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Radio Voce della Speranza

Lo Zefiro

Notiziario Interreligioso
Redazione: Marco Lazzeri
Telefono: 335.6415395
Pagina:
27/02/2021: Anno 2021 - Numero 04  File Pdf
Pubblicato il 26/02/2021
Difficoltà.
Difficoltà.
Care amiche e cari amici, è da tempo che questa immagine è sul mio computer. La guardo di frequente e cerco di ascoltare il messaggio, come se mi volesse parlare. Certo è un volto triste, ma c’è altro che vuole venir fuori. So che è una bambina mediorientale di cui non conosco nazionalità, parla di dolore, di quello grande, così grande che non si può contenere, che ti sovrasta e ti schiaccia, che non ha limite. Che si arrende nella disperazione, ridotta al silenzio. Al di là rimane la vita che ancora non muore e il soffrire unica immagine davanti allo sguardo che non si consola. Il pianto di una bambina già adulta e penso di controcanto al pianto di tanti adulti ancora bambini per sempre, ad un frignare viziato e pretenzioso. Il dolore è un sentimento generato dall’intimo, da forze che possono essere molto diverse e il pianto è una delle sue espressioni, nelle tante sfumature e tonalità diverse. Questo quando c’è il conflitto dichiarato, quando ti sparano dagli elicotteri per uccidere. Poi c’è anche il dolore più borghese, casalingo dove non si rischia la vita ma è pur sempre presente una difficoltà spesso indotta da altri e che rievoca nostre ferite. Dov’è la riga rossa tracciata per terra che delimita la pigra zona di confort protetta da una consuetudinarietà ripetitiva, dall’altro luogo sconfinato in cui prendersi carico di affrontare l’imprevisto, il disagio, lo squilibro interiore che smarrisce le certezze. O di qui o di là. Accetto questo disagio? Che valore gli do? Una opportunità o un accidente? Come affronto le mie difficoltà? Quale animo metto in gioco quando le cose non vanno bene, quando non riesco a risolvere un intralcio? Prendere una distanza per vedere meglio il contesto e le circostanze? Fare centro sulle mie forze, cercando di non aspettarsi dal mondo degli aiuti incerti? Contare sul fatto di essere saldo ed eretto nella difficoltà? Fare a pugni con Dio? Fare a pugni con il destino? Tirare fuori la rabbia necessaria per far appello a tutte le energie, una specie di chiamata a raccolta generale di tutto di cui posso disporre? … Oppure far finta di essere il saggio che non sono e che resta imperscrutabile nelle difficoltà e nella gioia, millantando supposta serenità che nasconde vera paura? Ribellarsi, lottare, arrendersi, piangere, imprecare, dare pugni al vento, urlare, fare silenzio, meditare, concentrarsi, pregare, aggrapparsi … Ma non arrendersi. Alle volte mi rendo conto che chiamo destino quello che ho costruito con calma e grande cura per anni senza conoscerne le cause che stavo predisponendo e che si sarebbero poi attivate ora, nell’adesso. Perché non conosco me stesso e ciò che si muove nel profondo, nell’ombra, e questa non è solo ignoranza gratuita, ma una fabbrica di problemi per la vita, che ne viene quindi investita, come immagine di un architetto che non conosce le regole auree dell’edificare e che inevitabilmente genera instabilità e crolli rovinosi. E se è vero, come dice il maestro, che nessun meccanismo può liberarmi dalla legge del mio essere, sta anche a me cercare instancabilmente ed in ogni modo di superare la difficoltà. Guai agli ignavi, il vizio dell’accidia è grande inciampo per l’anima. Grazie a tutti Marco [Leggi]
Care amiche e cari amici,

è da tempo che questa immagine è sul mio computer. La guardo di frequente e cerco di ascoltare il messaggio, come se mi volesse parlare. Certo è un volto triste, ma c’è altro che vuole venir fuori. So che è una bambina mediorientale di cui non conosco nazionalità, parla di dolore, di quello grande, così grande che non si può contenere, che ti sovrasta e ti schiaccia, che non ha limite. Che si arrende nella disperazione, ridotta al silenzio. Al di là rimane la vita che ancora non muore e il soffrire unica immagine davanti allo sguardo che non si consola. Il pianto di una bambina già adulta e penso di controcanto al pianto di tanti adulti ancora bambini per sempre, ad un frignare viziato e pretenzioso. Il dolore è un sentimento generato dall’intimo, da forze che possono essere molto diverse e il pianto è una delle sue espressioni, nelle tante sfumature e tonalità diverse.

