Torna indietro
Radio Voce della Speranza

Lo Zefiro

Notiziario Interreligioso
Redazione: Marco Lazzeri
Telefono: 335.6415395
Pagina:
09/11/2019: Anno 2019 - Numero 17  File Pdf
Pubblicato il 13/11/2019
Il maschile, adesso.
Il maschile, adesso.
Care amiche e cari amici, il 19 ottobre scorso è stato proposto dall’Associazione Vivere l’Etica, un Convegno sul tema “Il maschile, adesso”. Perché un incontro sul maschile, adesso? Quale è il richiamo che molte persone uomini e donne sentono ma che non si è in grado facilmente di definire? Le donne lavorano sul femminile, sull’origine del matriarcato e sul progetto di una società diversa, sulla critica all’impostazione maschile della società, religione, prepotenza, potere, esclusione... Il maschile invece sembra fermo in uno stato di assopimento e di mantenimento di una sua rendita vitalizia basata sulla dominanza di genere, come fosse che da quello dipende la sua libertà e il suo benessere esistenziale. Il maschile è cosciente che ha, anche lui, il compito di ricostruire un’anima universale, sulle ceneri di un mondo ormai vecchio che è in fase di dissoluzione? Si sta addestrando a questo? Quale è il suo progetto? E soprattutto, ne ha uno? Abbiamo pensato a questa proposta per un incontro di riflessione sul maschile così come è nel tempo attuale, che è nata dal desiderio di focalizzare in un momento difficile, di grandi trasformazioni e pericoli incombenti di vario tipo, quelle che sono le caratteristiche di un genere che si proclama dominante ma che non sembra in grado di avere la autorevolezza necessaria per la creazione di pace e stabilità. Pertanto è stato proposto uno sguardo introspettivo su fragilità, indecisioni, responsabilità, fughe, brame di potere, violenza, una riflessione critica su che tipo di mondo il maschile ho creato, una riflessione sugli errori di metodo e di impostazione occorsi da molte migliaia di anni fa ad adesso. Viviamo in un mondo ostile basato sulla competizione e la lotta per il dominio, dove conta solo chi vince. Sappiamo tutti che esiste un modo diverso per sviluppare la storia futura dell’umanità. Come possiamo inventare un nuovo Umanesimo? Il maschile sta collaborando per questo, eventualmente insieme con il femminile? Serve forse un passo indietro da parte degli uomini per poter vedere la loro situazione con la serenità e la criticità necessaria? In un sentire che superi la competizione e il dominio tra i due generi e anche all’interno del genere maschile (molto autoritario verso i maschi miti e i non violenti) e che tenda a fecondare l’immaginario con una prospettiva di vita rinnovata e pacifica, totalmente altra dall’attuale, nuova nelle strutture sociali, nei rapporti personali e intrapersonali, un progetto di vita che vada al di là dell’egoismo, competizio-ne, guerra e violenza, dove i generi umani siano tra loro in armonia e in collaborazione, in un rispetto e una conoscenza che vada al di là dell’immanente, per respirare il vento del rinnovamento. Da questa iniziativa sta nascendo a Firenze un cerchio di “Maschi in cammino” al quale invio i miei auguri e speranze. Grazie a tutti Marco [Leggi]
Care amiche e cari amici,

il 19 ottobre scorso è stato proposto dall’Associazione Vivere l’Etica, un Convegno sul tema “Il maschile, adesso”.

Perché un incontro sul maschile, adesso? Quale è il richiamo che molte persone uomini e donne sentono ma che non si è in grado facilmente di definire? Le donne lavorano sul femminile, sull’origine del matriarcato e sul progetto di una società diversa, sulla critica all’impostazione maschile della società, religione, prepotenza, potere, esclusione... Il maschile invece sembra fermo in uno stato di assopimento e di mantenimento di una sua rendita vitalizia basata sulla dominanza di genere, come fosse che da quello dipende la sua libertà e il suo benessere esistenziale. Il maschile è cosciente che ha, anche lui, il compito di ricostruire un’anima universale, sulle ceneri di un mondo ormai vecchio che è in fase di dissoluzione? Si sta addestrando a questo? Quale è il suo progetto? E soprattutto, ne ha uno?

Abbiamo pensato a questa proposta per un incontro di riflessione sul maschile così come è nel tempo attuale, che è nata dal desiderio di focalizzare in un momento difficile, di grandi trasformazioni e pericoli incombenti di vario tipo, quelle che sono le caratteristiche di un genere che si proclama dominante ma che non sembra in grado di avere la autorevolezza necessaria per la creazione di pace e stabilità. Pertanto è stato proposto uno sguardo introspettivo su fragilità, indecisioni, responsabilità, fughe, brame di potere, violenza, una riflessione critica su che tipo di mondo il maschile ho creato, una riflessione sugli errori di metodo e di impostazione occorsi da molte migliaia di anni fa ad adesso. Viviamo in un mondo ostile basato sulla competizione e la lotta per il dominio, dove conta solo chi vince. Sappiamo tutti che esiste un modo diverso per sviluppare la storia futura dell’umanità. Come possiamo inventare un nuovo Umanesimo? Il maschile sta collaborando per questo, eventualmente insieme con il femminile? Serve forse un passo indietro da parte degli uomini per poter vedere la loro situazione con la serenità e la criticità necessaria? In un sentire che superi la competizione e il dominio tra i due generi e anche all’interno del genere maschile (molto autoritario verso i maschi miti e i non violenti) e che tenda a fecondare l’immaginario con una prospettiva di vita rinnovata e pacifica, totalmente altra dall’attuale, nuova nelle strutture sociali, nei rapporti personali e intrapersonali, un progetto di vita che vada al di là dell’egoismo, competizio-ne, guerra e violenza, dove i generi umani siano tra loro in armonia e in collaborazione, in un rispetto e una conoscenza che vada al di là dell’immanente, per respirare il vento del rinnovamento.

