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Radio Voce della Speranza

Lo Zefiro

Notiziario Interreligioso
Redazione: Marco Lazzeri
Telefono: 335.6415395
Pagina:
18/01/2020: Anno 2020 - Numero 01  File Pdf
Pubblicato il 18/01/2020
Una donna, l’Umanità.
Una donna, l’Umanità.
Care amiche e cari amici, quando l’ho vista ho dovuto guardala per del tempo, non riuscivo ad abbracciarla tutta, a contestualizzare. Un senso di smarrimento. Ho sentito questa immagine grande come una promessa mantenuta, come un destino percorso con coraggio e dolore, come la battaglia di una amazzone che non può essere sconfitta perché non chiede che di amare, fino all’ultimo battito, con la serenità e la quiete della vita nello sguardo di lei, con l’innocenza negli occhi del piccolo. Mi sembra che ci sia proprio tanto e mi sforzo di leggere di più, di entrare nel momento. Nel dramma del tumore che morde e sbrana il corpo, il quale si deve lasciare sbranare per poter sopravvivere ancora un po’ e un seno si perde ma con l‘altro si può ancora nutrire la vita che si affaccia, ce la posso ancora fare, senza far mancare calore e amore, dando tutto ciò che si può e che serve, nel qui adesso con tutto quello che ancora ho, che nonostante tutto ancora mi resta. Sono una madre. Fintanto che lo si potrà fare. Fino a quando? Non si sa, ma intanto lo faccio. Nessuno lo sa per sé stesso, non sono diverso da lei, chi è certo sul futuro vive in una illusione totale, maligna perché non gli permette di avere il senso profondo della finitudine, del limite. Non permette di dare il valore immenso che ha l’attimo dell’adesso, che si vive e che fugge e che è annegato in un oceano di incertezza e precarietà, in un galleggiare in un tempo che non controllo e che non posso afferrare. La madre malata e il piccolo appena nato. Un affresco. Entrambi in una relazione, entrambi in una realtà di cui non possono immaginare l’evoluzione. Il coraggio del piccolo che dovrà affrontare un abbandono forse prematuro di cui non conosce il dolore e la mancanza che ne accompagnerà l’esistenza e la madre che guarda il piccolo chiedendosi per quanto ancora sarò con te… e non potrà che accettare ciò che accadrà ma che non ostante questo partecipa al tripudio del grande banchetto della vita che si rinnova e che vede presente anche lei in prima persona, forse ancora più consapevole di me e di tanti, in un dolore e in una felicità che fanno piangere lacrime differenti ma dello stesso colore. Donne che hanno in sé la forza immensa che la vita racchiude nell’esplosione del Cosmo, guerriere che combattono, racchiuse in un cuore, battaglie grandiose non solo per loro ma anche per l’altro, in un plasmare di cammini, destini e possibilità, per poter lanciare la vita nel mondo e nel suo mistero rivestito di amore e di sofferenza insieme. Frecce scagliate nel cielo che diventano rondini guizzanti o che si dissolvono in meravigliose scie di luce che presto scompaiono agli occhi, ma non al cuore che niente dimentica e tutto è nascosto a “mille baci di profondità” (L. Cohen). Grazie a tutti Marco [Leggi]
Care amiche e cari amici,

quando l’ho vista ho dovuto guardala per del tempo, non riuscivo ad abbracciarla tutta, a contestualizzare. Un senso di smarrimento. Ho sentito questa immagine grande come una promessa mantenuta, come un destino percorso con coraggio e dolore, come la battaglia di una amazzone che non può essere sconfitta perché non chiede che di amare, fino all’ultimo battito, con la serenità e la quiete della vita nello sguardo di lei, con l’innocenza negli occhi del piccolo.

Mi sembra che ci sia proprio tanto e mi sforzo di leggere di più, di entrare nel momento. Nel dramma del tumore che morde e sbrana il corpo, il quale si deve lasciare sbranare per poter sopravvivere ancora un po’ e un seno si perde ma con l‘altro si può ancora nutrire la vita che si affaccia, ce la posso ancora fare, senza far mancare calore e amore, dando tutto ciò che si può e che serve, nel qui adesso con tutto quello che ancora ho, che nonostante tutto ancora mi resta. Sono una madre. Fintanto che lo si potrà fare. Fino a quando? Non si sa, ma intanto lo faccio. Nessuno lo sa per sé stesso, non sono diverso da lei, chi è certo sul futuro vive in una illusione totale, maligna perché non gli permette di avere il senso profondo della finitudine, del limite. Non permette di dare il valore immenso che ha l’attimo dell’adesso, che si vive e che fugge e che è annegato in un oceano di incertezza e precarietà, in un galleggiare in un tempo che non controllo e che non posso afferrare.

