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Radio Voce della Speranza

Lo Zefiro

Notiziario Interreligioso
Redazione: Marco Lazzeri
Telefono: 335.6415395
Pagina:
11/11/2017: Anno 2017 - Numero 14  File Pdf
Pubblicato il 10/11/2017
Amalfi, Il sentiero degli Dei.
Amalfi, Il sentiero degli Dei.
Care amiche e amici, vi propongo di dare un contributo a questo dialogo che segue e che è comin-ciato tra persone della Comunità. Inviate un piccolo testo scritto da voi a questo indirizzo mail e sarà pubblicato come vostro personale contributo. Ecco il dialogo: Chiara: Carissimi qualche giorno fa avevo proposto in riflessione a tutti e mi piacerebbe continuarla. Aggiungo ancora qualcosa. Ci si chiedeva cosa fosse la via? Per il tao=via strada ha un significato però a livello filosofico traducibile per approssimazioni come: ordine cosmico, natura, logos, dio, ecc. Adonai, Essere supremo, Signore. Aggiungete ciò che è nato dai vari dialoghi interreligiosi e non. Oggi è il giorno del Sat Guru. Cristina: Sat Guru è la festa iniziatica del maestro divino, dove sintonizzare ed elevate la propria coscienza. Marco: Una volta mi piaceva Assoluto. Adesso mi corrisponde più la parola Mistero. Mi sembra più indicativa. Sul piano fisico ci sembra di poter interagire facilmente con gli elementi fisici ricevendo una sensazione di potere, nel potere di disporre del mondo, ma lo possiamo fare in realtà solo per il 7% di quello che esiste sul piano della materia. Una percentuale minima se pensiamo a galassie, soli, mondi ecc. nell’universo. Il resto è “materia oscura” e “energia oscura” che non interagisce con noi, totalmente inconoscibile anche dalla scienza che la può rilevare solo come effetto gravitazionale. Molto di più ancora a livello spirituale dove passando a questa dimensione cambia addirittura il piano di esistenza, dove le nostre categorie cognitive, il concetto di spazio/tempo, le leggi, che regolano il mondo e la stessa mente umana, non valgono più o hanno regole diverse. Poi di questi piani di esistenza ce ne sono molti non uno solo e tra loro interconnessi e in armonia evolutiva. Per noi solo misteri. E tutta questa immensità di dimensioni interconnesse non è certo “Quello”, ma ancora solo una sua piccola parte. Ognuno di noi, che ne è una parte, è il mistero stesso, incarnato. Una piccola parte ma che contiene il tutto. Il Mistero è un po’ come un frattale, li conoscete? Un disegno che se osservi e ingrandisci a dismisura ci trovi sempre nuovi particolari, colori e dimensioni prima non conosciute, perché non evidenti, e non trovi per quanto cerchi un’origine unica, un fondo. E’ come un infinito infinitesimo. Un tutto in un punto. Un’enormità di cui non si può trovare né inizio né fine, sempre in un’armonia perfetta. Un frattale appunto, un’astrazione matematica e al contempo una realtà tangibile che è presente come legge di armonia in tanti esseri viventi. Ricordate la sequenza di Fibonacci? ... Siamo luminosi atomi di coscienza integrati e guidati ma anche piccoli e ignari. La condizione umana dominante è l'ignoranza e quindi la sua compagna dovrebbe essere l'umiltà e il servizio agli altri. Ma spesso l’amore non viene praticato. Troppo spesso si prendono decisioni di agire nel mondo per avidità squilibrando piani sconosciuti e interconnessi. Desiderio di dominio, superbia (quanta!), arroganza, ipocrisia e vanità, miserie di uomini piccoli … La modalità giusta di interazione con il mondo credo possa essere il silenzio, l’ascolto e da qui la meditazione, il non giudizio. Ma facciamolo alla fine questo benedetto passo indietro…. Lo dovrei proprio dire ai generali del Potere... ma rischierei di esser messo dentro per tentativo di sovversione verso un potere basato sulla paura e l’inconsapevolezza ad arte indotta. Grazie a tutti. Marco [Leggi]
Care amiche e amici,

vi propongo di dare un contributo a questo dialogo che segue e che è comin-ciato tra persone della Comunità. Inviate un piccolo testo scritto da voi a questo indirizzo mail e sarà pubblicato come vostro personale contributo.

Ecco il dialogo:

Chiara: Carissimi qualche giorno fa avevo proposto in riflessione a tutti e mi piacerebbe continuarla. Aggiungo ancora qualcosa.

Ci si chiedeva cosa fosse la via? Per il tao=via strada ha un significato però a livello filosofico traducibile per approssimazioni come: ordine cosmico, natura, logos, dio, ecc. Adonai, Essere supremo, Signore. Aggiungete ciò che è nato dai vari dialoghi interreligiosi e non. Oggi è il giorno del Sat Guru.

Cristina: Sat Guru è la festa iniziatica del maestro divino, dove sintonizzare ed elevate la propria coscienza.