Da questa iniziativa sta nascendo a Firenze un cerchio di “Maschi in cammino” al quale invio i miei auguri e speranze.

Grazie a tutti

Marco [Chiudi]
Il maschile, adesso.
"Colui che tenta di agire e di fare le cose per gli altri, o per il mondo, senza approfondire la co-noscenza di sé, la libertà, l'integrità, la capacità di amare, non avrà nulla da dare agli altri. Non comunicherà loro niente altro che il contagio delle sue ossessioni, la sua aggressività, le sue ambizioni egocentriche, le sue delusioni sui fini e sui mezzi, i suoi pregiudizi, e i suoi dogmati-smi." (Thomas Merton)
Allegati Allegati: Zefiro.2019.17
26/10/2019: Anno 2019 - Numero 16  File Pdf
Pubblicato il 25/10/2019
Il cespuglio.
Il cespuglio.
Care amiche e cari amici, vi sarà capitato di vedere un cespuglio in campagna, una macchia di verde in un campo o in un bosco che ripara dalla vista, che può essere rifugio che nasconde tra le sue frasche. Penso adesso che cosa mi accadrebbe se fossi un cacciatore e vedessi questo cespuglio muovere i rami come agitato da una presenza che in lui si cela. Cosa farei? Cosa scatterebbe dentro? Alla ricerca di una selvaggina cacciata da tempo senza troppa fortuna cosa farei? Sparerei senza pensare, anche alla cieca? Mi avvicinerei con circospezione per vedere di cosa si tratta e capire la situazione rischiando di perdere l’opportunità di una preda? E’ storia, perché è successo, che la prima opzione alle volte sia stata quella scelta e ci sono state vittime, una volta addirittura il figlio del cacciatore stesso… Cosa si nasconde nell’intimo, quali sono i meccanismi che portano a gesti simili? Si chiama “etica del cespuglio” appunto quella che ci troviamo di fronte quando non conosciamo quello che la situazione nasconde e pur non avendo coscienza piena di quanto abbiamo dinanzi presi dalla brama di un successo nel cogliere opportunità inattese, scegliamo di rischiare senza troppo pensare a eventuali conseguenze. Rinunciare sembrerebbe da sciocchi? Tanto qualcun altro lo farà al posto mio… E poi figurati che può succedere… poco fa ho visto girare un cinghiale in lontananza… Sembra una esagerazione, vero? Non sembra quasi possibile… In campo venatorio come dicevo è accaduta più volte, ma anche nella vita che ognuno di noi vive quotidianamente non è così rara... Si chiama OGM oppure 5G o intelligenza artificiale, o bioingegneria, armi a decisione autonoma, armi nucleari e quante altre ancora. Animati da utili stratosferici che hanno anche ricadute importanti sul controllo sociale e industriale vengono fatte scelte di cui non sappiamo molto se non addirittura niente di certo in ambito della salute umana e della sopravvivenza della specie in caso di perdita del controllo della situazione. Si spara così senza sapere cosa si muove nel cespuglio accecati dalla brama di non perdere una possibile preda, un vantaggio sulla concorrenza, un nuovo elemento di dominio sul mondo e sugli altri. La corsa sempre più accelerata verso un non si sa dove prende il sopravvento nella brama di trovare sempre nuove frontiere che ci consentano quello che non era possibile prima anche se non è lecito, se è pericoloso, se non è etico. E non mi si dica che la colpa è tutta delle multinazionali (che sono pur colpevoli di nefandezze e attacchi contro la vita che il pianeta non ha mai visto prima della nostra epoca), ma il nostro silenzio è altrettanto colpevole. Il mondo quindi mi si trasforma tra le mani, lo trasformo con i miei atti, con le mie miserie di attaccamento al potere che risiede nel primato, nel vincere comunque e a qualunque costo. Questo risulta dall’essere caduto nel vedere come solo scopo dell’esistere la corsa verso il primato sugli altri, in una competizione senza fine e senza morale. Il poeta mi richiama al vero e profondo senso ormai in gran parte obnubilato dalla folle corsa a quello che è e rimane il senso profondo, che non mi perderà e che mi preserva da un nulla esistenziale. Chi non ama le anime viventi adesso, non troverà niente dopo. E dopo sarà troppo tardi piangere lacrime postume in una opulenta ricchezza fatta di polvere. Grazie a tutti Marco [Leggi]
Care amiche e cari amici,

vi sarà capitato di vedere un cespuglio in campagna, una macchia di verde in un campo o in un bosco che ripara dalla vista, che può essere rifugio che nasconde tra le sue frasche. Penso adesso che cosa mi accadrebbe se fossi un cacciatore e vedessi questo cespuglio muovere i rami come agitato da una presenza che in lui si cela. Cosa farei? Cosa scatterebbe dentro? Alla ricerca di una selvaggina cacciata da tempo senza troppa fortuna cosa farei? Sparerei senza pensare, anche alla cieca? Mi avvicinerei con circospezione per vedere di cosa si tratta e capire la situazione rischiando di perdere l’opportunità di una preda?

E’ storia, perché è successo, che la prima opzione alle volte sia stata quella scelta e ci sono state vittime, una volta addirittura il figlio del cacciatore stesso… Cosa si nasconde nell’intimo, quali sono i meccanismi che portano a gesti simili?

