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Radio Voce della Speranza

Lo Zefiro

Notiziario Interreligioso
Redazione: Marco Lazzeri
Telefono: 335.6415395
Pagina:
17/06/2017: Anno 2017 - Numero 11  File Pdf
Pubblicato il 16/06/2017
Contadini in siesta - Van Gogh.
Contadini in siesta - Van Gogh.
Care amiche e amici, anche questo anno siamo arrivati al momento in cui preparo l’ultimo numero prima dell’interruzione del periodo estivo. Un altro anno trascorso insieme è concluso e devo dire che per me è stato un anno pieno di eventi e di momenti belli. Ringrazio Marco Romoli per il suo servizio nell’organizzazione degli incontri di Meditazione alle Oblate e ringrazio Saverio e gli Avventisti per la continua ospitalità degli incontri di Dialogo. Tante tradizioni hanno poi offerto la loro accoglienza per l’Incontro Itinerante, serate belle e varie, emozionanti, inusuali. Ognuno ha presentato una particolarità propria del proprio vissuto. Desidero ringraziare e ricordare tutti: il Sutra del cuore dei Buddisti Tibetani, i Bhajans e kirtan di Ananda Marga, la Kundalini della Associazione Mercurius, i Canti sacri di Sabrina del centro WCCM, la Danza sacra di Sabina per Himalayan Yoga Institute, la pratica di Compassione Mindfulness per il Centro Studi di Psicoterapia e Crescita Umana, la Cerimonia di Silo per il Movimento Umanista, i Canti devozionali di Yogananda per Self-Realization Fellowship, l’offerta della Luce per Sukyo Mahikarì, e il Mahamantra per Hare Krishna. Grazie infine ai relatori alla conferenza svoltasi a Villa Vrindavana sul tema “Etica e crescita interiore” con il Maestro Carlos Michan Amiga, Parabhakti, Saverio Scuccimarri e Marco Vannini. Come si vede è un panorama ricco, multiforme, colorato di tinte diverse e con un valore intrinseco importante per tutti. La Comunità è formata da tante parti che possiedono vitalità e spiritualità, dove ognuna percorre il suo cammino con costanza e cura e tutti questi percorsi, come sappiamo, sono convergenti e proprio per questo ci possiamo dare la mano vicendevolmente con tenerezza, fiducia e devozione. Dopo il momento di riflessione di inizio anno che forse qualcuno ricorderà legato al silenzio dello Zefiro, sono contento che anche quest’anno sia terminato felicemente. Purtroppo le proble-matiche che rilevavo al tempo non mi sembrano del tutto risolte, infatti, la presenza agli incontri è ancora sporadica. Questo ci può far riflettere per immaginare un’impostazione ancora rinnovata per il prossimo anno e a questo proposito ci vedremo Giovedì 13 Luglio alle ore 20:00 alle Oblate per un incontro programmatico su cosa fare insieme per il prossimo anno. Spero ci sia la presenza di tante persone e quindi ogni lettore dello Zefiro è invitato a portare il suo contributo. La comunità è una realtà con una sua forza, ma è anche delicata, dove solo insieme possiamo dare risposte e fare proposte, non essendoci alcun organo direttivo. So che è un lavoro né facile né comodo, sicuramente sempre in salita, ma sicuramente pieno di entusiasmo. Occorrono perseveranza, costanza, rispetto, accoglienza, impegno, cura e non sono aspetti di poco conto. Certamente ognuno di noi si riconosce bene in tutto questo grazie al cammino che porta avanti nella tradizione spirituale dove sente di appartenere e dove fa pratica. Creare opportunità in-terreligiose di contemplazione e partecipazione è un servizio che richiede impegno e dove oc-corrono fantasia e creatività. Penso che forse potremmo cambiare qualcosa senza disperdere i contenuti, i riferimenti e la nostra identità… è una cosa da realizzare con delicatezza e voglia di creare il Bello. Un albero alle volte deve essere potato dei rami non più indispensabili e deve essere concimato con nuovi alimenti utili a un futuro proficuo di nuovi germogli. La domanda è “che fare?” e la risposta la potremo dare insieme. Va bene, forse ho detto anche troppo. Ci vedremo all’appuntamento cui accennavo. Io ci sarò. Grazie a tutti. Marco [Leggi]
Care amiche e amici,

anche questo anno siamo arrivati al momento in cui preparo l’ultimo numero prima dell’interruzione del periodo estivo. Un altro anno trascorso insieme è concluso e devo dire che per me è stato un anno pieno di eventi e di momenti belli. Ringrazio Marco Romoli per il suo servizio nell’organizzazione degli incontri di Meditazione alle Oblate e ringrazio Saverio e gli Avventisti per la continua ospitalità degli incontri di Dialogo. Tante tradizioni hanno poi offerto la loro accoglienza per l’Incontro Itinerante, serate belle e varie, emozionanti, inusuali. Ognuno ha presentato una particolarità propria del proprio vissuto. Desidero ringraziare e ricordare tutti: il Sutra del cuore dei Buddisti Tibetani, i Bhajans e kirtan di Ananda Marga, la Kundalini della Associazione Mercurius, i Canti sacri di Sabrina del centro WCCM, la Danza sacra di Sabina per Himalayan Yoga Institute, la pratica di Compassione Mindfulness per il Centro Studi di Psicoterapia e Crescita Umana, la Cerimonia di Silo per il Movimento Umanista, i Canti devozionali di Yogananda per Self-Realization Fellowship, l’offerta della Luce per Sukyo Mahikarì, e il Mahamantra per Hare Krishna. Grazie infine ai relatori alla conferenza svoltasi a Villa Vrindavana sul tema “Etica e crescita interiore” con il Maestro Carlos Michan Amiga, Parabhakti, Saverio Scuccimarri e Marco Vannini.