Questo quando c’è il conflitto dichiarato, quando ti sparano dagli elicotteri per uccidere. Poi c’è anche il dolore più borghese, casalingo dove non si rischia la vita ma è pur sempre presente una difficoltà spesso indotta da altri e che rievoca nostre ferite. Dov’è la riga rossa tracciata per terra che delimita la pigra zona di confort protetta da una consuetudinarietà ripetitiva, dall’altro luogo sconfinato in cui prendersi carico di affrontare l’imprevisto, il disagio, lo squilibro interiore che smarrisce le certezze. O di qui o di là. Accetto questo disagio? Che valore gli do? Una opportunità o un accidente?

Come affronto le mie difficoltà? Quale animo metto in gioco quando le cose non vanno bene, quando non riesco a risolvere un intralcio? Prendere una distanza per vedere meglio il contesto e le circostanze? Fare centro sulle mie forze, cercando di non aspettarsi dal mondo degli aiuti incerti? Contare sul fatto di essere saldo ed eretto nella difficoltà? Fare a pugni con Dio? Fare a pugni con il destino? Tirare fuori la rabbia necessaria per far appello a tutte le energie, una specie di chiamata a raccolta generale di tutto di cui posso disporre? … Oppure far finta di essere il saggio che non sono e che resta imperscrutabile nelle difficoltà e nella gioia, millantando supposta serenità che nasconde vera paura?

Ribellarsi, lottare, arrendersi, piangere, imprecare, dare pugni al vento, urlare, fare silenzio, meditare, concentrarsi, pregare, aggrapparsi … Ma non arrendersi. Alle volte mi rendo conto che chiamo destino quello che ho costruito con calma e grande cura per anni senza conoscerne le cause che stavo predisponendo e che si sarebbero poi attivate ora, nell’adesso. Perché non conosco me stesso e ciò che si muove nel profondo, nell’ombra, e questa non è solo ignoranza gratuita, ma una fabbrica di problemi per la vita, che ne viene quindi investita, come immagine di un architetto che non conosce le regole auree dell’edificare e che inevitabilmente genera instabilità e crolli rovinosi. E se è vero, come dice il maestro, che nessun meccanismo può liberarmi dalla legge del mio essere, sta anche a me cercare instancabilmente ed in ogni modo di superare la difficoltà. Guai agli ignavi, il vizio dell’accidia è grande inciampo per l’anima.

Grazie a tutti

Marco [Chiudi]
Difficoltà.
"Questa smarrita specie umana sogna sempre di raggiungere la perfezione del suo ambiente con il meccanismo di un governo o di una società... Solo ciò che sarai dentro di te, quello godrai di fuori. Nessun meccanismo può liberarti dalla legge del tuo essere." (Sri Aurobindo)
Allegati Allegati: Zefiro.2021.04
13/02/2021: Anno 2021 - Numero 03  File Pdf
Pubblicato il 16/02/2021
La stampella.
La stampella.
Care amiche e cari amici, un po’ per carattere e un po’ per riguardo o timidezza, cerco di essere una persona che cammina sulle sue gambe senza appoggiarsi troppo agli altri, non per sfiducia, ma per modo di essere. Mi chiedo però quanto questo sia davvero la verità, quanto sia così bastante a me stesso. Penso sia una questione di come vedo le cose, di come interpreto il mondo e quello che di lui vivo. Se ci penso un po’ più con attenzione non è proprio vero che basto del tutto a me stesso nell’affrontare eventi, difficoltà o anche il semplice vivere quotidiano. Quello che voglio dire è che sono tante le cose che mi danno sostegno anche se non me ne rendo conto quando le vivo e di cui pur ne sento la mancanza quando ahimè non sono più con me. Comprendo allora di quanto mi sentivo falsamente forte e centrato, quando questa forza non era mia ma proveniva ad altro da me di cui non ero consapevole. Quante sono dunque le stampelle che mi sostengono e offrono il loro supporto al procedere nel cammino? … Non è facile percepire l’aiuto che ricevo in ogni momento, e quante cose contribuiscono a rendere il procedere possibile, se le conto sono una infinità, centinaia, praticamente tutto. Quanto è grande l’abbondanza che è profusa per me nel banchetto della vita! Da quante persone sono aiutato anche solo con la loro presenza… Così anche questi articoli che leggete sono un grande supporto alla mia crescita e mi hanno aiutato molto nel processo di conoscenza interiore, seppur ho ancora molto da lavorare, e voi ne siete parte integrante, come la motivazione che nel servizio mi incita alla ricerca, un impegno a cui sento di contribuire, che non è fatica ma aiuto a perseverare nel lavoro. Crescita comune e comune trasformazione. È come avere una stampella che aiuta nel passo il claudicante, ma spesso sono stampelle invisibili eppur molto importanti senza le quali si rischierebbe di non proseguire. Si percepiscono? Le vedo? E’ importante riconoscerle perché altrimenti non posso essere grato nell’intimo, non ci può essere riconoscenza e ringraziamento alla vita che dona in ugual misura fatica e letizia. Questo credo che valga per ciò che si riceve e che quindi si acquisisce nel dono ricevuto. Altra cosa per quanto riesco a donare nell’amore. In questo caso la cosa diventa simile alla meditazione che può solo essere, senza essere distratta nell’osservarsi. Come dice Krisnamurti, l’amore è e non si accorge di essere dono offerto. Grazie a tutti Marco [Leggi]
Care amiche e cari amici,