Si chiama “etica del cespuglio” appunto quella che ci troviamo di fronte quando non conosciamo quello che la situazione nasconde e pur non avendo coscienza piena di quanto abbiamo dinanzi presi dalla brama di un successo nel cogliere opportunità inattese, scegliamo di rischiare senza troppo pensare a eventuali conseguenze. Rinunciare sembrerebbe da sciocchi? Tanto qualcun altro lo farà al posto mio… E poi figurati che può succedere… poco fa ho visto girare un cinghiale in lontananza…

Sembra una esagerazione, vero? Non sembra quasi possibile… In campo venatorio come dicevo è accaduta più volte, ma anche nella vita che ognuno di noi vive quotidianamente non è così rara... Si chiama OGM oppure 5G o intelligenza artificiale, o bioingegneria, armi a decisione autonoma, armi nucleari e quante altre ancora. Animati da utili stratosferici che hanno anche ricadute importanti sul controllo sociale e industriale vengono fatte scelte di cui non sappiamo molto se non addirittura niente di certo in ambito della salute umana e della sopravvivenza della specie in caso di perdita del controllo della situazione. Si spara così senza sapere cosa si muove nel cespuglio accecati dalla brama di non perdere una possibile preda, un vantaggio sulla concorrenza, un nuovo elemento di dominio sul mondo e sugli altri. La corsa sempre più accelerata verso un non si sa dove prende il sopravvento nella brama di trovare sempre nuove frontiere che ci consentano quello che non era possibile prima anche se non è lecito, se è pericoloso, se non è etico. E non mi si dica che la colpa è tutta delle multinazionali (che sono pur colpevoli di nefandezze e attacchi contro la vita che il pianeta non ha mai visto prima della nostra epoca), ma il nostro silenzio è altrettanto colpevole. Il mondo quindi mi si trasforma tra le mani, lo trasformo con i miei atti, con le mie miserie di attaccamento al potere che risiede nel primato, nel vincere comunque e a qualunque costo. Questo risulta dall’essere caduto nel vedere come solo scopo dell’esistere la corsa verso il primato sugli altri, in una competizione senza fine e senza morale. Il poeta mi richiama al vero e profondo senso ormai in gran parte obnubilato dalla folle corsa a quello che è e rimane il senso profondo, che non mi perderà e che mi preserva da un nulla esistenziale. Chi non ama le anime viventi adesso, non troverà niente dopo. E dopo sarà troppo tardi piangere lacrime postume in una opulenta ricchezza fatta di polvere.