Come si vede è un panorama ricco, multiforme, colorato di tinte diverse e con un valore intrinseco importante per tutti. La Comunità è formata da tante parti che possiedono vitalità e spiritualità, dove ognuna percorre il suo cammino con costanza e cura e tutti questi percorsi, come sappiamo, sono convergenti e proprio per questo ci possiamo dare la mano vicendevolmente con tenerezza, fiducia e devozione.

Dopo il momento di riflessione di inizio anno che forse qualcuno ricorderà legato al silenzio dello Zefiro, sono contento che anche quest’anno sia terminato felicemente. Purtroppo le proble-matiche che rilevavo al tempo non mi sembrano del tutto risolte, infatti, la presenza agli incontri è ancora sporadica. Questo ci può far riflettere per immaginare un’impostazione ancora rinnovata per il prossimo anno e a questo proposito ci vedremo Giovedì 13 Luglio alle ore 20:00 alle Oblate per un incontro programmatico su cosa fare insieme per il prossimo anno. Spero ci sia la presenza di tante persone e quindi ogni lettore dello Zefiro è invitato a portare il suo contributo.

La comunità è una realtà con una sua forza, ma è anche delicata, dove solo insieme possiamo dare risposte e fare proposte, non essendoci alcun organo direttivo. So che è un lavoro né facile né comodo, sicuramente sempre in salita, ma sicuramente pieno di entusiasmo. Occorrono perseveranza, costanza, rispetto, accoglienza, impegno, cura e non sono aspetti di poco conto. Certamente ognuno di noi si riconosce bene in tutto questo grazie al cammino che porta avanti nella tradizione spirituale dove sente di appartenere e dove fa pratica. Creare opportunità in-terreligiose di contemplazione e partecipazione è un servizio che richiede impegno e dove oc-corrono fantasia e creatività. Penso che forse potremmo cambiare qualcosa senza disperdere i contenuti, i riferimenti e la nostra identità… è una cosa da realizzare con delicatezza e voglia di creare il Bello. Un albero alle volte deve essere potato dei rami non più indispensabili e deve essere concimato con nuovi alimenti utili a un futuro proficuo di nuovi germogli. La domanda è “che fare?” e la risposta la potremo dare insieme.

Va bene, forse ho detto anche troppo. Ci vedremo all’appuntamento cui accennavo. Io ci sarò.

Grazie a tutti.

Marco [Chiudi]
Contadini in siesta - Van Gogh.
"La fine è il fine." (Aninimo)
Allegati Allegati: Zefiro.2017.11
03/06/2017: Anno 2017 - Numero 10  File Pdf
Pubblicato il 03/06/2017
Entusiasmo.
Entusiasmo.
Care amiche e amici, era da qualche tempo che quest’argomento, entusiasmo, mi stava girando in testa. Quando sono andato a cercare immagini per questa rubrica, che potessero rappresentarlo, ho trovato foto di persone che saltavano, esultavano o avevano comunque atteggiamenti osannanti per una qualche vittoria. Non mi corrispondevano, le trovavo improprie, dissonanti dalla mia idea. E così ho scelto questa frase di Holmes, che si avvicinava maggiormente, anche se non corrisponde appieno al concetto che sento di avere. Mi sento di accomunare l’entusiasmo con l’emozione quale sentimento che nasce da dentro, allo stupore per una scoperta, al raggiungimento di una nuova visione, all’apertura di una porta che supera un varco. Lo sento come il sale che dà il sapore, che fa la differenza. Mi capita spesso di provare entusiasmo ed emozionarmi e anche alle volte poi di essere deluso, di sentirmi abbandonato nel senso di non corrisposto nell’entusiasmo, o per cinismo o solo per disinteresse. Poi la cosa riprende quota e riparto. Credo che provare entusiasmo non sia solo un fatto occasionale, ma sia il modo di rapportarsi con il mondo. O è un modo di vivere o non si può inventare lì per lì. Certo c’è anche l’elemento infantile, il bambino interiore che viene fuori, che corre sorridendo gioioso, pur non troppo consapevole di ogni aspetto problematico, ma comunque gioioso. D’altronde se fossi sempre stato totalmente consapevole di quanto poteva verificarsi o dei pericoli e difficoltà future, sarebbe questo stato di aiuto? Non sempre credo e forse alle volte sarebbe stato in parte anche bloccante. Certo i problemi si incontrano ugualmente per strada, anche se non li avevamo immaginati e previsti, ma una volta partiti si affrontano e forse anche in modo migliore e comunque siamo già in cammino e non si torna indietro anche perché spesso non è più possibile. Da questo gettarsi nasce l’esperienza di una vita vissuta sul campo, vera e non solo immaginata. In questo l’entusiasmo fa la differenza e aiuta davvero, è la grande forza che spinge avanti, che dà speranza e fiducia. La fiducia. Il crinale che divide il cinismo dall’amore. Fiducia in se stessi e negli altri, anche se non sempre sono poi così meravigliosi come avevo immaginato, anche se non sempre sono qui per collaborare ma anche per creare quella difficoltà che con un po’ di fatica aggiunta ti fa crescere di più… Anche questi scritti dello Zefiro per me nascono da un entusiasmo, da una emozione per un cammino da compiere. Il fatto che ci possano essere persone che leggono mi riempie di gioia e mi stimola a dare il meglio di me nella speranza e nella ricerca di articolare un sogno comune da far camminare con noi. Anche se così non fosse e mi trovassi da solo con questi scritti non condivisi, sarebbe comunque bello e indicativo aver fatto questa esperienza di scandaglio interiore. Ciò che faccio è innanzi tutto per me, fatto da me per me. Credo che valga per tutti. Non con un senso autarchico della vita, basto a me stesso, ma l’economia della vita si basa su quanto riesco a offrire non su quanto condivido. Per condividere serve la presenza degli altri e che siano aperti, interessati e disponibili, sempre che quanto ho da condividere abbia un contenuto e un senso… e non sia banale o triviale. … gli altri non ci sono sempre. Voglio dire che se mi emoziono per un tramonto o un progetto questo per me ha un suo senso in sé, anche se non è condiviso. Se poi è condiviso, è anche meglio ma il senso che rendere la vita degna di essere vissuta, come dice Holmes, c’è già tutto nell’atto del mio creare. Nel provare a vivere la pienezza esistenziale è già toccata. Non sono stato inutile, anche se il mondo nemmeno se ne accorge. Che cosa rimane del resto dopo centomila anni di un essere umano? E il mondo è qui da miliardi di anni. Il mondo è un grande parco giochi che non cambia. Provare emozione invece mi riguarda. Grazie a tutti. Marco [Leggi]
Care amiche e amici,

