: “resilienza è un termine sempre più ricorrente, per il quale, secondo il sociologo Bauman, si accresce sempre più il campo dell'incertezza, dell'insicurezza esistenziale, e della precarietà. Nel mondo degli oggetti, resilienza è la capacità di resistere alle deformazione e di riprendere la propria forma dopo aver subito un urto. Per noi umani con resilienza si indica in genere la forza che ci permette di superare i traumi, la volontà di rialzarci quando cadiamo, l'intelligenza di saper schivare i colpi e, se arrivano, di saperli assorbire senza farci distruggere. Una forza che ci permette di essere meno timorosi rispetto all'incertezza e all'insicurezza e più capaci di vivere anche in situazioni precarie e irrisolte. La resilienza non può che essere un'operazione soggettiva, un tentativo di auto-organizzazione e di trasformazione, grazie al quale - se tutto va bene - non avremo la forma precedente ma un'altra, forse anche piuttosto diversa”. Interessante vero? Potrebbe essere la descrizione di un giusto modo di affrontare il mondo con le sue prove, dolori e anche le gioie che ne derivano, alle volte. Questo albero sembra che sia riuscito bene a fare pace con la sorte che gli ha regalato un problema sotto forma di bicicletta. Riuscire ad essere flessibili, accoglienti, riuscire ad abbracciare il problema - oltre che custodire ed aiutarci nell’esistenza - è un ottimo esercizio per curare la rabbia che ci corrode, l’attaccamento che ci costringe nel minuscolo e nell’inutile, per aprirci a una visione allargata della vita, direi “panoramica”, che ci può mostrare ciò che c’è ma che ancora non è riuscito ad emergere dal nostro profondo. Esercizi per un corretto rapporto con il nostra ego, e la meditazione è maestra sicura in questo processo. Alla fine forse ciò che dice Emily Dickinson è il grande premio finale? Chissà.

Grazie a tutti.

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Bicicletta inglobata dall'albero (Washington).
"Può essere utile parlare della solidarietà che risolve certi casi disperati accontentandosi della gratitudine, quella che Emily Dickinson chiamava «la timida ricchezza di coloro che non posseggono nulla»." 
20/04/2013: Anno 2013 - Numero 16  File Pdf
Pubblicato il 20/04/2013
Acqua d’Arno.
Acqua d’Arno.
Care amiche e amici, dedico questa riflessione all’acqua, che vedo come mio maestro di vita. Riuscirò forse un giorno ad assomigliare all’acqua, che si adatta a tutte le forme senza perdere la sua essenza, che è capace di presentarsi in modi così diversi eppure sempre sé stessa, ora liquida e flessibile, ora solida e materica, ora come nuvola aerea che va docile dove il vento vuole, e alle volte anche fiocco di neve che sa trasformare un intero paesaggio. L’acqua che sa inzuppare, ma anche ritrarsi evaporando, senza lasciare traccia, come tradizione Zen. Elemento creatore e dispensatore di vita e di colori, che forma gli esseri viventi nel loro tessuto più profondo, con amore incondizionato verso tutti. È bello vederla lanciarsi scintillante e senza paura da altissime cascate volando festosa, senza regole e costrizioni nell’aria per poi ritornare tranquilla nei dettami previsti dagli argini del fiume, che lei stessa crea. E proprio nello scorrere del fiume c’è il suo più grande insegnamento, quello dell’impermanenza di tutte le cose e anche quello dell’attimo presente che c’è e che pur fugge via. L’insegnamento del saper vivere questo che è l’unico, il solo tempo reale che esiste nella vita e che ho veramente a disposizione. Comprendo così ciò che diceva il grande Leonardo toccando l’acqua di un fiume lombardo in un momento del suo esilio milanese. Grazie a tutti. Marco [Leggi]
Care amiche e amici,

dedico questa riflessione all’acqua, che vedo come mio maestro di vita. Riuscirò forse un giorno ad assomigliare all’acqua, che si adatta a tutte le forme senza perdere la sua essenza, che è capace di presentarsi in modi così diversi eppure sempre sé stessa, ora liquida e flessibile, ora solida e materica, ora come nuvola aerea che va docile dove il vento vuole, e alle volte anche fiocco di neve che sa trasformare un intero paesaggio. L’acqua che sa inzuppare, ma anche ritrarsi evaporando, senza lasciare traccia, come tradizione Zen. Elemento creatore e dispensatore di vita e di colori, che forma gli esseri viventi nel loro tessuto più profondo, con amore incondizionato verso tutti. È bello vederla lanciarsi scintillante e senza paura da altissime cascate volando festosa, senza regole e costrizioni nell’aria per poi ritornare tranquilla nei dettami previsti dagli argini del fiume, che lei stessa crea. E proprio nello scorrere del fiume c’è il suo più grande insegnamento, quello dell’impermanenza di tutte le cose e anche quello dell’attimo presente che c’è e che pur fugge via. L’insegnamento del saper vivere questo che è l’unico, il solo tempo reale che esiste nella vita e che ho veramente a disposizione. Comprendo così ciò che diceva il grande Leonardo toccando l’acqua di un fiume lombardo in un momento del suo esilio milanese.

Grazie a tutti.

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Acqua d’Arno.
"Come l’acqua del fiume che tocchi è la prima di quella che viene e l’ultima di quella che andò, così il tempo presente." (Leonardo Da Vinci)
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Comunità di Meditazione Interreligiosa Fiorentina
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Sito web: cmif.altervista.org
Versione: 1.5
Rilasciata il: 06/02/2014
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