Marco: Una volta mi piaceva Assoluto. Adesso mi corrisponde più la parola Mistero. Mi sembra più indicativa. Sul piano fisico ci sembra di poter interagire facilmente con gli elementi fisici ricevendo una sensazione di potere, nel potere di disporre del mondo, ma lo possiamo fare in realtà solo per il 7% di quello che esiste sul piano della materia. Una percentuale minima se pensiamo a galassie, soli, mondi ecc. nell’universo. Il resto è “materia oscura” e “energia oscura” che non interagisce con noi, totalmente inconoscibile anche dalla scienza che la può rilevare solo come effetto gravitazionale. Molto di più ancora a livello spirituale dove passando a questa dimensione cambia addirittura il piano di esistenza, dove le nostre categorie cognitive, il concetto di spazio/tempo, le leggi, che regolano il mondo e la stessa mente umana, non valgono più o hanno regole diverse. Poi di questi piani di esistenza ce ne sono molti non uno solo e tra loro interconnessi e in armonia evolutiva. Per noi solo misteri. E tutta questa immensità di dimensioni interconnesse non è certo “Quello”, ma ancora solo una sua piccola parte. Ognuno di noi, che ne è una parte, è il mistero stesso, incarnato. Una piccola parte ma che contiene il tutto. Il Mistero è un po’ come un frattale, li conoscete? Un disegno che se osservi e ingrandisci a dismisura ci trovi sempre nuovi particolari, colori e dimensioni prima non conosciute, perché non evidenti, e non trovi per quanto cerchi un’origine unica, un fondo. E’ come un infinito infinitesimo. Un tutto in un punto. Un’enormità di cui non si può trovare né inizio né fine, sempre in un’armonia perfetta. Un frattale appunto, un’astrazione matematica e al contempo una realtà tangibile che è presente come legge di armonia in tanti esseri viventi. Ricordate la sequenza di Fibonacci? ... Siamo luminosi atomi di coscienza integrati e guidati ma anche piccoli e ignari. La condizione umana dominante è l'ignoranza e quindi la sua compagna dovrebbe essere l'umiltà e il servizio agli altri. Ma spesso l’amore non viene praticato. Troppo spesso si prendono decisioni di agire nel mondo per avidità squilibrando piani sconosciuti e interconnessi. Desiderio di dominio, superbia (quanta!), arroganza, ipocrisia e vanità, miserie di uomini piccoli … La modalità giusta di interazione con il mondo credo possa essere il silenzio, l’ascolto e da qui la meditazione, il non giudizio. Ma facciamolo alla fine questo benedetto passo indietro…. Lo dovrei proprio dire ai generali del Potere... ma rischierei di esser messo dentro per tentativo di sovversione verso un potere basato sulla paura e l’inconsapevolezza ad arte indotta.

Grazie a tutti.

Marco [Chiudi]
Amalfi, Il sentiero degli Dei.
"La vita senza ricerca non è degna di essere vissuta." (Socrate (470-399 a.C.))
Allegati Allegati: Zefiro.2017.14
28/10/2017: Anno 2017 - Numero 13  File Pdf
Pubblicato il 03/11/2017
Convegno sull'Etica.
Convegno sull'Etica.
Care amiche e amici, riporto oggi la locandina di un convegno tenutosi a Firenze recentemente non per sottolineare le proposte di un’associazione cui per altro appartengo ma perché in quell’occasione sono emerse riflessioni importanti da parte delle relatrici, che ho cercato di fare proprie in qualche modo. Fin dal titolo la parola “gestazione” rimanda al bambino in formazione nella pancia della madre e alle infinite interazioni che si compiono e si devono compiere con somma sapienza della Natura in modo perfetto perché possa nascere sano e completo nel corpo. Purtroppo alle volte qualcosa non va e al futuro essere manca qualcosa, una parte del suo corpo non si è formata, è rimasta inespressa, rattrappita, informe. E non potrà per altro mai più formarsi, sarà mancante per sempre, il suo essere sarà deficitario. Questo accade non solo sul piano del corpo fisico ma può accadere sul piano etico ed empatico dell’individuo. La formazione non si arresta alla prima nascita e, infatti, il processo di creazione prosegue e da una gestazione fisica nella pancia della madre passa a una gestazione nel cuore della persona. Un processo che affronta aspetti fondanti di quello che sarà l’individuo adulto, delle sue caratteristiche caratteriali e spirituali. La formazione interiore, etica e morale, richiede tempo, anni (quasi una ventina), e tanto accudimento da parte degli altri come accade per il feto da parte della madre, perché siamo feti – esseri in formazione - anche per quanto riguarda il nostro intimo, la nostra parte emotiva ed emozionale. Come per il fisico se qualcosa va male, se non è comunicato coraggio, rispetto, attenzione, amore, speranza e forza quell’individuo mancherà delle parti del suo corpo interiore, affettivo, empatico, Umano in generale e se ne svilupperanno altre che se fuori controllo lo porteranno a essere arrogante, superbo, solo, avido, senza cuore, iroso e amorale. Quando il processo di formazione etica fallisce, possono nascere mostri. Allora si creano persone intrinsecamente problematiche, claudicanti dentro, che inciampano, che non riescono a provare e dare piacere e gioia. Che scelgono di praticare il dolore verso gli altri piuttosto che la condivisione e l’aiuto reciproco, che vedono solo il loro. Scelgono il conflitto e la guerra con gli altri perché sono in guerra con se stessi, perché solo nella lotta, nella competizione sfrenata (spesso senza senso), nel misurarsi con gli altri per vincere e nel giudicarli per vedere quanto riescono a dominare, trovano una ragione apparente alla loro esistenza rattrappita. Questi aspetti non si vedono a uno sguardo superficiale, come invece avviene per la parte fisica, ma hanno effetti ben peggiori per la società, in termini di mancanze di rispetto verso l’altro: nella ricerca ossessiva della dominanza e nel controllo, nella volontà di acquisire denaro e potere oltre misura per sentirsi importanti e potenti. Sono aspetti coerenti con le aspettative di un Potere che li domina, li incoraggia e premia perché sue coerenti espressioni, suoi servitori zelanti. Persone incomplete e offese da mancanze gravi che cercano un loro riscatto nell’avere essendo il loro essere incapace di profondità e lo sfogo della rabbia repressa si esprime nella separazione dagli altri che rimangono irraggiungibili e alieni essendosi loro stessi persi in un vortice di incapacità all’amore empatico che - non ricevuto una volta nella loro formazione – li porterà a nuove perversioni e a replicare modelli errati e nuovamente devianti per altri dopo di loro (figli, amici, …), in una catena che tende a replicarsi con effetti moltiplicativi. Ritornare a “essere umani” penso sia il percorso che ciascuno è chiamato a fare, lasciando dietro di sé illusioni inutili, falsi miti, idoli e feticci di potere che offendono. Spogliarsi di tutto quanto non è veramente nostro, potare rami secchi e posticci, in un cammino verso l’amore e l’incontro con la parte morbida e tenera che come una pianta cerca di emergere da terreni pietrosi, in un cammino anche drammatico, spesso di solitudine ma alle volte anche con la compagnia di buoni amici, con la forza inarrestabile della vita. Perché l’umano non è guerra, anche se lo può diventare perdendo proprio l'umano. Grazie a tutti. Marco [Leggi]
Care amiche e amici,