era da qualche tempo che quest’argomento, entusiasmo, mi stava girando in testa. Quando sono andato a cercare immagini per questa rubrica, che potessero rappresentarlo, ho trovato foto di persone che saltavano, esultavano o avevano comunque atteggiamenti osannanti per una qualche vittoria. Non mi corrispondevano, le trovavo improprie, dissonanti dalla mia idea. E così ho scelto questa frase di Holmes, che si avvicinava maggiormente, anche se non corrisponde appieno al concetto che sento di avere.

Mi sento di accomunare l’entusiasmo con l’emozione quale sentimento che nasce da dentro, allo stupore per una scoperta, al raggiungimento di una nuova visione, all’apertura di una porta che supera un varco. Lo sento come il sale che dà il sapore, che fa la differenza. Mi capita spesso di provare entusiasmo ed emozionarmi e anche alle volte poi di essere deluso, di sentirmi abbandonato nel senso di non corrisposto nell’entusiasmo, o per cinismo o solo per disinteresse. Poi la cosa riprende quota e riparto. Credo che provare entusiasmo non sia solo un fatto occasionale, ma sia il modo di rapportarsi con il mondo. O è un modo di vivere o non si può inventare lì per lì. Certo c’è anche l’elemento infantile, il bambino interiore che viene fuori, che corre sorridendo gioioso, pur non troppo consapevole di ogni aspetto problematico, ma comunque gioioso. D’altronde se fossi sempre stato totalmente consapevole di quanto poteva verificarsi o dei pericoli e difficoltà future, sarebbe questo stato di aiuto? Non sempre credo e forse alle volte sarebbe stato in parte anche bloccante. Certo i problemi si incontrano ugualmente per strada, anche se non li avevamo immaginati e previsti, ma una volta partiti si affrontano e forse anche in modo migliore e comunque siamo già in cammino e non si torna indietro anche perché spesso non è più possibile. Da questo gettarsi nasce l’esperienza di una vita vissuta sul campo, vera e non solo immaginata. In questo l’entusiasmo fa la differenza e aiuta davvero, è la grande forza che spinge avanti, che dà speranza e fiducia. La fiducia. Il crinale che divide il cinismo dall’amore. Fiducia in se stessi e negli altri, anche se non sempre sono poi così meravigliosi come avevo immaginato, anche se non sempre sono qui per collaborare ma anche per creare quella difficoltà che con un po’ di fatica aggiunta ti fa crescere di più…

Anche questi scritti dello Zefiro per me nascono da un entusiasmo, da una emozione per un cammino da compiere. Il fatto che ci possano essere persone che leggono mi riempie di gioia e mi stimola a dare il meglio di me nella speranza e nella ricerca di articolare un sogno comune da far camminare con noi. Anche se così non fosse e mi trovassi da solo con questi scritti non condivisi, sarebbe comunque bello e indicativo aver fatto questa esperienza di scandaglio interiore. Ciò che faccio è innanzi tutto per me, fatto da me per me. Credo che valga per tutti. Non con un senso autarchico della vita, basto a me stesso, ma l’economia della vita si basa su quanto riesco a offrire non su quanto condivido. Per condividere serve la presenza degli altri e che siano aperti, interessati e disponibili, sempre che quanto ho da condividere abbia un contenuto e un senso… e non sia banale o triviale. … gli altri non ci sono sempre. Voglio dire che se mi emoziono per un tramonto o un progetto questo per me ha un suo senso in sé, anche se non è condiviso. Se poi è condiviso, è anche meglio ma il senso che rendere la vita degna di essere vissuta, come dice Holmes, c’è già tutto nell’atto del mio creare. Nel provare a vivere la pienezza esistenziale è già toccata. Non sono stato inutile, anche se il mondo nemmeno se ne accorge. Che cosa rimane del resto dopo centomila anni di un essere umano? E il mondo è qui da miliardi di anni. Il mondo è un grande parco giochi che non cambia. Provare emozione invece mi riguarda.