La madre malata e il piccolo appena nato. Un affresco. Entrambi in una relazione, entrambi in una realtà di cui non possono immaginare l’evoluzione. Il coraggio del piccolo che dovrà affrontare un abbandono forse prematuro di cui non conosce il dolore e la mancanza che ne accompagnerà l’esistenza e la madre che guarda il piccolo chiedendosi per quanto ancora sarò con te… e non potrà che accettare ciò che accadrà ma che non ostante questo partecipa al tripudio del grande banchetto della vita che si rinnova e che vede presente anche lei in prima persona, forse ancora più consapevole di me e di tanti, in un dolore e in una felicità che fanno piangere lacrime differenti ma dello stesso colore.

Donne che hanno in sé la forza immensa che la vita racchiude nell’esplosione del Cosmo, guerriere che combattono, racchiuse in un cuore, battaglie grandiose non solo per loro ma anche per l’altro, in un plasmare di cammini, destini e possibilità, per poter lanciare la vita nel mondo e nel suo mistero rivestito di amore e di sofferenza insieme. Frecce scagliate nel cielo che diventano rondini guizzanti o che si dissolvono in meravigliose scie di luce che presto scompaiono agli occhi, ma non al cuore che niente dimentica e tutto è nascosto a “mille baci di profondità” (L. Cohen).

Grazie a tutti

Marco [Chiudi]
Una donna, l’Umanità.
"Non chiederti: chi sono gli altri per essere aiutati? Chiediti: chi sono io per non aiutarli?." 
Allegati Allegati: Zefiro.2020.01
21/12/2019: Anno 2019 - Numero 20  File Pdf
Pubblicato il 30/12/2019
Buon Natale e Buone Feste!.
Buon Natale e Buone Feste!.
Care amiche e cari amici, auguro a tutte e tutti voi un bel Natale e un buon Anno Nuovo e anche un buon Solstizio d’inverno! Che sia all’insegna dell’accoglienza, della solidarietà, dell’ascolto e della meditazione. Che sia nel rispetto e nel riconoscere dignità verso chiunque altra o altro, compagno di vita e di cammino. Che sia una festa trascorsa in una vicinanza amorevole e nella sobrietà con soltanto quanto di materiale ci serve per vivere, che è davvero molto poco, e se rinunciamo a qualcosa di superfluo, il necessario sarà sufficiente per tutti. Forse amare significa amare senza rendersene nemmeno conto, naturale come respirare. E infine che sia pace vera, non solo come speranza o buona intenzione, perché se non la faremo davvero la pace tra noi e tra i popoli saremo testimoni di eventi dove i morti si conteranno in miliardi di unità, non in milioni, e io sarò tra quelli perché nel caso maledetto, la guerra sarà in Europa, almeno all’inizio. Io lotto perché questo non accada ma se dovesse accadere ci saranno scenari che l’umanità non ha mai visto e che non rivedrà una seconda volta. Pace, fraternità e rispetto, accoglienza e dignità per gli umani tutti! Pace per vivere in pace. Grazie a tutti Marco PS. Un appello alla ragione. No a botti, petardi e fuochi artificiali per le feste, che provocano morti e feriti oltre che tanto inquinamento inutile. [Leggi]
Care amiche e cari amici,

auguro a tutte e tutti voi un bel Natale e un buon Anno Nuovo e anche un buon Solstizio d’inverno!

Che sia all’insegna dell’accoglienza, della solidarietà, dell’ascolto e della meditazione. Che sia nel rispetto e nel riconoscere dignità verso chiunque altra o altro, compagno di vita e di cammino. Che sia una festa trascorsa in una vicinanza amorevole e nella sobrietà con soltanto quanto di materiale ci serve per vivere, che è davvero molto poco, e se rinunciamo a qualcosa di superfluo, il necessario sarà sufficiente per tutti. Forse amare significa amare senza rendersene nemmeno conto, naturale come respirare. E infine che sia pace vera, non solo come speranza o buona intenzione, perché se non la faremo davvero la pace tra noi e tra i popoli saremo testimoni di eventi dove i morti si conteranno in miliardi di unità, non in milioni, e io sarò tra quelli perché nel caso maledetto, la guerra sarà in Europa, almeno all’inizio. Io lotto perché questo non accada ma se dovesse accadere ci saranno scenari che l’umanità non ha mai visto e che non rivedrà una seconda volta.