un po’ per carattere e un po’ per riguardo o timidezza, cerco di essere una persona che cammina sulle sue gambe senza appoggiarsi troppo agli altri, non per sfiducia, ma per modo di essere. Mi chiedo però quanto questo sia davvero la verità, quanto sia così bastante a me stesso. Penso sia una questione di come vedo le cose, di come interpreto il mondo e quello che di lui vivo. Se ci penso un po’ più con attenzione non è proprio vero che basto del tutto a me stesso nell’affrontare eventi, difficoltà o anche il semplice vivere quotidiano. Quello che voglio dire è che sono tante le cose che mi danno sostegno anche se non me ne rendo conto quando le vivo e di cui pur ne sento la mancanza quando ahimè non sono più con me. Comprendo allora di quanto mi sentivo falsamente forte e centrato, quando questa forza non era mia ma proveniva ad altro da me di cui non ero consapevole. Quante sono dunque le stampelle che mi sostengono e offrono il loro supporto al procedere nel cammino? … Non è facile percepire l’aiuto che ricevo in ogni momento, e quante cose contribuiscono a rendere il procedere possibile, se le conto sono una infinità, centinaia, praticamente tutto. Quanto è grande l’abbondanza che è profusa per me nel banchetto della vita! Da quante persone sono aiutato anche solo con la loro presenza… Così anche questi articoli che leggete sono un grande supporto alla mia crescita e mi hanno aiutato molto nel processo di conoscenza interiore, seppur ho ancora molto da lavorare, e voi ne siete parte integrante, come la motivazione che nel servizio mi incita alla ricerca, un impegno a cui sento di contribuire, che non è fatica ma aiuto a perseverare nel lavoro. Crescita comune e comune trasformazione. È come avere una stampella che aiuta nel passo il claudicante, ma spesso sono stampelle invisibili eppur molto importanti senza le quali si rischierebbe di non proseguire. Si percepiscono? Le vedo? E’ importante riconoscerle perché altrimenti non posso essere grato nell’intimo, non ci può essere riconoscenza e ringraziamento alla vita che dona in ugual misura fatica e letizia.

Questo credo che valga per ciò che si riceve e che quindi si acquisisce nel dono ricevuto. Altra cosa per quanto riesco a donare nell’amore. In questo caso la cosa diventa simile alla meditazione che può solo essere, senza essere distratta nell’osservarsi. Come dice Krisnamurti, l’amore è e non si accorge di essere dono offerto.