Grazie a tutti.

Marco [Chiudi]
Entusiasmo.
"Nell’occhio che guarda il guardare è il segreto nel pensiero che pensa se stesso nell’amore che ama il suo darsi. Né esiste passato o futuro l’istante presente è sola realtà." (Piero Cammerinesi)
Allegati Allegati: Zefiro.2017.10
20/05/2017: Anno 2017 - Numero 09  File Pdf
Pubblicato il 19/05/2017
Quale futuro?.
Quale futuro?.
Care amiche e amici, leggendo questa frase sembra di sentire persone piuttosto anziane che non si rapportano bene con un mondo troppo diverso da quello per loro una volta consueto … e invece questa frase non è di ottantenni attempati bensì dei loro nipoti. Sono una persona che ama la meditazione, il silenzio, l’etica. Pertanto la domanda “Quale futu-ro?” mi riguarda? Temo di sì… e poiché sono in un cammino di consapevolezza, credo che mi riguardi ancor più. L’aspetto esistenziale della vita non coincide necessariamente con un per-corso spirituale il quale possa anche tendere a una visione mistica dell’esistenza, ma la so-pravvivenza non solo della specie umana, ma del vivente in generale mi riguarda. E mi riguarda ciò che può trasformare così radicalmente quanto è della vita e del modo in cui adesso vivo da renderlo diverso nei suoi presupposti e nelle sue basi fondanti. Se cambiano i presupposti della vita per come la conosco mi troverò alieno in casa mia che è diventata altro da quello per cui sono stato progettato, adattato, realizzato o evoluto che dir si voglia. Sarò altro in un mondo che non è il mio. E questa possibilità è purtroppo reale, alle porte. Per questo il futuro che gli umani possono attendersi oggi non è come quello che potevano at-tendersi i miei nonni, o addirittura i miei genitori. Sono, e credo lo siamo tutti, sulla soglia di una porta e forse l’abbiamo già oltrepassata. Uno di quei tornelli girevoli che permette facilmente il passaggio ma che non consente di tornare indietro. Una volta entrato sono al di là e lì resto. Se sono stato sospinto o strattonato a entrare, il risultato non cambia, e se mi troverò in difficoltà sarà solo peggio per me. E’ una situazione di quelle in cui o ci pensa prima o si deve far fronte per necessità e non per scelta a quanto sarà. Non sono chiaro? Non mi sto facendo comprendere? Forse nella lettura non si capisce dove vada a parare… Lascerò delle indicazioni di dove andare a cercare per potercene fare tutti un’idea con la propria testa. Vi riporto sotto un paio di articoli come esempio di futuri possibili. Articoli dove prendono la parola scienziati di fama mondiale, delle Università più famose, considerati tra i più avanzati del pianeta, anche ricercatori in cerca di fama tramite esperimenti improbabili ma non per questo meno inquietanti. Articoli come questi ce ne sono a centinaia in ogni campo e vanno al di là delle fantasie più fervide. Robotica con intelligenza artificiale in grado di percepire se stessa e di auto progettarsi, biotec-nologie, nanotecnologie, nuove frontiere della fisica quantistica, armi atomiche di nuova gene-razione, miniaturizzazione di sistemi complessi con reti neurali, realtà aumentata, organismi biologici artificiali, e tanto altro ancora… ma che roba è? … ma dove è? Chi la usa? Un esempio: pensate agli anni ’50 in cui non si conosceva la plastica e viene un tipo che ve ne parla. E noi? Ora questo tipo ci sta parlando del “grafene”…. E di molto di più. E noi? Un corsa senza misura, ad una velocità mai supposta prima dall’umanità. Mai prima d’ora. E se praticamente niente sarà più come prima, quale futuro avrò? Dove sono adesso? Aggiungo un importante contributo del mio amico Alessio: Sul futuro si può dire tutto come hai sottolineato tu nell’articolo. A me inquieta un aspetto che forse prima, nelle generazioni precedenti, non c’era, ossia la programmazione dall’alto, di una élite che nessuno ha scelto, che nessuno conosce, che nessuno sa quale volto abbia, che si mette a tavolino e disegna un futuro dai cui piani noi siamo estromessi, come di un umanità che esiste sulla carta, tipo Risiko o mono-poli, o giochi di ruolo, e con cui si può tracciare un futuro che esiste solo su quei tavoli e non nella realtà. Mi spiego, prima potevano esserci delle crisi economiche derivate da fattori reali, come petrolio, siccità, inflazioni, svalutazioni, ecc. … adesso creano inesistenti crisi finanziare per assoggettare interi popoli alle banche, o programmano lo spostamento di milioni di individui in determinate aree del pianeta per modificare l’identità della popolazione stessa, o creano una falsa realtà unidirezionale tramite l’utilizzo dei mass media che sono in mano a poche persone appartenenti alla stessa élite. Ecco un futuro che non nasce da un passato, ma nasce dal futu-ro. Da una futuribile élite che si è autoproclamata tale tramite l’utilizzo dei mass media per condizionare le menti della gente e piegarne il volere . E ancora dal mio amico Silvio: LA BELLEZZA SALVERA' IL MONDO. Perché c'è un linguaggio che travalica le frontiere, le culture, le differenze culturali: l'arte. Arte che può essere anche musica, come pittura, o architettura. Comunque e sempre euritmia, equilibrio, proposta. E riflessione. Mi posso entusiasmare davanti a una musica ugandese, a degli ukiyoe giapponesi, a delle scul-ture azteche... E' la bellezza il minimo comune denominatore. Personalmente non so pensarmi “senza”: senza quadri in casa (e ne ho appesi 186), senza Beethoven e Ciaikovski, senza fantasie che costruiscono storie e miti su quei puntini appesi in cielo che menti colte chiamano “costellazioni”. Allora sì: la bellezza. Che è la bellezza del Chianti, delle Crete Senesi. Che è un andare in giro in ordine, con la mente aperta a ricevere. E per ricevere bisogna ascoltare. Grazie a tutti. Marco [Leggi]
Care amiche e amici,