Grazie a tutti

Marco [Chiudi]
Il cespuglio.
"Guai a chi avrà amato solo corpi, forme, apparenze. La morte gli toglierà tutto. Cercate di amare delle anime. Le ritroverete." (Victor Hugo)
Allegati Allegati: Zefiro.2019.16
12/10/2019: Anno 2019 - Numero 15  File Pdf
Pubblicato il 15/10/2019
Sciopero per il Clima.
Sciopero per il Clima.
Care amiche e cari amici, ecco per voi un brano (non mio) sulla marcia per il Clima del 27 settembre. Il taglio è politico, portate pazienza, ma dice cose che mi sembrano condivisibili. REPORT ASSEMBLEA NAZIONALE Il movimento Fridays for Future Italia, rappresentato nella seconda assemblea a Napoli da oltre 80 assemblee locali, ha condiviso queste posizioni per rilanciare la lotta per la giustizia climatica. Per noi la giustizia climatica è la necessità che a pagare il prezzo della riconversione ecologica e sistemica sia chi fino ad oggi ha speculato sull’inquinamento della terra, sulle devastazioni ambientali, causando l’accelerazione del cambiamento climatico. I costi della riconversione non devono ricadere sui popoli che abitano nei Paesi del Sud del mondo. Siamo solidali con i e le migranti e con tutti i popoli indigeni. Siamo i/le giovani, e non solo, contro gli attuali potenti della terra, contro le multinazionali e contro chi detiene il potere economico e politico che non stanno facendo nulla in proposito. La giustizia climatica è per noi strettamente connessa alla giustizia sociale, la transizione ecologica dev’essere quindi accompagnata dalla redistribuzione delle ricchezze, vogliamo un mondo in cui i ricchi siano meno ricchi e i poveri meno poveri. Cambiare sistema e non il clima non è per noi uno slogan. Il cambio di sistema economico e di sviluppo è per noi un tema centrale e necessariamente connesso alla transizione verso un modello ecologico. Cambiare il sistema vuol dire anche non analizzare la questione ecologica come questione settoriale, ma riconoscere le forti connessioni che esistono con le lotte transfemministe, antirazziste e sociali legate ai temi del lavoro, della sanità e dell’istruzione e metterle in connessione. I criteri che chiediamo di rispettare a livello globale riguardo la parità di genere sono assunti anche nelle pratiche e nelle metodologie del nostro movimento. L’intersezionalità è una modalità di lettura che permette di leggere in termini analitici la società sistematizzando le diverse lotte e la molteplicità di oppressioni che caratterizzano il nostro sistema patriarcale, sessista, razzista, colonialista, machista e basato sulla logica dell’accumulazione e del profitto. Le nostre rivendicazioni come studenti si devono porre l’obiettivo di entrare in sintonia, e non in contraddizione, con i bisogni di lavoratrici e lavoratori, delle abitanti e degli abitanti delle nostre città, delle nostre province e di tutti i nostri territori. Ci lasciamo con la volontà di approfondire relazioni con la comunità scientifica, essendo consapevoli che i dati sono scientifici, ma le scelte sono politiche. Dobbiamo essere in grado di ripensare il sistema, nella sua totalità, senza lasciare indietro nessuna persona. La nostra casa è in fiamme, e noi stiamo spegnendo l’incendio consapevoli che una volta spento l’incendio la casa non potrà essere più la stessa. Vogliamo una casa che metta al centro il processo democratico e partecipativo ribaltando le logiche di potere che caratterizzano il nostro sistema. Non vogliamo più sussidi sui combustibili fossili, vogliamo una tassazione che colpisca i profitti della produzione e non solo il consumo. Pretendiamo l’obiettivo emissioni zero entro il 2030 per l’Italia. Vogliamo la decarbonizzazione totale entro il 2025 passando alla produzione energetica totalmente rinnovabile e organizzata democraticamente con le realtà territoriali. Siamo fermamente contrari a ogni infrastruttura legata ai combustibili fossili, come il metanodotto in Sardegna, la TAP. Chiediamo la dismissione nei tempi più rapidi possibili di ogni impianto inquinante attualmente operativo, come l’ILVA. Tutte le fonti inquinanti devono essere chiuse attivando tutte quelle bonifiche, sotto controllo popolare e pagate da chi fino ad oggi ha inquinato. Il nostro futuro è più importante del PIL. Le aziende inquinanti devono chiudere, ma devono essere garantiti posti di lavoro e tutele a tutte quelle persone coinvolte nella transizione. Non accettiamo il ricatto tra lavoro, salute e tutela dell’ambiente. Vogliamo un investimento nazionale su un trasporto pubblico sostenibile, accessibile a tutti e di qualità. Vogliamo dei trasporti a emissioni zero e necessariamente gratuiti. Un trasporto nazionale e territoriale che rispecchia i bisogni dei più, organizzato e pianificato secondo un processo di coinvolgimento democratico di tutte le abitanti e di tutti gli abitanti. Vogliamo un cambio di rotta sostanziale per quanto riguarda il sistema d’istruzione e il mondo della ricerca. Esigiamo un ripensamento della didattica in ottica ecologista e che si investa sulla ricerca riconoscendo il valore dei saperi nei processi trasformativi della realtà. Riconosciamo la centralità di scuole e università nel processo di cambio di sistema per il quale stiamo lottando. Non vogliamo che il MIUR faccia operazioni di greenwashing, ma che sospenda immediatamente ogni accordo con le multinazionali e con le aziende inquinanti. Ci dichiariamo contrari a ogni grande opera inutile e dannosa, intesa come infrastruttura, industria e progetto che devasta ambientalmente, economicamente e politicamente i territori senza coinvolgere gli abitanti nella propria autodeterminazione. Sosteniamo ogni battaglia territoriale portata avanti dai tanti comitati locali, come No-TAV per Val di Susa, No-Grandi navi per Venezia, no Muos per Catania e Siracusa, no TAP per Lecce e Stop biocidio per Napoli e la terra dei fuochi, Bagnoli Libera contro il commissariamento, la lotta all’Enel per Civitavecchia, la Snam per l’Abruzzo, il Terzo Valico per Alessandria. Rifiutiamo ogni speculazione sullo smaltimento dei rifiuti, sul consumo del suolo e quelle infrastrutture che causano dissesto idrogeologico. Pretendiamo che l’unica grande opera da portare avanti sia la bonifica e la messa in sicurezza dei territori. Non possiamo inoltre ignorare che l’agricoltura industriale svolga un grande ruolo nei cambiamenti climatici, nella devastazione ambientale e nello sfruttamento delle persone: le monocolture e anche l’allevamento intensivo sono modelli del tutto insostenibili che vanno fermate nel più breve tempo possibile. Vogliamo che venga dichiarata l’emergenza climatica ed ecologica nazionale, consapevoli che non può essere solamente un’opera di greenwashing della politica. La dichiarazione di emergenza climatica dev’essere fin da subito uno strumento trasformativo del presente. Un passo che dà forza al nostro movimento, senza però mai dimenticare che la vera alternativa è quella che tutti i giorni pratichiamo nei nostri territori e quella che narriamo nelle nostre iniziative. Dobbiamo rendere complementari le pratiche di autogestione ecologista con le forti richieste che facciamo alla politica. Non siamo disposti a scendere a compromessi, non vogliamo contrattare, vogliamo l’attuazione di ogni nostra rivendicazione per garantirci un futuro, ma siamo consapevoli che lo vogliamo ora, nel presente perché non c’è più tempo. Fridays for Future è un movimento orizzontale, inclusivo e democratico. Ripudiamo il fascismo in quanto ideologia antidemocratica e violenta. Rivendichiamo l’autonomia e sovranità delle assemblee locali, in quanto linfa vitale del nostro movimento e di cui le assemblee locali sono gli spazi decisionali. Crediamo infatti che la forma assembleare garantisca un modello decisionale partecipativo, aperto e orizzontale. Dalle assemblee locali infatti devono emergere le esigenze di mobilitazione, di organizzazione e di approfondimento. L’altro spazio decisionale collettivamente riconosciuto è l’assemblea nazionale, riconosciuto come spazio decisionale dove prendere decisioni specifiche di interesse nazionale e che serva per dare le linee guida da seguire. Lanciamo il quarto sciopero globale per il 29 novembre, proponendolo a livello internazionale sotto lo slogan “block the planet”. Quella giornata di mobilitazione ci permetterà di sperimentare le tante pratiche discusse in questi giorni, come le pratiche di blocco e di disobbedienza civile caratterizzate dalla partecipazione pacifica e di massa. Sosteniamo e saremo presenti alle mobilitazioni che lanceranno le realtà locali a Napoli a dicembre in concomitanza con la Cop Mediterranea, incontro interministeriale sul tema dei cambiamenti climatici dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Usciamo da questa assemblea nazionale con la consapevolezza di essere in grado, insieme, di cambiare il sistema. Non siamo disposti ad arrenderci, noi siamo la resistenza. Grazie a tutti Marco [Leggi]
Care amiche e cari amici,

ecco per voi un brano (non mio) sulla marcia per il Clima del 27 settembre.