Pace, fraternità e rispetto, accoglienza e dignità per gli umani tutti! Pace per vivere in pace.

Grazie a tutti

Marco

PS.

Un appello alla ragione.

No a botti, petardi e fuochi artificiali per le feste, che provocano morti e feriti oltre che tanto inquinamento inutile. [Chiudi]
Buon Natale e Buone Feste!.
"Il ritorno decisivo a sé stessi è nella vita dell’uomo l’inizio del cammino, il sempre nuovo inizio del cammino umano. Ma è decisivo, appunto, solo se conduce al cammino." (Martin Buber, "Il cammino dell’uomo")
Allegati Allegati: Zefiro.2019.20
07/12/2019: Anno 2019 - Numero 19  File Pdf
Pubblicato il 30/12/2019
Direttivo della FIOM di Firenze.
Direttivo della FIOM di Firenze.
Care amiche e cari amici, ho partecipato recentemente, diretto dal segretario Daniele Alosi, al Direttivo fiorentino della FIOM, il sindacato metalmeccanico appartenente alla CGIL e considerato da sempre quello su posizioni più avanzate sia sindacalmente che socialmente. L’incontro è stato dedicato alla situazione sociale generale attuale e la giornata si è svolta con una visita iniziale di omaggio al cippo che ricorda i deportati ad Auschwitz situato in zona Gavinana, dopo di che si è tenuto un convegno al quale sono stati invitati la signora Sadun rappresentante della comunità ebraica, l’Imam della Toscana Elzir Ezzedin, don Andrea Bigalli coordinatore toscano di Libera di Don Ciotti e il rappresentante dell’ANPI. Tra gli altri la signora Sadun ha parlato dei campi di concentramento e delle tante persone che lei conosceva, in una fuga lunghissima, molte delle quali poi catturate, deportate e che non sono più tornate. Ha fatto menzione che ad oggi si sta ripresentando qui da noi lo stesso pericolo e che persone come Liliana Segre, scampata al genocidio negli anni bui nel campo di Birchenau ad Auschwitz, è di nuovo in pericolo di vita, ancora una volta adesso ai nostri giorni e per questo è sotto scorta. L’Imam ha parlato delle sue origini palestinesi e di come quella popolazione vive sotto assedio e di quando invece è stato accolto in Toscana con simpatia e fraternità; al contempo ha ricordato la recente minaccia di attentato armato alla moschea di Colle Val d’Elsa fortunatamente sventato e del grande arsenale di armi sequestrate. Poi ha parlato don Andrea e ha fatto presente che lui, prete, parla in un contesto di un incontro di un sindacato molto caratterizzato a sinistra dove molti iscritti sono anticlericali e lui, appunto prete, ricorda che da sempre si è schierato con entrambi questi fronti, politico e di critica radicale alla morale bigotta, che lo vedono presente al contempo nel mondo e nella predica spirituale. Citava di come il Don Chisciotte di Cervantes diceva che se il mondo è sbagliato lui di rimando affermava che “è il mondo che deve cambiare e non io”. Non ci si deve omologare di fronte ad un errore diventato sistema, all’orrore generalizzato della follia la ribellione è giusta. E ha concluso rinnovando il suo impegno su tanti fronti, anche quello del contrasto alla Mafia perché “l’amore non è mai sprecato”. Insomma un vero incontro interreligioso vissuto su un piano sociale di impegno e di servizio verso l’umano dove hanno parlato persone diverse seppur così somiglianti, che mi sono vicine e con cui ho condiviso alle volte la pratica della meditazione e del cammino spirituale, uomini aperti a tutti, anche e soprattutto a chi non è come loro, come tanti appunto nel sindacato, e che proprio da loro sono riconosciuti e apprezzati per la dedizione, l’onestà, l’apertura di cuore e di sentimento. Proprio come una volta accadde nella lotta di liberazione nazionale da una tirannia assassina e traditrice dei valori umani, dove si riscoprivano insieme i valori al di là delle divisioni e dei diversi orientamenti. Mi permetto di dire in questa rubrica, che personalmente la via spirituale la intendo proprio così, meditazione calata nel sociale e socialità che abbia un afflato di visione spirituale dell’esistente e del trascendente. Sono due aspetti che trovo inscindibili e complementari. So che non tutti la pensano così; li ascolto con rispetto e al contempo condivido la mia visione. Grazie a tutti Marco [Leggi]
Care amiche e cari amici,