Grazie a tutti

Marco [Chiudi]
La stampella.
"La ricerca della felicità… “…dunque la libertà e l'amore vanno di pari passo. L'amore non è una reazione. Se amo qualcuno perché questo qualcuno ama me, si tratta semplicemente di uno scambio, è come comprare qualcosa al mercato, non è amore. Si ama quando non si chiede nulla in cambio, quando non ci si accorge nemmeno che si sta dando qualcosa - e solo un amore così può conoscere la libertà”." (Jiddu Krisnamurti)
30/01/2021: Anno 2021 - Numero 02  
Pubblicato il 29/01/2021
Il nespolo.
Il nespolo.
Il nespolo.
"Riconoscere il bene che hai nella tua vita è il fondamento di ogni abbondanza." (Eckhart Tolle)
16/01/2021: Anno 2021 - Numero 01  File Pdf
Pubblicato il 29/01/2021
tempo.
tempo.
Care amiche e cari amici, la sabbia nella clessidra, l’orologio che avanza, il tempo insegue e mi anticipa e non si sa nemmeno davvero cosa sia, gli stessi fisici non lo sanno spiegare o definire. Misterioso come la stessa vita che racchiude. Ma io invecchio e la vita si definisce lentamente e mi cambia, mi crea ogni volta. Un nuovo anno si è affacciato e non so cosa accadrà o cosa qualcuno farà accadere, perché ho come la sensazione che il mondo sia in mano ad alcuni che determinano o vogliono determinare destini e prospettive in base ad interessi e convenienze. Processi oscuri, malattie misteriose, innovazioni innaturali. Posso dire che non sono sereno e lieto del futuro perché mi è difficile vederlo migliore del passato e questo è una ferita esistenziale nel profondo, una perdita di speranza e fantasia. Sono aspetti noti e già esaminati ma averli davanti non ne limita il timore che poi è angoscia perché non so nemmeno di cosa sto esattamente parlando. Tutto questo mi prende e mi costringe limitando l’entusiasmo e la creatività, anche per la redazione di questa rubrica minima. Non accade solo a me, mi dicono amici che hanno sentimenti simili. Chi dipinge, scrive, suona o pratica altre arti sente una viscosità nel muoversi nella creatività e i lavori rallentano e alle volte quasi si fermano. Spingere con la forza del dovere spesso è controproducente e crea opere meno vive, che non risplendono, che non affascinano di luminosità. Allora avremmo bisogno tutti noi di scambievole aiuto, di essere uniti e solidali in un mondo che invece divide e logora, dove al massimo siamo indotti ad essere consumatori. Paganti. E il senso, questo senso che da tanto tempo come sapete ricerco, si perde e sfuma… La sabbia soffiata via dal vento. Non so se riuscirò a proseguire con questa rubrica; per me anche un lavoro minimo come questo ha una valenza impegnativa che insieme con la responsabilità di fare per voi il notiziario e tenere aperti contatti e strade di comunicazione si sta facendo più difficoltosa. Non faccio questo servizio per mestiere o per lavoro, lo sapete, non ho alcun tornaconto od obiettivo da raggiungere e questo rende tutto pulito e tenue, ma anche molto fragile. E’ un impegno e un servizio delicato, l’entusiasmo richiede un aiuto per esprimersi. Che ne pensate? Forse sbaglio? Forse così dopo tanto tempo dovrei passare il testimone ad altri e lasciare che questa bellissima esperienza che ho vissuto con amore sia affidata ad altra persona? Sarebbe bello e lo farei volentieri, non ho attaccamenti e senso di possesso… Se servisse per una rivitalizzazione, ben volentieri. Qualche volontario?... Grazie a tutti Marco [Leggi]
Care amiche e cari amici,

la sabbia nella clessidra, l’orologio che avanza, il tempo insegue e mi anticipa e non si sa nemmeno davvero cosa sia, gli stessi fisici non lo sanno spiegare o definire. Misterioso come la stessa vita che racchiude. Ma io invecchio e la vita si definisce lentamente e mi cambia, mi crea ogni volta. Un nuovo anno si è affacciato e non so cosa accadrà o cosa qualcuno farà accadere, perché ho come la sensazione che il mondo sia in mano ad alcuni che determinano o vogliono determinare destini e prospettive in base ad interessi e convenienze. Processi oscuri, malattie misteriose, innovazioni innaturali. Posso dire che non sono sereno e lieto del futuro perché mi è difficile vederlo migliore del passato e questo è una ferita esistenziale nel profondo, una perdita di speranza e fantasia. Sono aspetti noti e già esaminati ma averli davanti non ne limita il timore che poi è angoscia perché non so nemmeno di cosa sto esattamente parlando.