Il taglio è politico, portate pazienza, ma dice cose che mi sembrano condivisibili.

REPORT ASSEMBLEA NAZIONALE

Il movimento Fridays for Future Italia, rappresentato nella seconda assemblea a Napoli da oltre 80 assemblee locali, ha condiviso queste posizioni per rilanciare la lotta per la giustizia climatica.

Per noi la giustizia climatica è la necessità che a pagare il prezzo della riconversione ecologica e sistemica sia chi fino ad oggi ha speculato sull’inquinamento della terra, sulle devastazioni ambientali, causando l’accelerazione del cambiamento climatico. I costi della riconversione non devono ricadere sui popoli che abitano nei Paesi del Sud del mondo. Siamo solidali con i e le migranti e con tutti i popoli indigeni.

Siamo i/le giovani, e non solo, contro gli attuali potenti della terra, contro le multinazionali e contro chi detiene il potere economico e politico che non stanno facendo nulla in proposito. La giustizia climatica è per noi strettamente connessa alla giustizia sociale, la transizione ecologica dev’essere quindi accompagnata dalla redistribuzione delle ricchezze, vogliamo un mondo in cui i ricchi siano meno ricchi e i poveri meno poveri. Cambiare sistema e non il clima non è per noi uno slogan. Il cambio di sistema economico e di sviluppo è per noi un tema centrale e necessariamente connesso alla transizione verso un modello ecologico.

Cambiare il sistema vuol dire anche non analizzare la questione ecologica come questione settoriale, ma riconoscere le forti connessioni che esistono con le lotte transfemministe, antirazziste e sociali legate ai temi del lavoro, della sanità e dell’istruzione e metterle in connessione. I criteri che chiediamo di rispettare a livello globale riguardo la parità di genere sono assunti anche nelle pratiche e nelle metodologie del nostro movimento. L’intersezionalità è una modalità di lettura che permette di leggere in termini analitici la società sistematizzando le diverse lotte e la molteplicità di oppressioni che caratterizzano il nostro sistema patriarcale, sessista, razzista, colonialista, machista e basato sulla logica dell’accumulazione e del profitto.

Le nostre rivendicazioni come studenti si devono porre l’obiettivo di entrare in sintonia, e non in contraddizione, con i bisogni di lavoratrici e lavoratori, delle abitanti e degli abitanti delle nostre città, delle nostre province e di tutti i nostri territori. Ci lasciamo con la volontà di approfondire relazioni con la comunità scientifica, essendo consapevoli che i dati sono scientifici, ma le scelte sono politiche.

Dobbiamo essere in grado di ripensare il sistema, nella sua totalità, senza lasciare indietro nessuna persona. La nostra casa è in fiamme, e noi stiamo spegnendo l’incendio consapevoli che una volta spento l’incendio la casa non potrà essere più la stessa.

Vogliamo una casa che metta al centro il processo democratico e partecipativo ribaltando le logiche di potere che caratterizzano il nostro sistema.

Non vogliamo più sussidi sui combustibili fossili, vogliamo una tassazione che colpisca i profitti della produzione e non solo il consumo. Pretendiamo l’obiettivo emissioni zero entro il 2030 per l’Italia.

Vogliamo la decarbonizzazione totale entro il 2025 passando alla produzione energetica totalmente rinnovabile e organizzata democraticamente con le realtà territoriali.

Siamo fermamente contrari a ogni infrastruttura legata ai combustibili fossili, come il metanodotto in Sardegna, la TAP. Chiediamo la dismissione nei tempi più rapidi possibili di ogni impianto inquinante attualmente operativo, come l’ILVA.

Tutte le fonti inquinanti devono essere chiuse attivando tutte quelle bonifiche, sotto controllo popolare e pagate da chi fino ad oggi ha inquinato. Il nostro futuro è più importante del PIL. Le aziende inquinanti devono chiudere, ma devono essere garantiti posti di lavoro e tutele a tutte quelle persone coinvolte nella transizione. Non accettiamo il ricatto tra lavoro, salute e tutela dell’ambiente.

Vogliamo un investimento nazionale su un trasporto pubblico sostenibile, accessibile a tutti e di qualità. Vogliamo dei trasporti a emissioni zero e necessariamente gratuiti. Un trasporto nazionale e territoriale che rispecchia i bisogni dei più, organizzato e pianificato secondo un processo di coinvolgimento democratico di tutte le abitanti e di tutti gli abitanti.

Vogliamo un cambio di rotta sostanziale per quanto riguarda il sistema d’istruzione e il mondo della ricerca.

Esigiamo un ripensamento della didattica in ottica ecologista e che si investa sulla ricerca riconoscendo il valore dei saperi nei processi trasformativi della realtà. Riconosciamo la centralità di scuole e università nel processo di cambio di sistema per il quale stiamo lottando. Non vogliamo che il MIUR faccia operazioni di greenwashing, ma che sospenda immediatamente ogni accordo con le multinazionali e con le aziende inquinanti.