leggendo questa frase sembra di sentire persone piuttosto anziane che non si rapportano bene con un mondo troppo diverso da quello per loro una volta consueto … e invece questa frase non è di ottantenni attempati bensì dei loro nipoti.

Sono una persona che ama la meditazione, il silenzio, l’etica. Pertanto la domanda “Quale futu-ro?” mi riguarda? Temo di sì… e poiché sono in un cammino di consapevolezza, credo che mi riguardi ancor più. L’aspetto esistenziale della vita non coincide necessariamente con un per-corso spirituale il quale possa anche tendere a una visione mistica dell’esistenza, ma la so-pravvivenza non solo della specie umana, ma del vivente in generale mi riguarda. E mi riguarda ciò che può trasformare così radicalmente quanto è della vita e del modo in cui adesso vivo da renderlo diverso nei suoi presupposti e nelle sue basi fondanti. Se cambiano i presupposti della vita per come la conosco mi troverò alieno in casa mia che è diventata altro da quello per cui sono stato progettato, adattato, realizzato o evoluto che dir si voglia. Sarò altro in un mondo che non è il mio. E questa possibilità è purtroppo reale, alle porte.

Per questo il futuro che gli umani possono attendersi oggi non è come quello che potevano at-tendersi i miei nonni, o addirittura i miei genitori. Sono, e credo lo siamo tutti, sulla soglia di una porta e forse l’abbiamo già oltrepassata. Uno di quei tornelli girevoli che permette facilmente il passaggio ma che non consente di tornare indietro. Una volta entrato sono al di là e lì resto. Se sono stato sospinto o strattonato a entrare, il risultato non cambia, e se mi troverò in difficoltà sarà solo peggio per me. E’ una situazione di quelle in cui o ci pensa prima o si deve far fronte per necessità e non per scelta a quanto sarà.

Non sono chiaro? Non mi sto facendo comprendere? Forse nella lettura non si capisce dove vada a parare…

Lascerò delle indicazioni di dove andare a cercare per potercene fare tutti un’idea con la propria testa. Vi riporto sotto un paio di articoli come esempio di futuri possibili. Articoli dove prendono la parola scienziati di fama mondiale, delle Università più famose, considerati tra i più avanzati del pianeta, anche ricercatori in cerca di fama tramite esperimenti improbabili ma non per questo meno inquietanti. Articoli come questi ce ne sono a centinaia in ogni campo e vanno al di là delle fantasie più fervide.

Robotica con intelligenza artificiale in grado di percepire se stessa e di auto progettarsi, biotec-nologie, nanotecnologie, nuove frontiere della fisica quantistica, armi atomiche di nuova gene-razione, miniaturizzazione di sistemi complessi con reti neurali, realtà aumentata, organismi biologici artificiali, e tanto altro ancora… ma che roba è? … ma dove è? Chi la usa? Un esempio: pensate agli anni ’50 in cui non si conosceva la plastica e viene un tipo che ve ne parla. E noi? Ora questo tipo ci sta parlando del “grafene”…. E di molto di più. E noi?

Un corsa senza misura, ad una velocità mai supposta prima dall’umanità. Mai prima d’ora. E se praticamente niente sarà più come prima, quale futuro avrò? Dove sono adesso?

Aggiungo un importante contributo del mio amico Alessio: Sul futuro si può dire tutto come hai sottolineato tu nell’articolo. A me inquieta un aspetto che forse prima, nelle generazioni precedenti, non c’era, ossia la programmazione dall’alto, di una élite che nessuno ha scelto, che nessuno conosce, che nessuno sa quale volto abbia, che si mette a tavolino e disegna un futuro dai cui piani noi siamo estromessi, come di un umanità che esiste sulla carta, tipo Risiko o mono-poli, o giochi di ruolo, e con cui si può tracciare un futuro che esiste solo su quei tavoli e non nella realtà. Mi spiego, prima potevano esserci delle crisi economiche derivate da fattori reali, come petrolio, siccità, inflazioni, svalutazioni, ecc. … adesso creano inesistenti crisi finanziare per assoggettare interi popoli alle banche, o programmano lo spostamento di milioni di individui in determinate aree del pianeta per modificare l’identità della popolazione stessa, o creano una falsa realtà unidirezionale tramite l’utilizzo dei mass media che sono in mano a poche persone appartenenti alla stessa élite. Ecco un futuro che non nasce da un passato, ma nasce dal futu-ro. Da una futuribile élite che si è autoproclamata tale tramite l’utilizzo dei mass media per condizionare le menti della gente e piegarne il volere .