riporto oggi la locandina di un convegno tenutosi a Firenze recentemente non per sottolineare le proposte di un’associazione cui per altro appartengo ma perché in quell’occasione sono emerse riflessioni importanti da parte delle relatrici, che ho cercato di fare proprie in qualche modo.

Fin dal titolo la parola “gestazione” rimanda al bambino in formazione nella pancia della madre e alle infinite interazioni che si compiono e si devono compiere con somma sapienza della Natura in modo perfetto perché possa nascere sano e completo nel corpo. Purtroppo alle volte qualcosa non va e al futuro essere manca qualcosa, una parte del suo corpo non si è formata, è rimasta inespressa, rattrappita, informe. E non potrà per altro mai più formarsi, sarà mancante per sempre, il suo essere sarà deficitario. Questo accade non solo sul piano del corpo fisico ma può accadere sul piano etico ed empatico dell’individuo. La formazione non si arresta alla prima nascita e, infatti, il processo di creazione prosegue e da una gestazione fisica nella pancia della madre passa a una gestazione nel cuore della persona. Un processo che affronta aspetti fondanti di quello che sarà l’individuo adulto, delle sue caratteristiche caratteriali e spirituali. La formazione interiore, etica e morale, richiede tempo, anni (quasi una ventina), e tanto accudimento da parte degli altri come accade per il feto da parte della madre, perché siamo feti – esseri in formazione - anche per quanto riguarda il nostro intimo, la nostra parte emotiva ed emozionale. Come per il fisico se qualcosa va male, se non è comunicato coraggio, rispetto, attenzione, amore, speranza e forza quell’individuo mancherà delle parti del suo corpo interiore, affettivo, empatico, Umano in generale e se ne svilupperanno altre che se fuori controllo lo porteranno a essere arrogante, superbo, solo, avido, senza cuore, iroso e amorale. Quando il processo di formazione etica fallisce, possono nascere mostri. Allora si creano persone intrinsecamente problematiche, claudicanti dentro, che inciampano, che non riescono a provare e dare piacere e gioia. Che scelgono di praticare il dolore verso gli altri piuttosto che la condivisione e l’aiuto reciproco, che vedono solo il loro. Scelgono il conflitto e la guerra con gli altri perché sono in guerra con se stessi, perché solo nella lotta, nella competizione sfrenata (spesso senza senso), nel misurarsi con gli altri per vincere e nel giudicarli per vedere quanto riescono a dominare, trovano una ragione apparente alla loro esistenza rattrappita. Questi aspetti non si vedono a uno sguardo superficiale, come invece avviene per la parte fisica, ma hanno effetti ben peggiori per la società, in termini di mancanze di rispetto verso l’altro: nella ricerca ossessiva della dominanza e nel controllo, nella volontà di acquisire denaro e potere oltre misura per sentirsi importanti e potenti. Sono aspetti coerenti con le aspettative di un Potere che li domina, li incoraggia e premia perché sue coerenti espressioni, suoi servitori zelanti. Persone incomplete e offese da mancanze gravi che cercano un loro riscatto nell’avere essendo il loro essere incapace di profondità e lo sfogo della rabbia repressa si esprime nella separazione dagli altri che rimangono irraggiungibili e alieni essendosi loro stessi persi in un vortice di incapacità all’amore empatico che - non ricevuto una volta nella loro formazione – li porterà a nuove perversioni e a replicare modelli errati e nuovamente devianti per altri dopo di loro (figli, amici, …), in una catena che tende a replicarsi con effetti moltiplicativi.

Ritornare a “essere umani” penso sia il percorso che ciascuno è chiamato a fare, lasciando dietro di sé illusioni inutili, falsi miti, idoli e feticci di potere che offendono. Spogliarsi di tutto quanto non è veramente nostro, potare rami secchi e posticci, in un cammino verso l’amore e l’incontro con la parte morbida e tenera che come una pianta cerca di emergere da terreni pietrosi, in un cammino anche drammatico, spesso di solitudine ma alle volte anche con la compagnia di buoni amici, con la forza inarrestabile della vita. Perché l’umano non è guerra, anche se lo può diventare perdendo proprio l'umano.

Grazie a tutti.