Tutto questo mi prende e mi costringe limitando l’entusiasmo e la creatività, anche per la redazione di questa rubrica minima. Non accade solo a me, mi dicono amici che hanno sentimenti simili. Chi dipinge, scrive, suona o pratica altre arti sente una viscosità nel muoversi nella creatività e i lavori rallentano e alle volte quasi si fermano. Spingere con la forza del dovere spesso è controproducente e crea opere meno vive, che non risplendono, che non affascinano di luminosità. Allora avremmo bisogno tutti noi di scambievole aiuto, di essere uniti e solidali in un mondo che invece divide e logora, dove al massimo siamo indotti ad essere consumatori. Paganti. E il senso, questo senso che da tanto tempo come sapete ricerco, si perde e sfuma… La sabbia soffiata via dal vento. Non so se riuscirò a proseguire con questa rubrica; per me anche un lavoro minimo come questo ha una valenza impegnativa che insieme con la responsabilità di fare per voi il notiziario e tenere aperti contatti e strade di comunicazione si sta facendo più difficoltosa. Non faccio questo servizio per mestiere o per lavoro, lo sapete, non ho alcun tornaconto od obiettivo da raggiungere e questo rende tutto pulito e tenue, ma anche molto fragile. E’ un impegno e un servizio delicato, l’entusiasmo richiede un aiuto per esprimersi. Che ne pensate? Forse sbaglio? Forse così dopo tanto tempo dovrei passare il testimone ad altri e lasciare che questa bellissima esperienza che ho vissuto con amore sia affidata ad altra persona? Sarebbe bello e lo farei volentieri, non ho attaccamenti e senso di possesso… Se servisse per una rivitalizzazione, ben volentieri. Qualche volontario?...

Grazie a tutti

Marco [Chiudi]
tempo.
"La crisi deve essere considerata come un nuovo nodo dello sviluppo […] Energie insospettate si risvegliano negli individui, nelle masse, e perfino il cielo ha un altro colore. Chi è qualcosa può farsi valere, perché le barriere sono state o vengono infrante." (Jakob Burckhardt)
Allegati Allegati: Zefiro.2021.01
12/12/2020: Anno 2020 - Numero 19  File Pdf
Pubblicato il 11/12/2020
Vapori.
Vapori.
Care amiche e cari amici, alcuni sera fa mi è capitato di fare una serie di starnuti piuttosto forti e di sentire quella particolare sensazione che si prova qualora si prepari ad arrivare uno stato influenzale. Un malessere in generale, costipazione e pesantezza al petto. Mi faceva anche un po’ freddo e così ho deciso di andare a dormire anche se era un po’ presto per la mia consuetudine. Rannicchiato sotto le coperte cercavo calore e presto il sonno è sopraggiunto. Durante la notte in un dormiveglia sentivo uno stato di malessere più aggressivo. Mal di testa e temperatura. Tanto che ho cercato il termometro e mi sono misurato la febbre. Confermata. Da sotto le coperte in uno stato che non mi sembrava più onirico che di completa coscienza immaginavo il giorno dopo. Lo stato influenzale comprovato, la necessità di chiedere aiuto, specie in un periodo di pandemia come questo. Ma non era paura, affatto, era irritazione per quello che mi sarebbe occorso. Non avendo nessuno da chiamare pensavo all’ambulanza, l’arrivo di persone in casa, che prendono possesso, che iniziano pratiche codificate senza chiedere consenso. Sanno loro cosa fare… Lei non si preoccupi. Mi aspettavo un esproprio del mio corpo e della mia volontà, l’essere preso in consegna da altri e privato del permesso. Immaginavo che non sarei più stato mio, che altri avrebbero agito su di me, che avrei dovuto abbandonare la signoria di me. E che sarei stato portato in situazioni e luoghi che nemmeno immaginavo, dove sarei stato preso in consegna, per il mio bene e la mia salvezza. Pensavo che non volevo niente di tutto questo e che l’eventuale baratto con la morte lo volevo giocare da solo. Pensavo a quante cose non avevo ancora portato ad una conclusione, che avevo ancora bisogno di tempo, che mi ci voleva ancora tempo e che qualora mai lo avessi potuto ancora avere non lo avrei certo più sprecato. Adesso avevo capito l’opportunità che avevo avuto fin ad allora ed il suo immenso valore per realizzare qualcosa con un senso, per raggiungere lo scopo nascosto… Non accettavo di essere fermato, annullato, e al contempo sentivo il malessere che cresceva e che insieme cresceva a lui la mia ribellione. Mi rigiravo nel letto, guardavo nel buio della stanza e vedevo immagini inconsistenti come di fumo, non era fumo ma una specie di nebbiolina indistinta, evanescente, che appariva e scompariva. La mia lotta continuava, non mi arrendevo. Non lo potevo fare, o meglio cercavo in ogni modo di non farlo. Poi più niente. La notte credo sia trascorsa senza ulteriori immagini. Al risveglio mi sentivo bene, ma proprio bene. Fresco e riposato, pronto per la giornata. Ripensando alla sera quando mi sono addormentato sorridevo del sogno e della battaglia onirica. La trovavo gagliarda ed epica. Sorridevo. I sogni sono così, poi torna la realtà. Alzandomi ho guardato la sveglia sul comodino e ho notato il termometro. Strano… ma non stavo sognando…? Segnava 37,8 … segnava la storia della mia battaglia. Mi sono alzato, ringraziando sentivo che non avevo tempo da perdere… Grazie a tutti Marco [Leggi]
Care amiche e cari amici,