Ci dichiariamo contrari a ogni grande opera inutile e dannosa, intesa come infrastruttura, industria e progetto che devasta ambientalmente, economicamente e politicamente i territori senza coinvolgere gli abitanti nella propria autodeterminazione. Sosteniamo ogni battaglia territoriale portata avanti dai tanti comitati locali, come No-TAV per Val di Susa, No-Grandi navi per Venezia, no Muos per Catania e Siracusa, no TAP per Lecce e Stop biocidio per Napoli e la terra dei fuochi, Bagnoli Libera contro il commissariamento, la lotta all’Enel per Civitavecchia, la Snam per l’Abruzzo, il Terzo Valico per Alessandria. Rifiutiamo ogni speculazione sullo smaltimento dei rifiuti, sul consumo del suolo e quelle infrastrutture che causano dissesto idrogeologico.

Pretendiamo che l’unica grande opera da portare avanti sia la bonifica e la messa in sicurezza dei territori.

Non possiamo inoltre ignorare che l’agricoltura industriale svolga un grande ruolo nei cambiamenti climatici, nella devastazione ambientale e nello sfruttamento delle persone: le monocolture e anche l’allevamento intensivo sono modelli del tutto insostenibili che vanno fermate nel più breve tempo possibile.

Vogliamo che venga dichiarata l’emergenza climatica ed ecologica nazionale, consapevoli che non può essere solamente un’opera di greenwashing della politica. La dichiarazione di emergenza climatica dev’essere fin da subito uno strumento trasformativo del presente. Un passo che dà forza al nostro movimento, senza però mai dimenticare che la vera alternativa è quella che tutti i giorni pratichiamo nei nostri territori e quella che narriamo nelle nostre iniziative. Dobbiamo rendere complementari le pratiche di autogestione ecologista con le forti richieste che facciamo alla politica.

Non siamo disposti a scendere a compromessi, non vogliamo contrattare, vogliamo l’attuazione di ogni nostra rivendicazione per garantirci un futuro, ma siamo consapevoli che lo vogliamo ora, nel presente perché non c’è più tempo.

Fridays for Future è un movimento orizzontale, inclusivo e democratico. Ripudiamo il fascismo in quanto ideologia antidemocratica e violenta. Rivendichiamo l’autonomia e sovranità delle assemblee locali, in quanto linfa vitale del nostro movimento e di cui le assemblee locali sono gli spazi decisionali.

Crediamo infatti che la forma assembleare garantisca un modello decisionale partecipativo, aperto e orizzontale. Dalle assemblee locali infatti devono emergere le esigenze di mobilitazione, di organizzazione e di approfondimento.

L’altro spazio decisionale collettivamente riconosciuto è l’assemblea nazionale, riconosciuto come spazio decisionale dove prendere decisioni specifiche di interesse nazionale e che serva per dare le linee guida da seguire.

Lanciamo il quarto sciopero globale per il 29 novembre, proponendolo a livello internazionale sotto lo slogan “block the planet”. Quella giornata di mobilitazione ci permetterà di sperimentare le tante pratiche discusse in questi giorni, come le pratiche di blocco e di disobbedienza civile caratterizzate dalla partecipazione pacifica e di massa.

Sosteniamo e saremo presenti alle mobilitazioni che lanceranno le realtà locali a Napoli a dicembre in concomitanza con la Cop Mediterranea, incontro interministeriale sul tema dei cambiamenti climatici dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo.

Usciamo da questa assemblea nazionale con la consapevolezza di essere in grado, insieme, di cambiare il sistema. Non siamo disposti ad arrenderci, noi siamo la resistenza.

Grazie a tutti

Marco [Chiudi]
Sciopero per il Clima.
"Al mondo la sfortuna non esiste, esiste solo l’uomo bianco." (Toni Morrison pseudonimo di Chloe Ardelia Wofford)
Allegati Allegati: Zefiro.2019.15
28/09/2019: Anno 2019 - Numero 14  File Pdf
Pubblicato il 15/10/2019
Responsabilità.
Responsabilità.
Care amiche e cari amici, parlare di responsabilità può sembrare un tema fin abusato, se ne parla infatti molto in vari ambiti e per varie motivazioni. Nel senso di “dovere” quando si ha una responsabilità di obbligo verso qualcosa o qualcuno o in termini di “volere” quando mi prendo responsabilità in un ambito che mi interessa e che sento particolarmente mio o di interesse o competenza. Esiste secondo me anche un altro ambito (e qui sono personalmente un po’ più carente) che è quello del poter prendersi la responsabilità, di aver raggiunto quel punto in cui me ne posso prendere attenzione, senza sentirmi caricato di pesi, perché è già diventata, prima ancora che me ne sia reso conto, una parte sostanziale della mia vita. Al di là del dovere e del volere, c’è un momento in cui si compie come un salto nell’essere, si va oltre le brame. E qui si arriva a incontrare il prendersi cura, nell’avere la consapevolezza di cosa questo comporta e si percepisce cosa è nella dimensione sottile e spirituale la responsabilità verso lo stato d’essere. Che sia una persona o una pianta non fa differenza tangibile per la visione esistenziale del dare, del sostenere, del nutrire e dell’accompagnare (certo nel caso delle persone è molto più complesso perché si attivano molte dinamiche dell’ego, aspettative, dolori, competizioni…). Le esistenze delle vite si incontrano e si intrecciano diventando un unicum inscindibile, c’è l’incontro animico, che trascende, che arriva da un oltre, c’è la mano che si tocca e il viaggio prosegue in un modo nuovo, che prima non si conosceva. Non c’è fatica o disagio, non c’è noia o appesantimento nel cammino obbligante, anzi, l’impegno diventa leggerezza nella gioiosità di una danza, la propria danza dove finalmente si raggiunge il senso, quel senso della vita che si adagia nella pace di un orizzonte sconfinato, dove posso respirare socchiudendo gli occhi e tutto mi abbraccia. Si guarda oltre con leggerezza e con una prospettiva che diventa duale con l’altro. Può essere il cammino di don Milani con i suoi scolari? è l’esperienza di un incontro con l’altro che diventa incontro con me stesso, con il mistero di essere vivo che risponde al “ma che ci faccio qui su questo mondo?”, è la responsabilità che si invera nell’amore che non chiede, che non ha aspettative, dell’amore per l’altro che poi sono io riflesso nel grande specchio dell’essere. La responsabilità senza una motivazione materiale diventa responsabilità di senso vivo che porta al dispiegamento del perché esisto. Si va al di là del servizio per l’altro. Si entra in una piccola eternità. Grazie a tutti Marco [Leggi]
Care amiche e cari amici,