Marco [Chiudi]
Convegno sull'Etica.
"La cosa suprema, bambina mia, che si può conquistare nella vita, è non voler possedere nulla… Neppure in amore." (Ernst Wiechert)
Allegati Allegati: Zefiro.2017.13
17/06/2017: Anno 2017 - Numero 11  File Pdf
Pubblicato il 16/06/2017
Contadini in siesta - Van Gogh.
Contadini in siesta - Van Gogh.
Care amiche e amici, anche questo anno siamo arrivati al momento in cui preparo l’ultimo numero prima dell’interruzione del periodo estivo. Un altro anno trascorso insieme è concluso e devo dire che per me è stato un anno pieno di eventi e di momenti belli. Ringrazio Marco Romoli per il suo servizio nell’organizzazione degli incontri di Meditazione alle Oblate e ringrazio Saverio e gli Avventisti per la continua ospitalità degli incontri di Dialogo. Tante tradizioni hanno poi offerto la loro accoglienza per l’Incontro Itinerante, serate belle e varie, emozionanti, inusuali. Ognuno ha presentato una particolarità propria del proprio vissuto. Desidero ringraziare e ricordare tutti: il Sutra del cuore dei Buddisti Tibetani, i Bhajans e kirtan di Ananda Marga, la Kundalini della Associazione Mercurius, i Canti sacri di Sabrina del centro WCCM, la Danza sacra di Sabina per Himalayan Yoga Institute, la pratica di Compassione Mindfulness per il Centro Studi di Psicoterapia e Crescita Umana, la Cerimonia di Silo per il Movimento Umanista, i Canti devozionali di Yogananda per Self-Realization Fellowship, l’offerta della Luce per Sukyo Mahikarì, e il Mahamantra per Hare Krishna. Grazie infine ai relatori alla conferenza svoltasi a Villa Vrindavana sul tema “Etica e crescita interiore” con il Maestro Carlos Michan Amiga, Parabhakti, Saverio Scuccimarri e Marco Vannini. Come si vede è un panorama ricco, multiforme, colorato di tinte diverse e con un valore intrinseco importante per tutti. La Comunità è formata da tante parti che possiedono vitalità e spiritualità, dove ognuna percorre il suo cammino con costanza e cura e tutti questi percorsi, come sappiamo, sono convergenti e proprio per questo ci possiamo dare la mano vicendevolmente con tenerezza, fiducia e devozione. Dopo il momento di riflessione di inizio anno che forse qualcuno ricorderà legato al silenzio dello Zefiro, sono contento che anche quest’anno sia terminato felicemente. Purtroppo le proble-matiche che rilevavo al tempo non mi sembrano del tutto risolte, infatti, la presenza agli incontri è ancora sporadica. Questo ci può far riflettere per immaginare un’impostazione ancora rinnovata per il prossimo anno e a questo proposito ci vedremo Giovedì 13 Luglio alle ore 20:00 alle Oblate per un incontro programmatico su cosa fare insieme per il prossimo anno. Spero ci sia la presenza di tante persone e quindi ogni lettore dello Zefiro è invitato a portare il suo contributo. La comunità è una realtà con una sua forza, ma è anche delicata, dove solo insieme possiamo dare risposte e fare proposte, non essendoci alcun organo direttivo. So che è un lavoro né facile né comodo, sicuramente sempre in salita, ma sicuramente pieno di entusiasmo. Occorrono perseveranza, costanza, rispetto, accoglienza, impegno, cura e non sono aspetti di poco conto. Certamente ognuno di noi si riconosce bene in tutto questo grazie al cammino che porta avanti nella tradizione spirituale dove sente di appartenere e dove fa pratica. Creare opportunità in-terreligiose di contemplazione e partecipazione è un servizio che richiede impegno e dove oc-corrono fantasia e creatività. Penso che forse potremmo cambiare qualcosa senza disperdere i contenuti, i riferimenti e la nostra identità… è una cosa da realizzare con delicatezza e voglia di creare il Bello. Un albero alle volte deve essere potato dei rami non più indispensabili e deve essere concimato con nuovi alimenti utili a un futuro proficuo di nuovi germogli. La domanda è “che fare?” e la risposta la potremo dare insieme. Va bene, forse ho detto anche troppo. Ci vedremo all’appuntamento cui accennavo. Io ci sarò. Grazie a tutti. Marco [Leggi]
Care amiche e amici,

anche questo anno siamo arrivati al momento in cui preparo l’ultimo numero prima dell’interruzione del periodo estivo. Un altro anno trascorso insieme è concluso e devo dire che per me è stato un anno pieno di eventi e di momenti belli. Ringrazio Marco Romoli per il suo servizio nell’organizzazione degli incontri di Meditazione alle Oblate e ringrazio Saverio e gli Avventisti per la continua ospitalità degli incontri di Dialogo. Tante tradizioni hanno poi offerto la loro accoglienza per l’Incontro Itinerante, serate belle e varie, emozionanti, inusuali. Ognuno ha presentato una particolarità propria del proprio vissuto. Desidero ringraziare e ricordare tutti: il Sutra del cuore dei Buddisti Tibetani, i Bhajans e kirtan di Ananda Marga, la Kundalini della Associazione Mercurius, i Canti sacri di Sabrina del centro WCCM, la Danza sacra di Sabina per Himalayan Yoga Institute, la pratica di Compassione Mindfulness per il Centro Studi di Psicoterapia e Crescita Umana, la Cerimonia di Silo per il Movimento Umanista, i Canti devozionali di Yogananda per Self-Realization Fellowship, l’offerta della Luce per Sukyo Mahikarì, e il Mahamantra per Hare Krishna. Grazie infine ai relatori alla conferenza svoltasi a Villa Vrindavana sul tema “Etica e crescita interiore” con il Maestro Carlos Michan Amiga, Parabhakti, Saverio Scuccimarri e Marco Vannini.