ho partecipato recentemente, diretto dal segretario Daniele Alosi, al Direttivo fiorentino della FIOM, il sindacato metalmeccanico appartenente alla CGIL e considerato da sempre quello su posizioni più avanzate sia sindacalmente che socialmente.

L’incontro è stato dedicato alla situazione sociale generale attuale e la giornata si è svolta con una visita iniziale di omaggio al cippo che ricorda i deportati ad Auschwitz situato in zona Gavinana, dopo di che si è tenuto un convegno al quale sono stati invitati la signora Sadun rappresentante della comunità ebraica, l’Imam della Toscana Elzir Ezzedin, don Andrea Bigalli coordinatore toscano di Libera di Don Ciotti e il rappresentante dell’ANPI.

Tra gli altri la signora Sadun ha parlato dei campi di concentramento e delle tante persone che lei conosceva, in una fuga lunghissima, molte delle quali poi catturate, deportate e che non sono più tornate. Ha fatto menzione che ad oggi si sta ripresentando qui da noi lo stesso pericolo e che persone come Liliana Segre, scampata al genocidio negli anni bui nel campo di Birchenau ad Auschwitz, è di nuovo in pericolo di vita, ancora una volta adesso ai nostri giorni e per questo è sotto scorta. L’Imam ha parlato delle sue origini palestinesi e di come quella popolazione vive sotto assedio e di quando invece è stato accolto in Toscana con simpatia e fraternità; al contempo ha ricordato la recente minaccia di attentato armato alla moschea di Colle Val d’Elsa fortunatamente sventato e del grande arsenale di armi sequestrate. Poi ha parlato don Andrea e ha fatto presente che lui, prete, parla in un contesto di un incontro di un sindacato molto caratterizzato a sinistra dove molti iscritti sono anticlericali e lui, appunto prete, ricorda che da sempre si è schierato con entrambi questi fronti, politico e di critica radicale alla morale bigotta, che lo vedono presente al contempo nel mondo e nella predica spirituale. Citava di come il Don Chisciotte di Cervantes diceva che se il mondo è sbagliato lui di rimando affermava che “è il mondo che deve cambiare e non io”. Non ci si deve omologare di fronte ad un errore diventato sistema, all’orrore generalizzato della follia la ribellione è giusta. E ha concluso rinnovando il suo impegno su tanti fronti, anche quello del contrasto alla Mafia perché “l’amore non è mai sprecato”.

Insomma un vero incontro interreligioso vissuto su un piano sociale di impegno e di servizio verso l’umano dove hanno parlato persone diverse seppur così somiglianti, che mi sono vicine e con cui ho condiviso alle volte la pratica della meditazione e del cammino spirituale, uomini aperti a tutti, anche e soprattutto a chi non è come loro, come tanti appunto nel sindacato, e che proprio da loro sono riconosciuti e apprezzati per la dedizione, l’onestà, l’apertura di cuore e di sentimento. Proprio come una volta accadde nella lotta di liberazione nazionale da una tirannia assassina e traditrice dei valori umani, dove si riscoprivano insieme i valori al di là delle divisioni e dei diversi orientamenti.

Mi permetto di dire in questa rubrica, che personalmente la via spirituale la intendo proprio così, meditazione calata nel sociale e socialità che abbia un afflato di visione spirituale dell’esistente e del trascendente. Sono due aspetti che trovo inscindibili e complementari. So che non tutti la pensano così; li ascolto con rispetto e al contempo condivido la mia visione.