E ancora dal mio amico Silvio:

LA BELLEZZA SALVERA' IL MONDO. Perché c'è un linguaggio che travalica le frontiere, le culture, le differenze culturali: l'arte.

Arte che può essere anche musica, come pittura, o architettura. Comunque e sempre euritmia, equilibrio, proposta. E riflessione.

Mi posso entusiasmare davanti a una musica ugandese, a degli ukiyoe giapponesi, a delle scul-ture azteche...

E' la bellezza il minimo comune denominatore.

Personalmente non so pensarmi “senza”: senza quadri in casa (e ne ho appesi 186), senza Beethoven e Ciaikovski, senza fantasie che costruiscono storie e miti su quei puntini appesi in cielo che menti colte chiamano “costellazioni”.

Allora sì: la bellezza.

Che è la bellezza del Chianti, delle Crete Senesi.

Che è un andare in giro in ordine, con la mente aperta a ricevere.

E per ricevere bisogna ascoltare.

Grazie a tutti.

Marco [Chiudi]
Quale futuro?.
"La certezza dell'irrealtà dei limiti del nostro corpo e della nostra attività interiore è il primo passo verso l'estensione della coscienza." (GiovanniColazza< s)
Allegati Allegati: Zefiro.2017.09
22/04/2017: Anno 2017 - Numero 07  File Pdf
Pubblicato il 21/04/2017
Meditazione Interreligiosa a Borgo San Lorenzo.
Meditazione Interreligiosa a Borgo San Lorenzo.
Care amiche e amici, seguo volentieri gli incontri di meditazione interreligiosa che si svolgono a Borgo San Lorenzo. Sono incontri con un numero di persone non elevato ma hanno per me e anche per altri che sono presenti una gradevolezza e un’intensità palpabile, ne usciamo arricchiti da momenti autentici vissuti insieme e più freschi e riposati, come del resto accade anche negli incontri di Firenze perché questo è uno dei doni che fa la meditazione specialmente se condotta in un gruppo. A Borgo però c’è anche un elemento particolare e proprio suo: la presenza di ragazzi di colore provenienti da varie parti dell’Africa. Sono persone che si trovano in case di accoglienza della zona, ospitati da famiglie e centri che li hanno accolti al loro arrivo in Italia dopo aver superato le trafile burocratiche di assegnazione. Provengono da vari stati africani e sono quasi tutti dei rifugiati. Mi hanno raccontato che hanno attraversato il deserto e il mare con mezzi di fortuna, percorso comune a tutti e sanno a cosa vanno incontro ancor prima di partire. Sono dei veri e propri miracolati perché quelli che arrivano sono molti meno di quelli che non riescono a superare tutte le traversie. La maggior parte muore nel deserto, non in mare. “Non in mare? Allora quanti….?” Che ne so io cosa significa attraversare il deserto a piedi per settimane, navigare in mare aperto per giorni su un canotto o su un’imbarcazione inadeguata perfino a galleggiare nel porto. Di cosa può essere capace di fare uno scafista ad altri essere umani? Come ci si sente a essere molto meno che schiavi, perché lo schiavo vivo ha un valore per lo schiavista; ma non un profugo, dopo aver pagato la traversata, se muore subito è un guadagno maggiore e una seccatura in meno. L'etica del rispetto dell'altro, del riconoscere la dignità e la sacralità del vivente non ha spazio nel mondo della superbia e della cupidigia che non vede lo splendore del creato. Tutto così diventa orrore. Io non cosa sono le prigioni e i campi di concentramento libici dove si vive per mesi, cosa accade, a cosa si sia sottoposto, senza riparo, senza difesa e senza alcun diritto o rispetto? Meno che numeri meno che bestie. Come si vive quando la mia vita ha valore residuo zero? Che ne so io di questo mondo? Arrivare in Italia significa davvero essere stati nella mano di Dio, e Lui pregano, spesso insieme e nella paura, nell’angoscia di poter morire da un momento all’altro e non sempre questa è la sorte peggiore… Sono persone che si sono aiutate e tenute per mano, quando potevano, e ognuno per sé quando non si poteva fare altro, che hanno condiviso situazioni che io non conoscerò forse mai di persona. Per molti la loro fede e l’aiuto reciproco sono stai i soli mezzi di sopravvivenza. Molti sono Musulmani, alcuni Cristiani. E me li trovo davanti sulle sedie che ringraziano e si inchinano riconoscenti per un piccolo gesto di saluto, di accoglienza, per un sorriso. Sono eroi che non aver perso fiducia nel prossimo … Si condivide una preghiera e una piccola frase. In un inglese improbabile ho detto loro che in questi incontri possono imparare da noi la mediazione e siamo noi che da loro possiamo imparare ad amare l’altro. Hanno sorriso e uno sguardo dolce è scivolato verso terra. Evidentemente sapevano bene ciò cui accennavo. Li vedevo come nuovi Magi che arrivano da Oriente non per adorare un salvatore ma per portare in dono un messaggio di pace e di perdono a chi ne ha smarrito il senso, in una società malata di solitudine e con orizzonti esistenziali troppo limitati, opulenta, ricca fuori e povera dentro, viziata e pretenziosa, competitiva fuori misura e senza prospettive alte, consumistica e incapace di servizio e rispetto. Certo ci sono anche aspetti positivi: persone buone e profondamente etiche, attente, evolute e con ideali. Non ci sono solo male e povertà interiore anche nel nostro mondo. Gli aspetti di cui ho detto sono radicati in molti e soprattutto favoriti da un sistema che vuole consumatori compulsivi e non persone libere, responsabili, radicate e centrate su se stesse. Guardandoli anche il mio sguardo è scivolato verso terra e li ho amati. Grazie a tutti. Marco [Leggi]
Care amiche e amici,

seguo volentieri gli incontri di meditazione interreligiosa che si svolgono a Borgo San Lorenzo.