Come si vede è un panorama ricco, multiforme, colorato di tinte diverse e con un valore intrinseco importante per tutti. La Comunità è formata da tante parti che possiedono vitalità e spiritualità, dove ognuna percorre il suo cammino con costanza e cura e tutti questi percorsi, come sappiamo, sono convergenti e proprio per questo ci possiamo dare la mano vicendevolmente con tenerezza, fiducia e devozione.

Dopo il momento di riflessione di inizio anno che forse qualcuno ricorderà legato al silenzio dello Zefiro, sono contento che anche quest’anno sia terminato felicemente. Purtroppo le proble-matiche che rilevavo al tempo non mi sembrano del tutto risolte, infatti, la presenza agli incontri è ancora sporadica. Questo ci può far riflettere per immaginare un’impostazione ancora rinnovata per il prossimo anno e a questo proposito ci vedremo Giovedì 13 Luglio alle ore 20:00 alle Oblate per un incontro programmatico su cosa fare insieme per il prossimo anno. Spero ci sia la presenza di tante persone e quindi ogni lettore dello Zefiro è invitato a portare il suo contributo.

La comunità è una realtà con una sua forza, ma è anche delicata, dove solo insieme possiamo dare risposte e fare proposte, non essendoci alcun organo direttivo. So che è un lavoro né facile né comodo, sicuramente sempre in salita, ma sicuramente pieno di entusiasmo. Occorrono perseveranza, costanza, rispetto, accoglienza, impegno, cura e non sono aspetti di poco conto. Certamente ognuno di noi si riconosce bene in tutto questo grazie al cammino che porta avanti nella tradizione spirituale dove sente di appartenere e dove fa pratica. Creare opportunità in-terreligiose di contemplazione e partecipazione è un servizio che richiede impegno e dove oc-corrono fantasia e creatività. Penso che forse potremmo cambiare qualcosa senza disperdere i contenuti, i riferimenti e la nostra identità… è una cosa da realizzare con delicatezza e voglia di creare il Bello. Un albero alle volte deve essere potato dei rami non più indispensabili e deve essere concimato con nuovi alimenti utili a un futuro proficuo di nuovi germogli. La domanda è “che fare?” e la risposta la potremo dare insieme.

Va bene, forse ho detto anche troppo. Ci vedremo all’appuntamento cui accennavo. Io ci sarò.

Grazie a tutti.

Marco [Chiudi]
Contadini in siesta - Van Gogh.
"La fine è il fine." (Aninimo)
Allegati Allegati: Zefiro.2017.11
03/06/2017: Anno 2017 - Numero 10  File Pdf
Pubblicato il 03/06/2017
Entusiasmo.
Entusiasmo.
Care amiche e amici, era da qualche tempo che quest’argomento, entusiasmo, mi stava girando in testa. Quando sono andato a cercare immagini per questa rubrica, che potessero rappresentarlo, ho trovato foto di persone che saltavano, esultavano o avevano comunque atteggiamenti osannanti per una qualche vittoria. Non mi corrispondevano, le trovavo improprie, dissonanti dalla mia idea. E così ho scelto questa frase di Holmes, che si avvicinava maggiormente, anche se non corrisponde appieno al concetto che sento di avere. Mi sento di accomunare l’entusiasmo con l’emozione quale sentimento che nasce da dentro, allo stupore per una scoperta, al raggiungimento di una nuova visione, all’apertura di una porta che supera un varco. Lo sento come il sale che dà il sapore, che fa la differenza. Mi capita spesso di provare entusiasmo ed emozionarmi e anche alle volte poi di essere deluso, di sentirmi abbandonato nel senso di non corrisposto nell’entusiasmo, o per cinismo o solo per disinteresse. Poi la cosa riprende quota e riparto. Credo che provare entusiasmo non sia solo un fatto occasionale, ma sia il modo di rapportarsi con il mondo. O è un modo di vivere o non si può inventare lì per lì. Certo c’è anche l’elemento infantile, il bambino interiore che viene fuori, che corre sorridendo gioioso, pur non troppo consapevole di ogni aspetto problematico, ma comunque gioioso. D’altronde se fossi sempre stato totalmente consapevole di quanto poteva verificarsi o dei pericoli e difficoltà future, sarebbe questo stato di aiuto? Non sempre credo e forse alle volte sarebbe stato in parte anche bloccante. Certo i problemi si incontrano ugualmente per strada, anche se non li avevamo immaginati e previsti, ma una volta partiti si affrontano e forse anche in modo migliore e comunque siamo già in cammino e non si torna indietro anche perché spesso non è più possibile. Da questo gettarsi nasce l’esperienza di una vita vissuta sul campo, vera e non solo immaginata. In questo l’entusiasmo fa la differenza e aiuta davvero, è la grande forza che spinge avanti, che dà speranza e fiducia. La fiducia. Il crinale che divide il cinismo dall’amore. Fiducia in se stessi e negli altri, anche se non sempre sono poi così meravigliosi come avevo immaginato, anche se non sempre sono qui per collaborare ma anche per creare quella difficoltà che con un po’ di fatica aggiunta ti fa crescere di più… Anche questi scritti dello Zefiro per me nascono da un entusiasmo, da una emozione per un cammino da compiere. Il fatto che ci possano essere persone che leggono mi riempie di gioia e mi stimola a dare il meglio di me nella speranza e nella ricerca di articolare un sogno comune da far camminare con noi. Anche se così non fosse e mi trovassi da solo con questi scritti non condivisi, sarebbe comunque bello e indicativo aver fatto questa esperienza di scandaglio interiore. Ciò che faccio è innanzi tutto per me, fatto da me per me. Credo che valga per tutti. Non con un senso autarchico della vita, basto a me stesso, ma l’economia della vita si basa su quanto riesco a offrire non su quanto condivido. Per condividere serve la presenza degli altri e che siano aperti, interessati e disponibili, sempre che quanto ho da condividere abbia un contenuto e un senso… e non sia banale o triviale. … gli altri non ci sono sempre. Voglio dire che se mi emoziono per un tramonto o un progetto questo per me ha un suo senso in sé, anche se non è condiviso. Se poi è condiviso, è anche meglio ma il senso che rendere la vita degna di essere vissuta, come dice Holmes, c’è già tutto nell’atto del mio creare. Nel provare a vivere la pienezza esistenziale è già toccata. Non sono stato inutile, anche se il mondo nemmeno se ne accorge. Che cosa rimane del resto dopo centomila anni di un essere umano? E il mondo è qui da miliardi di anni. Il mondo è un grande parco giochi che non cambia. Provare emozione invece mi riguarda. Grazie a tutti. Marco [Leggi]
Care amiche e amici,