Grazie a tutti

Marco [Chiudi]
Direttivo della FIOM di Firenze.
"La perfezione, forse, sta nel riuscire semplicemente ad accettare le nostre parti più fragili, più malate, e farle stare insieme a quelle sane." 
23/11/2019: Anno 2019 - Numero 18  File Pdf
Pubblicato il 30/12/2019
Un campo di erba e fiori.
Un campo di erba e fiori.
Care amiche e cari amici, chi non ha mai visto un campo di erba? È bello con fiori e verde, rilassa la vi-sta. Eppure anche quel luogo ameno ha i suoi problemi. Se si guarda con occhi attenti si percepisce che non è tutto solo pace e tranquillità, le piante crescendo devono cercare di coesistere avendo abbastanza luce, sono esposte alla siccità, al troppo caldo o al troppo gelo. Ogni giorno è un giorno che deve essere affrontato con determinazione e presenza, dove si cercherà di continuare ad esistere tra tanti elementi che possono essere ostili, ma anche per altro verso sinergici alla vita. Ogni pianta è impegnata per la vita e la crescita, è certamente vero, ma non cerca di uccidere le altre per poter esistere solo lei e – a parte rare eccezioni - c’è una convivenza, si trova posto per vivere insieme alle altre piante e questo stare tutti insieme nelle proprie diversità crea un umus più fertile e più adatto alla vita di tutti e aiuta anche nelle avversità. Rispettando le altre, ciascuna piana aiuta anche sé stessa, certo in una competizione naturale per la sopravvivenza, prendendo quello che è indispensabile e lasciando ad altre quello che non lo è. Tutto questo accade in modo naturale, non c’è certo un ragionamento o un calcolo, è la Natura che norma il flusso stabilendo il regolamento della vita. Un grande ciclo di convivenza, sopravvivenza, crescita, riproduzione e poi morte, nella diversità biologica e nella differenza delle specie, nel tripudio del bello che nasce come in un minuzioso quadro fiammingo di tanti particolari, differenze, colori e forme tra le più varie. Questa è quanto prevede l’esistenza in un mondo naturale. Questo per le piante, mentre per l’essere umano è molto più complesso, dotato com’è di tantissimi elementi in più, di non facile gestione e controllo, dove non si è nemmeno capaci di capire cosa ci spinge e ci dirige all’azione… La coscienza è e rimane un mistero. E la tendenza a dominare e a sottomettere l’altro è una propensione patologica di paura della morte di cui siamo come specie consapevoli e verso l’accrescimento ipertrofico personale. Per me questo desiderio di dominio perenne rimane in qualche modo oscuro, fonte di brame superbe ma anche di rabbie e dolori, di distruzione. Siamo la specie anomala su pianeta, nessuna altra si comporta come noi e penso che questo sia uno dei motivi del pericolo di estinzione che stiamo correndo… Fuori dalle regole della Natura non ci può essere vita nel lungo periodo, in quanto è troppo complesso ricreare un paradigma alternativo a quello naturale, che in realtà ci è in gran parte sconosciuto. La meditazione mi può aiutare a fare pace con me e fare pace con gli altri. Per sostenere la vita da passare in comunità di intenti e di accoglienza è necessario superare l’istinto di uccidere, che poi farebbe morire anche me. Il nemico più pericoloso per me, sono io ed è da quello che si generano tutti gli altri. Saperlo a livello mentale però non basta se non lo si porta nel cuore, se non lo si rende saggezza di tutti i giorni. Grazie a tutti Marco [Leggi]
Care amiche e cari amici,

chi non ha mai visto un campo di erba? È bello con fiori e verde, rilassa la vi-sta. Eppure anche quel luogo ameno ha i suoi problemi. Se si guarda con occhi attenti si percepisce che non è tutto solo pace e tranquillità, le piante crescendo devono cercare di coesistere avendo abbastanza luce, sono esposte alla siccità, al troppo caldo o al troppo gelo. Ogni giorno è un giorno che deve essere affrontato con determinazione e presenza, dove si cercherà di continuare ad esistere tra tanti elementi che possono essere ostili, ma anche per altro verso sinergici alla vita.

Ogni pianta è impegnata per la vita e la crescita, è certamente vero, ma non cerca di uccidere le altre per poter esistere solo lei e – a parte rare eccezioni - c’è una convivenza, si trova posto per vivere insieme alle altre piante e questo stare tutti insieme nelle proprie diversità crea un umus più fertile e più adatto alla vita di tutti e aiuta anche nelle avversità. Rispettando le altre, ciascuna piana aiuta anche sé stessa, certo in una competizione naturale per la sopravvivenza, prendendo quello che è indispensabile e lasciando ad altre quello che non lo è. Tutto questo accade in modo naturale, non c’è certo un ragionamento o un calcolo, è la Natura che norma il flusso stabilendo il regolamento della vita. Un grande ciclo di convivenza, sopravvivenza, crescita, riproduzione e poi morte, nella diversità biologica e nella differenza delle specie, nel tripudio del bello che nasce come in un minuzioso quadro fiammingo di tanti particolari, differenze, colori e forme tra le più varie.