Sono incontri con un numero di persone non elevato ma hanno per me e anche per altri che sono presenti una gradevolezza e un’intensità palpabile, ne usciamo arricchiti da momenti autentici vissuti insieme e più freschi e riposati, come del resto accade anche negli incontri di Firenze perché questo è uno dei doni che fa la meditazione specialmente se condotta in un gruppo. A Borgo però c’è anche un elemento particolare e proprio suo: la presenza di ragazzi di colore provenienti da varie parti dell’Africa. Sono persone che si trovano in case di accoglienza della zona, ospitati da famiglie e centri che li hanno accolti al loro arrivo in Italia dopo aver superato le trafile burocratiche di assegnazione.

Provengono da vari stati africani e sono quasi tutti dei rifugiati. Mi hanno raccontato che hanno attraversato il deserto e il mare con mezzi di fortuna, percorso comune a tutti e sanno a cosa vanno incontro ancor prima di partire. Sono dei veri e propri miracolati perché quelli che arrivano sono molti meno di quelli che non riescono a superare tutte le traversie. La maggior parte muore nel deserto, non in mare. “Non in mare? Allora quanti….?” Che ne so io cosa significa attraversare il deserto a piedi per settimane, navigare in mare aperto per giorni su un canotto o su un’imbarcazione inadeguata perfino a galleggiare nel porto. Di cosa può essere capace di fare uno scafista ad altri essere umani? Come ci si sente a essere molto meno che schiavi, perché lo schiavo vivo ha un valore per lo schiavista; ma non un profugo, dopo aver pagato la traversata, se muore subito è un guadagno maggiore e una seccatura in meno. L'etica del rispetto dell'altro, del riconoscere la dignità e la sacralità del vivente non ha spazio nel mondo della superbia e della cupidigia che non vede lo splendore del creato. Tutto così diventa orrore. Io non cosa sono le prigioni e i campi di concentramento libici dove si vive per mesi, cosa accade, a cosa si sia sottoposto, senza riparo, senza difesa e senza alcun diritto o rispetto? Meno che numeri meno che bestie. Come si vive quando la mia vita ha valore residuo zero? Che ne so io di questo mondo? Arrivare in Italia significa davvero essere stati nella mano di Dio, e Lui pregano, spesso insieme e nella paura, nell’angoscia di poter morire da un momento all’altro e non sempre questa è la sorte peggiore…

Sono persone che si sono aiutate e tenute per mano, quando potevano, e ognuno per sé quando non si poteva fare altro, che hanno condiviso situazioni che io non conoscerò forse mai di persona. Per molti la loro fede e l’aiuto reciproco sono stai i soli mezzi di sopravvivenza. Molti sono Musulmani, alcuni Cristiani. E me li trovo davanti sulle sedie che ringraziano e si inchinano riconoscenti per un piccolo gesto di saluto, di accoglienza, per un sorriso. Sono eroi che non aver perso fiducia nel prossimo … Si condivide una preghiera e una piccola frase. In un inglese improbabile ho detto loro che in questi incontri possono imparare da noi la mediazione e siamo noi che da loro possiamo imparare ad amare l’altro. Hanno sorriso e uno sguardo dolce è scivolato verso terra. Evidentemente sapevano bene ciò cui accennavo. Li vedevo come nuovi Magi che arrivano da Oriente non per adorare un salvatore ma per portare in dono un messaggio di pace e di perdono a chi ne ha smarrito il senso, in una società malata di solitudine e con orizzonti esistenziali troppo limitati, opulenta, ricca fuori e povera dentro, viziata e pretenziosa, competitiva fuori misura e senza prospettive alte, consumistica e incapace di servizio e rispetto. Certo ci sono anche aspetti positivi: persone buone e profondamente etiche, attente, evolute e con ideali. Non ci sono solo male e povertà interiore anche nel nostro mondo. Gli aspetti di cui ho detto sono radicati in molti e soprattutto favoriti da un sistema che vuole consumatori compulsivi e non persone libere, responsabili, radicate e centrate su se stesse.

Guardandoli anche il mio sguardo è scivolato verso terra e li ho amati.

Grazie a tutti.