era da qualche tempo che quest’argomento, entusiasmo, mi stava girando in testa. Quando sono andato a cercare immagini per questa rubrica, che potessero rappresentarlo, ho trovato foto di persone che saltavano, esultavano o avevano comunque atteggiamenti osannanti per una qualche vittoria. Non mi corrispondevano, le trovavo improprie, dissonanti dalla mia idea. E così ho scelto questa frase di Holmes, che si avvicinava maggiormente, anche se non corrisponde appieno al concetto che sento di avere.

Mi sento di accomunare l’entusiasmo con l’emozione quale sentimento che nasce da dentro, allo stupore per una scoperta, al raggiungimento di una nuova visione, all’apertura di una porta che supera un varco. Lo sento come il sale che dà il sapore, che fa la differenza. Mi capita spesso di provare entusiasmo ed emozionarmi e anche alle volte poi di essere deluso, di sentirmi abbandonato nel senso di non corrisposto nell’entusiasmo, o per cinismo o solo per disinteresse. Poi la cosa riprende quota e riparto. Credo che provare entusiasmo non sia solo un fatto occasionale, ma sia il modo di rapportarsi con il mondo. O è un modo di vivere o non si può inventare lì per lì. Certo c’è anche l’elemento infantile, il bambino interiore che viene fuori, che corre sorridendo gioioso, pur non troppo consapevole di ogni aspetto problematico, ma comunque gioioso. D’altronde se fossi sempre stato totalmente consapevole di quanto poteva verificarsi o dei pericoli e difficoltà future, sarebbe questo stato di aiuto? Non sempre credo e forse alle volte sarebbe stato in parte anche bloccante. Certo i problemi si incontrano ugualmente per strada, anche se non li avevamo immaginati e previsti, ma una volta partiti si affrontano e forse anche in modo migliore e comunque siamo già in cammino e non si torna indietro anche perché spesso non è più possibile. Da questo gettarsi nasce l’esperienza di una vita vissuta sul campo, vera e non solo immaginata. In questo l’entusiasmo fa la differenza e aiuta davvero, è la grande forza che spinge avanti, che dà speranza e fiducia. La fiducia. Il crinale che divide il cinismo dall’amore. Fiducia in se stessi e negli altri, anche se non sempre sono poi così meravigliosi come avevo immaginato, anche se non sempre sono qui per collaborare ma anche per creare quella difficoltà che con un po’ di fatica aggiunta ti fa crescere di più…

Anche questi scritti dello Zefiro per me nascono da un entusiasmo, da una emozione per un cammino da compiere. Il fatto che ci possano essere persone che leggono mi riempie di gioia e mi stimola a dare il meglio di me nella speranza e nella ricerca di articolare un sogno comune da far camminare con noi. Anche se così non fosse e mi trovassi da solo con questi scritti non condivisi, sarebbe comunque bello e indicativo aver fatto questa esperienza di scandaglio interiore. Ciò che faccio è innanzi tutto per me, fatto da me per me. Credo che valga per tutti. Non con un senso autarchico della vita, basto a me stesso, ma l’economia della vita si basa su quanto riesco a offrire non su quanto condivido. Per condividere serve la presenza degli altri e che siano aperti, interessati e disponibili, sempre che quanto ho da condividere abbia un contenuto e un senso… e non sia banale o triviale. … gli altri non ci sono sempre. Voglio dire che se mi emoziono per un tramonto o un progetto questo per me ha un suo senso in sé, anche se non è condiviso. Se poi è condiviso, è anche meglio ma il senso che rendere la vita degna di essere vissuta, come dice Holmes, c’è già tutto nell’atto del mio creare. Nel provare a vivere la pienezza esistenziale è già toccata. Non sono stato inutile, anche se il mondo nemmeno se ne accorge. Che cosa rimane del resto dopo centomila anni di un essere umano? E il mondo è qui da miliardi di anni. Il mondo è un grande parco giochi che non cambia. Provare emozione invece mi riguarda.

Grazie a tutti.