Questa è quanto prevede l’esistenza in un mondo naturale. Questo per le piante, mentre per l’essere umano è molto più complesso, dotato com’è di tantissimi elementi in più, di non facile gestione e controllo, dove non si è nemmeno capaci di capire cosa ci spinge e ci dirige all’azione… La coscienza è e rimane un mistero. E la tendenza a dominare e a sottomettere l’altro è una propensione patologica di paura della morte di cui siamo come specie consapevoli e verso l’accrescimento ipertrofico personale. Per me questo desiderio di dominio perenne rimane in qualche modo oscuro, fonte di brame superbe ma anche di rabbie e dolori, di distruzione. Siamo la specie anomala su pianeta, nessuna altra si comporta come noi e penso che questo sia uno dei motivi del pericolo di estinzione che stiamo correndo… Fuori dalle regole della Natura non ci può essere vita nel lungo periodo, in quanto è troppo complesso ricreare un paradigma alternativo a quello naturale, che in realtà ci è in gran parte sconosciuto. La meditazione mi può aiutare a fare pace con me e fare pace con gli altri. Per sostenere la vita da passare in comunità di intenti e di accoglienza è necessario superare l’istinto di uccidere, che poi farebbe morire anche me. Il nemico più pericoloso per me, sono io ed è da quello che si generano tutti gli altri. Saperlo a livello mentale però non basta se non lo si porta nel cuore, se non lo si rende saggezza di tutti i giorni.

Grazie a tutti

Marco [Chiudi]
Un campo di erba e fiori.
"La violenza è l’ultimo rifugio degli incapaci." (Isaac Asimov)
Allegati Allegati: Zefiro.2019.18
09/11/2019: Anno 2019 - Numero 17  File Pdf
Pubblicato il 13/11/2019
Il maschile, adesso.
Il maschile, adesso.
Care amiche e cari amici, il 19 ottobre scorso è stato proposto dall’Associazione Vivere l’Etica, un Convegno sul tema “Il maschile, adesso”. Perché un incontro sul maschile, adesso? Quale è il richiamo che molte persone uomini e donne sentono ma che non si è in grado facilmente di definire? Le donne lavorano sul femminile, sull’origine del matriarcato e sul progetto di una società diversa, sulla critica all’impostazione maschile della società, religione, prepotenza, potere, esclusione... Il maschile invece sembra fermo in uno stato di assopimento e di mantenimento di una sua rendita vitalizia basata sulla dominanza di genere, come fosse che da quello dipende la sua libertà e il suo benessere esistenziale. Il maschile è cosciente che ha, anche lui, il compito di ricostruire un’anima universale, sulle ceneri di un mondo ormai vecchio che è in fase di dissoluzione? Si sta addestrando a questo? Quale è il suo progetto? E soprattutto, ne ha uno? Abbiamo pensato a questa proposta per un incontro di riflessione sul maschile così come è nel tempo attuale, che è nata dal desiderio di focalizzare in un momento difficile, di grandi trasformazioni e pericoli incombenti di vario tipo, quelle che sono le caratteristiche di un genere che si proclama dominante ma che non sembra in grado di avere la autorevolezza necessaria per la creazione di pace e stabilità. Pertanto è stato proposto uno sguardo introspettivo su fragilità, indecisioni, responsabilità, fughe, brame di potere, violenza, una riflessione critica su che tipo di mondo il maschile ho creato, una riflessione sugli errori di metodo e di impostazione occorsi da molte migliaia di anni fa ad adesso. Viviamo in un mondo ostile basato sulla competizione e la lotta per il dominio, dove conta solo chi vince. Sappiamo tutti che esiste un modo diverso per sviluppare la storia futura dell’umanità. Come possiamo inventare un nuovo Umanesimo? Il maschile sta collaborando per questo, eventualmente insieme con il femminile? Serve forse un passo indietro da parte degli uomini per poter vedere la loro situazione con la serenità e la criticità necessaria? In un sentire che superi la competizione e il dominio tra i due generi e anche all’interno del genere maschile (molto autoritario verso i maschi miti e i non violenti) e che tenda a fecondare l’immaginario con una prospettiva di vita rinnovata e pacifica, totalmente altra dall’attuale, nuova nelle strutture sociali, nei rapporti personali e intrapersonali, un progetto di vita che vada al di là dell’egoismo, competizio-ne, guerra e violenza, dove i generi umani siano tra loro in armonia e in collaborazione, in un rispetto e una conoscenza che vada al di là dell’immanente, per respirare il vento del rinnovamento. Da questa iniziativa sta nascendo a Firenze un cerchio di “Maschi in cammino” al quale invio i miei auguri e speranze. Grazie a tutti Marco [Leggi]
Care amiche e cari amici,