parlare di responsabilità può sembrare un tema fin abusato, se ne parla infatti molto in vari ambiti e per varie motivazioni. Nel senso di “dovere” quando si ha una responsabilità di obbligo verso qualcosa o qualcuno o in termini di “volere” quando mi prendo responsabilità in un ambito che mi interessa e che sento particolarmente mio o di interesse o competenza. Esiste secondo me anche un altro ambito (e qui sono personalmente un po’ più carente) che è quello del poter prendersi la responsabilità, di aver raggiunto quel punto in cui me ne posso prendere attenzione, senza sentirmi caricato di pesi, perché è già diventata, prima ancora che me ne sia reso conto, una parte sostanziale della mia vita. Al di là del dovere e del volere, c’è un momento in cui si compie come un salto nell’essere, si va oltre le brame. E qui si arriva a incontrare il prendersi cura, nell’avere la consapevolezza di cosa questo comporta e si percepisce cosa è nella dimensione sottile e spirituale la responsabilità verso lo stato d’essere. Che sia una persona o una pianta non fa differenza tangibile per la visione esistenziale del dare, del sostenere, del nutrire e dell’accompagnare (certo nel caso delle persone è molto più complesso perché si attivano molte dinamiche dell’ego, aspettative, dolori, competizioni…). Le esistenze delle vite si incontrano e si intrecciano diventando un unicum inscindibile, c’è l’incontro animico, che trascende, che arriva da un oltre, c’è la mano che si tocca e il viaggio prosegue in un modo nuovo, che prima non si conosceva. Non c’è fatica o disagio, non c’è noia o appesantimento nel cammino obbligante, anzi, l’impegno diventa leggerezza nella gioiosità di una danza, la propria danza dove finalmente si raggiunge il senso, quel senso della vita che si adagia nella pace di un orizzonte sconfinato, dove posso respirare socchiudendo gli occhi e tutto mi abbraccia. Si guarda oltre con leggerezza e con una prospettiva che diventa duale con l’altro. Può essere il cammino di don Milani con i suoi scolari? è l’esperienza di un incontro con l’altro che diventa incontro con me stesso, con il mistero di essere vivo che risponde al “ma che ci faccio qui su questo mondo?”, è la responsabilità che si invera nell’amore che non chiede, che non ha aspettative, dell’amore per l’altro che poi sono io riflesso nel grande specchio dell’essere. La responsabilità senza una motivazione materiale diventa responsabilità di senso vivo che porta al dispiegamento del perché esisto. Si va al di là del servizio per l’altro. Si entra in una piccola eternità.

Grazie a tutti

Marco [Chiudi]
Responsabilità.
"Gli occhi vedono soltanto ciò che la mente è pronta a comprendere." (Henri Bergson)
Allegati Allegati: Zefiro.2019.14
14/09/2019: Anno 2019 - Numero 13  File Pdf
Pubblicato il 20/09/2019
Piscina.
Piscina.
Care amiche e cari amici, questa estate come sicuramente molti di voi ero in piscina, una piccola piscina all’aperto, affacciata su un panorama campestre. Un bel posto, simile a quello della foto. Avvicinandomi ho notato che l’acqua non era immobile ma con piccole onde che nascevano proprio dall’interno dello specchio d’acqua. Mi sono avvicinato e ho visto insetti che erano caduti in qualche modo in acqua e si agitavano perché non riuscivano ad uscire, mentre altri erano già annegati e quindi immobili. Ho avvicinato la mano ad uno di quelli che annaspavano e appena l’ho messa in contatto con il corpo dell’animale ho sentito evidente la stretta delle zampette che afferravano la possibilità di un approdo, di uscire da una situazione di grande difficoltà. Mi è sembrata la stretta di quando si trova un appiglio di salvezza. Pur così piccolo sentivo in lui la grande forza generata dalla disperazione e dalla speranza. Si è attaccato al mio dito e l’ho messo sul bordo della piscina. Grondante, distendeva le ali per asciugarsi al sole e riprendersi. Dopo un poco è riuscito a prendere il volo ed è sparito in un attimo nell’aria, libero. Di nuovo in corsa, nella vita che si riapriva all’esistere, in un’altra possibilità offertagli. Mi sono sentito felice, come consapevole di un aiuto che ha dato frutto. Tutto molto piccolo, minuscolo, quasi insignificante, certo, ma non per l’insetto, per lui era vita vera. Ho fatto la stessa cosa con gli altri in difficoltà e non potevo non pensare vedendo quegli esseri così piccoli, alle persone che annegano purtroppo tuttora in mare e alle quali è negato aiuto, non graditi perché non utili, visti come scarti indesiderabili perché troppi e inutilmente costosi. Vedevo quelle mani affioranti dalle onde e che poi scompaiono, rifiutate. Chi si crede padrone della vita e di poterne disporre per suo uso e profitto, è anche colui che decide se far sopravvivere o lasciar morire. Chi si crede dio per un momento, dovrà accogliere la verità nascosta nel suo essere, che si manifesterà quando la vita fuggendo da lui non concederà tempo per trovare un primario luminare in grado di allungarla di un solo istante, mentre la disperazione di chi ha sofferto per sua mano sarà davanti ai suoi occhi, bagnati dalle lacrime del terrore della solitudine, ma purtroppo ormai sarà tardi per tutto. Leggevo infatti in grandi libri di sapienza che nel momento della fine si rivede in pochi lunghissimi istanti tutta la vita e ogni più piccola azione rievoca il sentire profondo, adesso divenuto consapevole, che l’ha generata. E’ l’amore che può salvare, se non so amare almeno che mi eserciti ad amare per… mio egoismo! Perché solo da lì credo possa venire del bene, solo da lì può nascere un senso. Come essere spirituale rivestito di materia, ho la possibilità di interagire con quella materia solo per cogliere opportunità di aiuto e servizio a favore degli altri, il resto lo perderò in quanto inutile vanità. Grazie a tutti Marco [Leggi]
Care amiche e cari amici,