Marco [Chiudi]
Entusiasmo.
"Nell’occhio che guarda il guardare è il segreto nel pensiero che pensa se stesso nell’amore che ama il suo darsi. Né esiste passato o futuro l’istante presente è sola realtà." (Piero Cammerinesi)
Allegati Allegati: Zefiro.2017.10
20/05/2017: Anno 2017 - Numero 09  File Pdf
Pubblicato il 19/05/2017
Quale futuro?.
Quale futuro?.
Care amiche e amici, leggendo questa frase sembra di sentire persone piuttosto anziane che non si rapportano bene con un mondo troppo diverso da quello per loro una volta consueto … e invece questa frase non è di ottantenni attempati bensì dei loro nipoti. Sono una persona che ama la meditazione, il silenzio, l’etica. Pertanto la domanda “Quale futu-ro?” mi riguarda? Temo di sì… e poiché sono in un cammino di consapevolezza, credo che mi riguardi ancor più. L’aspetto esistenziale della vita non coincide necessariamente con un per-corso spirituale il quale possa anche tendere a una visione mistica dell’esistenza, ma la so-pravvivenza non solo della specie umana, ma del vivente in generale mi riguarda. E mi riguarda ciò che può trasformare così radicalmente quanto è della vita e del modo in cui adesso vivo da renderlo diverso nei suoi presupposti e nelle sue basi fondanti. Se cambiano i presupposti della vita per come la conosco mi troverò alieno in casa mia che è diventata altro da quello per cui sono stato progettato, adattato, realizzato o evoluto che dir si voglia. Sarò altro in un mondo che non è il mio. E questa possibilità è purtroppo reale, alle porte. Per questo il futuro che gli umani possono attendersi oggi non è come quello che potevano at-tendersi i miei nonni, o addirittura i miei genitori. Sono, e credo lo siamo tutti, sulla soglia di una porta e forse l’abbiamo già oltrepassata. Uno di quei tornelli girevoli che permette facilmente il passaggio ma che non consente di tornare indietro. Una volta entrato sono al di là e lì resto. Se sono stato sospinto o strattonato a entrare, il risultato non cambia, e se mi troverò in difficoltà sarà solo peggio per me. E’ una situazione di quelle in cui o ci pensa prima o si deve far fronte per necessità e non per scelta a quanto sarà. Non sono chiaro? Non mi sto facendo comprendere? Forse nella lettura non si capisce dove vada a parare… Lascerò delle indicazioni di dove andare a cercare per potercene fare tutti un’idea con la propria testa. Vi riporto sotto un paio di articoli come esempio di futuri possibili. Articoli dove prendono la parola scienziati di fama mondiale, delle Università più famose, considerati tra i più avanzati del pianeta, anche ricercatori in cerca di fama tramite esperimenti improbabili ma non per questo meno inquietanti. Articoli come questi ce ne sono a centinaia in ogni campo e vanno al di là delle fantasie più fervide. Robotica con intelligenza artificiale in grado di percepire se stessa e di auto progettarsi, biotec-nologie, nanotecnologie, nuove frontiere della fisica quantistica, armi atomiche di nuova gene-razione, miniaturizzazione di sistemi complessi con reti neurali, realtà aumentata, organismi biologici artificiali, e tanto altro ancora… ma che roba è? … ma dove è? Chi la usa? Un esempio: pensate agli anni ’50 in cui non si conosceva la plastica e viene un tipo che ve ne parla. E noi? Ora questo tipo ci sta parlando del “grafene”…. E di molto di più. E noi? Un corsa senza misura, ad una velocità mai supposta prima dall’umanità. Mai prima d’ora. E se praticamente niente sarà più come prima, quale futuro avrò? Dove sono adesso? Aggiungo un importante contributo del mio amico Alessio: Sul futuro si può dire tutto come hai sottolineato tu nell’articolo. A me inquieta un aspetto che forse prima, nelle generazioni precedenti, non c’era, ossia la programmazione dall’alto, di una élite che nessuno ha scelto, che nessuno conosce, che nessuno sa quale volto abbia, che si mette a tavolino e disegna un futuro dai cui piani noi siamo estromessi, come di un umanità che esiste sulla carta, tipo Risiko o mono-poli, o giochi di ruolo, e con cui si può tracciare un futuro che esiste solo su quei tavoli e non nella realtà. Mi spiego, prima potevano esserci delle crisi economiche derivate da fattori reali, come petrolio, siccità, inflazioni, svalutazioni, ecc. … adesso creano inesistenti crisi finanziare per assoggettare interi popoli alle banche, o programmano lo spostamento di milioni di individui in determinate aree del pianeta per modificare l’identità della popolazione stessa, o creano una falsa realtà unidirezionale tramite l’utilizzo dei mass media che sono in mano a poche persone appartenenti alla stessa élite. Ecco un futuro che non nasce da un passato, ma nasce dal futu-ro. Da una futuribile élite che si è autoproclamata tale tramite l’utilizzo dei mass media per condizionare le menti della gente e piegarne il volere . E ancora dal mio amico Silvio: LA BELLEZZA SALVERA' IL MONDO. Perché c'è un linguaggio che travalica le frontiere, le culture, le differenze culturali: l'arte. Arte che può essere anche musica, come pittura, o architettura. Comunque e sempre euritmia, equilibrio, proposta. E riflessione. Mi posso entusiasmare davanti a una musica ugandese, a degli ukiyoe giapponesi, a delle scul-ture azteche... E' la bellezza il minimo comune denominatore. Personalmente non so pensarmi “senza”: senza quadri in casa (e ne ho appesi 186), senza Beethoven e Ciaikovski, senza fantasie che costruiscono storie e miti su quei puntini appesi in cielo che menti colte chiamano “costellazioni”. Allora sì: la bellezza. Che è la bellezza del Chianti, delle Crete Senesi. Che è un andare in giro in ordine, con la mente aperta a ricevere. E per ricevere bisogna ascoltare. Grazie a tutti. Marco [Leggi]
Care amiche e amici,

leggendo questa frase sembra di sentire persone piuttosto anziane che non si rapportano bene con un mondo troppo diverso da quello per loro una volta consueto … e invece questa frase non è di ottantenni attempati bensì dei loro nipoti.