il 19 ottobre scorso è stato proposto dall’Associazione Vivere l’Etica, un Convegno sul tema “Il maschile, adesso”.

Perché un incontro sul maschile, adesso? Quale è il richiamo che molte persone uomini e donne sentono ma che non si è in grado facilmente di definire? Le donne lavorano sul femminile, sull’origine del matriarcato e sul progetto di una società diversa, sulla critica all’impostazione maschile della società, religione, prepotenza, potere, esclusione... Il maschile invece sembra fermo in uno stato di assopimento e di mantenimento di una sua rendita vitalizia basata sulla dominanza di genere, come fosse che da quello dipende la sua libertà e il suo benessere esistenziale. Il maschile è cosciente che ha, anche lui, il compito di ricostruire un’anima universale, sulle ceneri di un mondo ormai vecchio che è in fase di dissoluzione? Si sta addestrando a questo? Quale è il suo progetto? E soprattutto, ne ha uno?

Abbiamo pensato a questa proposta per un incontro di riflessione sul maschile così come è nel tempo attuale, che è nata dal desiderio di focalizzare in un momento difficile, di grandi trasformazioni e pericoli incombenti di vario tipo, quelle che sono le caratteristiche di un genere che si proclama dominante ma che non sembra in grado di avere la autorevolezza necessaria per la creazione di pace e stabilità. Pertanto è stato proposto uno sguardo introspettivo su fragilità, indecisioni, responsabilità, fughe, brame di potere, violenza, una riflessione critica su che tipo di mondo il maschile ho creato, una riflessione sugli errori di metodo e di impostazione occorsi da molte migliaia di anni fa ad adesso. Viviamo in un mondo ostile basato sulla competizione e la lotta per il dominio, dove conta solo chi vince. Sappiamo tutti che esiste un modo diverso per sviluppare la storia futura dell’umanità. Come possiamo inventare un nuovo Umanesimo? Il maschile sta collaborando per questo, eventualmente insieme con il femminile? Serve forse un passo indietro da parte degli uomini per poter vedere la loro situazione con la serenità e la criticità necessaria? In un sentire che superi la competizione e il dominio tra i due generi e anche all’interno del genere maschile (molto autoritario verso i maschi miti e i non violenti) e che tenda a fecondare l’immaginario con una prospettiva di vita rinnovata e pacifica, totalmente altra dall’attuale, nuova nelle strutture sociali, nei rapporti personali e intrapersonali, un progetto di vita che vada al di là dell’egoismo, competizio-ne, guerra e violenza, dove i generi umani siano tra loro in armonia e in collaborazione, in un rispetto e una conoscenza che vada al di là dell’immanente, per respirare il vento del rinnovamento.

Da questa iniziativa sta nascendo a Firenze un cerchio di “Maschi in cammino” al quale invio i miei auguri e speranze.

Grazie a tutti

Marco [Chiudi]
Il maschile, adesso.
"Colui che tenta di agire e di fare le cose per gli altri, o per il mondo, senza approfondire la co-noscenza di sé, la libertà, l'integrità, la capacità di amare, non avrà nulla da dare agli altri. Non comunicherà loro niente altro che il contagio delle sue ossessioni, la sua aggressività, le sue ambizioni egocentriche, le sue delusioni sui fini e sui mezzi, i suoi pregiudizi, e i suoi dogmati-smi." (Thomas Merton)
Allegati Allegati: Zefiro.2019.17
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Comunità di Meditazione Interreligiosa Fiorentina
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Versione: 1.5
Rilasciata il: 06/02/2014
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