questa estate come sicuramente molti di voi ero in piscina, una piccola piscina all’aperto, affacciata su un panorama campestre. Un bel posto, simile a quello della foto. Avvicinandomi ho notato che l’acqua non era immobile ma con piccole onde che nascevano proprio dall’interno dello specchio d’acqua. Mi sono avvicinato e ho visto insetti che erano caduti in qualche modo in acqua e si agitavano perché non riuscivano ad uscire, mentre altri erano già annegati e quindi immobili. Ho avvicinato la mano ad uno di quelli che annaspavano e appena l’ho messa in contatto con il corpo dell’animale ho sentito evidente la stretta delle zampette che afferravano la possibilità di un approdo, di uscire da una situazione di grande difficoltà. Mi è sembrata la stretta di quando si trova un appiglio di salvezza. Pur così piccolo sentivo in lui la grande forza generata dalla disperazione e dalla speranza. Si è attaccato al mio dito e l’ho messo sul bordo della piscina. Grondante, distendeva le ali per asciugarsi al sole e riprendersi. Dopo un poco è riuscito a prendere il volo ed è sparito in un attimo nell’aria, libero. Di nuovo in corsa, nella vita che si riapriva all’esistere, in un’altra possibilità offertagli. Mi sono sentito felice, come consapevole di un aiuto che ha dato frutto. Tutto molto piccolo, minuscolo, quasi insignificante, certo, ma non per l’insetto, per lui era vita vera. Ho fatto la stessa cosa con gli altri in difficoltà e non potevo non pensare vedendo quegli esseri così piccoli, alle persone che annegano purtroppo tuttora in mare e alle quali è negato aiuto, non graditi perché non utili, visti come scarti indesiderabili perché troppi e inutilmente costosi. Vedevo quelle mani affioranti dalle onde e che poi scompaiono, rifiutate. Chi si crede padrone della vita e di poterne disporre per suo uso e profitto, è anche colui che decide se far sopravvivere o lasciar morire. Chi si crede dio per un momento, dovrà accogliere la verità nascosta nel suo essere, che si manifesterà quando la vita fuggendo da lui non concederà tempo per trovare un primario luminare in grado di allungarla di un solo istante, mentre la disperazione di chi ha sofferto per sua mano sarà davanti ai suoi occhi, bagnati dalle lacrime del terrore della solitudine, ma purtroppo ormai sarà tardi per tutto. Leggevo infatti in grandi libri di sapienza che nel momento della fine si rivede in pochi lunghissimi istanti tutta la vita e ogni più piccola azione rievoca il sentire profondo, adesso divenuto consapevole, che l’ha generata.

E’ l’amore che può salvare, se non so amare almeno che mi eserciti ad amare per… mio egoismo! Perché solo da lì credo possa venire del bene, solo da lì può nascere un senso. Come essere spirituale rivestito di materia, ho la possibilità di interagire con quella materia solo per cogliere opportunità di aiuto e servizio a favore degli altri, il resto lo perderò in quanto inutile vanità.

Grazie a tutti

Marco [Chiudi]
Piscina.
"Dentro ad un abbraccio puoi fare di tutto, sorridere e piangere, rinascere e morire. Oppure fermarti a tremarci dentro come fosse l'ultimo." (Charles Bukowski)
Allegati Allegati: Zefiro.2019.13
Pagina:
Tutte le immagini utilizzate negli articoli hanno il copyright scaduto o sono state distribuite liberamente in internet dagli autori (quando appurabile) o sono state prelevate e utilizzate nei limiti previsti dalla legge per le porzioni di opere a fine di commento/critica senza fine di lucro. Se un'immagine risultasse di vostra proprietà e voleste rimuoverla: contattatemi, dimostratemene la paternità e io la rimuoverò.
Comunità di Meditazione Interreligiosa Fiorentina
Email: [email protected]
Sito web: cmif.altervista.org
Versione: 1.5
Rilasciata il: 06/02/2014
Powered by Yii Framework.
Secured with Rights version 1.3.0.