Marco [Chiudi]
Meditazione Interreligiosa a Borgo San Lorenzo.
"Per una scodella d'acqua rendi un pasto abbondante; per un saluto gentile prostrati a terra con zelo; per un semplice soldo, ripaga con oro; se ti salvano la vita non risparmiare la tua; così parole e azione del saggio riverisci; per ogni piccolo servizio da' un compenso dieci volte maggiore: chi è davvero nobile conosce tutti come uno solo e rende con gioia bene per male." (M. K. Gandhi)
Allegati Allegati: Zefiro.2017.07
08/04/2017: Anno 2017 - Numero 06  File Pdf
Pubblicato il 08/04/2017
Guan Yin e la Tradizione Essena.
Guan Yin e la Tradizione Essena.
Care amiche e amici, nell’incontro di Meditazione Interreligiosa di Dialogo (presso la sede degli Avventisti in via del Pergolino, 1 Firenze zona Careggi) del 19 Aprile ospiteremo Alain Contaret, un devoto della Tradizione Essena che ci presenterà questo insegnamento antichissimo. Di seguito trovate un sunto di quello che sarà il suo intervento allo scopo di poterci preparare sull’argomento. Questa è una delle nuove iniziative che mi ero impegnato a proporre a inizio anno, dopo la ripresa delle uscite del notiziario. Il suo scopo è di rilanciare i nostri incontri e accogliere nuove proposte di dialogo ampliando le nostre conoscenze. Vi invito pertanto caldamente ad essere presenti per proseguire insieme il cammino! La Tradizione Essena e l'unità di tutte le religioni. La Tradizione Essena risale ad Enoch, che è il suo padre fondatore. È nata dall'Alleanza di questo essere fuori del comune – quindi poi di un popolo intero - con il mondo divino, alcune decine di migliaia di anni fa, mentre l'umanità era caduta da questo mondo delle origini. Quindi, questa Tradizione si è perpetuata in modo ininterrotto passando da un Maestro ad un altro Maestro, che portava la luce della saggezza in tutti i popoli, attraverso i tempi ed i secoli. La Tradizione Essena è anche chiamata la “Tradizione Primordiale” poiché è stata essa a generare tutte le grandi civilizzazioni e correnti spiritose che hanno portato al mondo tutto ciò che è bello, vero e sacro. È attraverso la sua Alleanza ininterrotta con il mondo divino - attraverso i suoi rappresentanti - che la Tradizione Essena ha potuto irradiare la luce in tutte le tradizioni di tutti i popoli – luce che porta alla conoscenza essenziale. Questa stirpe è dapprima cominciata dunque con Enoch, ed è in seguito passata tra l’altro in Egitto, poi tramite Mosè, Orfeo, Numa Pompilio, Pitagora, Gesù, i Catari, Cristiano Rosa+Croce, Rudolf Steiner, Peter Deunov, Omraam Mikhaël Aïvanhov – per citarne soltanto alcuni, fino a Olivier Manitara, memoria vivente degli Esseni, che trasmette la saggezza millenaria di questo popolo ancestrale e di cui è il rappresentante attuale. Grazie a tutti. Marco [Leggi]
Care amiche e amici,

nell’incontro di Meditazione Interreligiosa di Dialogo (presso la sede degli Avventisti in via del Pergolino, 1 Firenze zona Careggi) del 19 Aprile ospiteremo Alain Contaret, un devoto della Tradizione Essena che ci presenterà questo insegnamento antichissimo. Di seguito trovate un sunto di quello che sarà il suo intervento allo scopo di poterci preparare sull’argomento.

Questa è una delle nuove iniziative che mi ero impegnato a proporre a inizio anno, dopo la ripresa delle uscite del notiziario. Il suo scopo è di rilanciare i nostri incontri e accogliere nuove proposte di dialogo ampliando le nostre conoscenze. Vi invito pertanto caldamente ad essere presenti per proseguire insieme il cammino!

La Tradizione Essena e l'unità di tutte le religioni.

La Tradizione Essena risale ad Enoch, che è il suo padre fondatore. È nata dall'Alleanza di questo essere fuori del comune – quindi poi di un popolo intero - con il mondo divino, alcune decine di migliaia di anni fa, mentre l'umanità era caduta da questo mondo delle origini. Quindi, questa Tradizione si è perpetuata in modo ininterrotto passando da un Maestro ad un altro Maestro, che portava la luce della saggezza in tutti i popoli, attraverso i tempi ed i secoli. La Tradizione Essena è anche chiamata la “Tradizione Primordiale” poiché è stata essa a generare tutte le grandi civilizzazioni e correnti spiritose che hanno portato al mondo tutto ciò che è bello, vero e sacro. È attraverso la sua Alleanza ininterrotta con il mondo divino - attraverso i suoi rappresentanti - che la Tradizione Essena ha potuto irradiare la luce in tutte le tradizioni di tutti i popoli – luce che porta alla conoscenza essenziale. Questa stirpe è dapprima cominciata dunque con Enoch, ed è in seguito passata tra l’altro in Egitto, poi tramite Mosè, Orfeo, Numa Pompilio, Pitagora, Gesù, i Catari, Cristiano Rosa+Croce, Rudolf Steiner, Peter Deunov, Omraam Mikhaël Aïvanhov – per citarne soltanto alcuni, fino a Olivier Manitara, memoria vivente degli Esseni, che trasmette la saggezza millenaria di questo popolo ancestrale e di cui è il rappresentante attuale.

Grazie a tutti.

Marco [Chiudi]
Guan Yin e la Tradizione Essena.
"Prendersi cura di Dio in tutte le forme di vita. Definizione della parola “Essena”." 
Allegati Allegati: Zefiro.2017.06
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Comunità di Meditazione Interreligiosa Fiorentina
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Versione: 1.5
Rilasciata il: 06/02/2014
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