alcuni sera fa mi è capitato di fare una serie di starnuti piuttosto forti e di sentire quella particolare sensazione che si prova qualora si prepari ad arrivare uno stato influenzale. Un malessere in generale, costipazione e pesantezza al petto. Mi faceva anche un po’ freddo e così ho deciso di andare a dormire anche se era un po’ presto per la mia consuetudine. Rannicchiato sotto le coperte cercavo calore e presto il sonno è sopraggiunto.

Durante la notte in un dormiveglia sentivo uno stato di malessere più aggressivo. Mal di testa e temperatura. Tanto che ho cercato il termometro e mi sono misurato la febbre. Confermata. Da sotto le coperte in uno stato che non mi sembrava più onirico che di completa coscienza immaginavo il giorno dopo. Lo stato influenzale comprovato, la necessità di chiedere aiuto, specie in un periodo di pandemia come questo. Ma non era paura, affatto, era irritazione per quello che mi sarebbe occorso. Non avendo nessuno da chiamare pensavo all’ambulanza, l’arrivo di persone in casa, che prendono possesso, che iniziano pratiche codificate senza chiedere consenso. Sanno loro cosa fare… Lei non si preoccupi. Mi aspettavo un esproprio del mio corpo e della mia volontà, l’essere preso in consegna da altri e privato del permesso. Immaginavo che non sarei più stato mio, che altri avrebbero agito su di me, che avrei dovuto abbandonare la signoria di me. E che sarei stato portato in situazioni e luoghi che nemmeno immaginavo, dove sarei stato preso in consegna, per il mio bene e la mia salvezza. Pensavo che non volevo niente di tutto questo e che l’eventuale baratto con la morte lo volevo giocare da solo. Pensavo a quante cose non avevo ancora portato ad una conclusione, che avevo ancora bisogno di tempo, che mi ci voleva ancora tempo e che qualora mai lo avessi potuto ancora avere non lo avrei certo più sprecato. Adesso avevo capito l’opportunità che avevo avuto fin ad allora ed il suo immenso valore per realizzare qualcosa con un senso, per raggiungere lo scopo nascosto… Non accettavo di essere fermato, annullato, e al contempo sentivo il malessere che cresceva e che insieme cresceva a lui la mia ribellione. Mi rigiravo nel letto, guardavo nel buio della stanza e vedevo immagini inconsistenti come di fumo, non era fumo ma una specie di nebbiolina indistinta, evanescente, che appariva e scompariva. La mia lotta continuava, non mi arrendevo. Non lo potevo fare, o meglio cercavo in ogni modo di non farlo.

Poi più niente. La notte credo sia trascorsa senza ulteriori immagini.

Al risveglio mi sentivo bene, ma proprio bene. Fresco e riposato, pronto per la giornata. Ripensando alla sera quando mi sono addormentato sorridevo del sogno e della battaglia onirica. La trovavo gagliarda ed epica. Sorridevo. I sogni sono così, poi torna la realtà.

Alzandomi ho guardato la sveglia sul comodino e ho notato il termometro. Strano… ma non stavo sognando…? Segnava 37,8 … segnava la storia della mia battaglia. Mi sono alzato, ringraziando sentivo che non avevo tempo da perdere…

Grazie a tutti

Marco [Chiudi]
Vapori.
"Si scuotono le foglie dell’autunno non so se nel cuore della foresta o nel mio." (Amarji – poeta siriano)
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Comunità di Meditazione Interreligiosa Fiorentina
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Sito web: cmif.altervista.org
Versione: 1.5
Rilasciata il: 06/02/2014
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