Sono una persona che ama la meditazione, il silenzio, l’etica. Pertanto la domanda “Quale futu-ro?” mi riguarda? Temo di sì… e poiché sono in un cammino di consapevolezza, credo che mi riguardi ancor più. L’aspetto esistenziale della vita non coincide necessariamente con un per-corso spirituale il quale possa anche tendere a una visione mistica dell’esistenza, ma la so-pravvivenza non solo della specie umana, ma del vivente in generale mi riguarda. E mi riguarda ciò che può trasformare così radicalmente quanto è della vita e del modo in cui adesso vivo da renderlo diverso nei suoi presupposti e nelle sue basi fondanti. Se cambiano i presupposti della vita per come la conosco mi troverò alieno in casa mia che è diventata altro da quello per cui sono stato progettato, adattato, realizzato o evoluto che dir si voglia. Sarò altro in un mondo che non è il mio. E questa possibilità è purtroppo reale, alle porte.

Per questo il futuro che gli umani possono attendersi oggi non è come quello che potevano at-tendersi i miei nonni, o addirittura i miei genitori. Sono, e credo lo siamo tutti, sulla soglia di una porta e forse l’abbiamo già oltrepassata. Uno di quei tornelli girevoli che permette facilmente il passaggio ma che non consente di tornare indietro. Una volta entrato sono al di là e lì resto. Se sono stato sospinto o strattonato a entrare, il risultato non cambia, e se mi troverò in difficoltà sarà solo peggio per me. E’ una situazione di quelle in cui o ci pensa prima o si deve far fronte per necessità e non per scelta a quanto sarà.

Non sono chiaro? Non mi sto facendo comprendere? Forse nella lettura non si capisce dove vada a parare…

Lascerò delle indicazioni di dove andare a cercare per potercene fare tutti un’idea con la propria testa. Vi riporto sotto un paio di articoli come esempio di futuri possibili. Articoli dove prendono la parola scienziati di fama mondiale, delle Università più famose, considerati tra i più avanzati del pianeta, anche ricercatori in cerca di fama tramite esperimenti improbabili ma non per questo meno inquietanti. Articoli come questi ce ne sono a centinaia in ogni campo e vanno al di là delle fantasie più fervide.

Robotica con intelligenza artificiale in grado di percepire se stessa e di auto progettarsi, biotec-nologie, nanotecnologie, nuove frontiere della fisica quantistica, armi atomiche di nuova gene-razione, miniaturizzazione di sistemi complessi con reti neurali, realtà aumentata, organismi biologici artificiali, e tanto altro ancora… ma che roba è? … ma dove è? Chi la usa? Un esempio: pensate agli anni ’50 in cui non si conosceva la plastica e viene un tipo che ve ne parla. E noi? Ora questo tipo ci sta parlando del “grafene”…. E di molto di più. E noi?

Un corsa senza misura, ad una velocità mai supposta prima dall’umanità. Mai prima d’ora. E se praticamente niente sarà più come prima, quale futuro avrò? Dove sono adesso?

Aggiungo un importante contributo del mio amico Alessio: Sul futuro si può dire tutto come hai sottolineato tu nell’articolo. A me inquieta un aspetto che forse prima, nelle generazioni precedenti, non c’era, ossia la programmazione dall’alto, di una élite che nessuno ha scelto, che nessuno conosce, che nessuno sa quale volto abbia, che si mette a tavolino e disegna un futuro dai cui piani noi siamo estromessi, come di un umanità che esiste sulla carta, tipo Risiko o mono-poli, o giochi di ruolo, e con cui si può tracciare un futuro che esiste solo su quei tavoli e non nella realtà. Mi spiego, prima potevano esserci delle crisi economiche derivate da fattori reali, come petrolio, siccità, inflazioni, svalutazioni, ecc. … adesso creano inesistenti crisi finanziare per assoggettare interi popoli alle banche, o programmano lo spostamento di milioni di individui in determinate aree del pianeta per modificare l’identità della popolazione stessa, o creano una falsa realtà unidirezionale tramite l’utilizzo dei mass media che sono in mano a poche persone appartenenti alla stessa élite. Ecco un futuro che non nasce da un passato, ma nasce dal futu-ro. Da una futuribile élite che si è autoproclamata tale tramite l’utilizzo dei mass media per condizionare le menti della gente e piegarne il volere .

E ancora dal mio amico Silvio:

LA BELLEZZA SALVERA' IL MONDO. Perché c'è un linguaggio che travalica le frontiere, le culture, le differenze culturali: l'arte.

Arte che può essere anche musica, come pittura, o architettura. Comunque e sempre euritmia, equilibrio, proposta. E riflessione.

Mi posso entusiasmare davanti a una musica ugandese, a degli ukiyoe giapponesi, a delle scul-ture azteche...

E' la bellezza il minimo comune denominatore.

Personalmente non so pensarmi “senza”: senza quadri in casa (e ne ho appesi 186), senza Beethoven e Ciaikovski, senza fantasie che costruiscono storie e miti su quei puntini appesi in cielo che menti colte chiamano “costellazioni”.

Allora sì: la bellezza.

Che è la bellezza del Chianti, delle Crete Senesi.

Che è un andare in giro in ordine, con la mente aperta a ricevere.

E per ricevere bisogna ascoltare.

Grazie a tutti.

Marco [Chiudi]
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"La certezza dell'irrealtà dei limiti del nostro corpo e della nostra attività interiore è il primo passo verso l'estensione della coscienza." (GiovanniColazza< s)
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Comunità di Meditazione Interreligiosa Fiorentina
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Versione: 1.5
Rilasciata il: 06/02/2014
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