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Radio Voce della Speranza

Lo Zefiro

Notiziario Interreligioso
Redazione: Marco Lazzeri
Telefono: 335.6415395
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17/12/2016: Anno 2016 - Numero 36  File Pdf
Pubblicato il 16/12/2016
Buon Natale e Buon Anno nuovo!.
Buon Natale e Buon Anno nuovo!.
Care amiche e cari amici, auguro a tutti Buon Natale e Buon Anno 2017. Nel rispetto, nella sobrietà, per la Pace nel mondo e nella letizia in noi, nell’amicizia tra le persone, con gli animali tutti e le piante, con devozione per il creato e per ciò che siamo ma che ancora non conosciamo. Nella riconoscenza per lo splendore e nel perdono per chi ancora non ha compreso, nella compassione e nella benevolenza, nel passo indietro che può avvicinare, nell’abbraccio che risana. Nella mano tesa del profugo che ci porge la salvezza che non avremmo da soli. Nel desiderio di una giustizia che valga per tutti perché senza giustizia non ci può essere pace ma pacificazione (la pace forzata e tenuta con il potere che era la pax romana). Nel darci da fare nell’interesse reciproco e comunque senza malizia. Nella certezza che saremo accolti, anche se non lo siamo qui.   Offro in dono natalizio la raccolta degli articoli dello Zefiro, anno 2016. Chi la desidera può richiederla alla mail : marco.lazzeri53@gmail.com Grazie a tutti. Marco   PS. Dopo i brindisi raccogliete i tappi di sughero, l’Associazione Vivere l’Etica li recupera e li ricicla! Li potete consegnare a me personalmente, dopo le feste. Piccoli gesti di consapevolezza che un giorno saranno normali e non più eccezionali. [Leggi]
Care amiche e cari amici,

auguro a tutti Buon Natale e Buon Anno 2017. Nel rispetto, nella sobrietà, per la Pace nel mondo e nella letizia in noi, nell’amicizia tra le persone, con gli animali tutti e le piante, con devozione per il creato e per ciò che siamo ma che ancora non conosciamo. Nella riconoscenza per lo splendore e nel perdono per chi ancora non ha compreso, nella compassione e nella benevolenza, nel passo indietro che può avvicinare, nell’abbraccio che risana. Nella mano tesa del profugo che ci porge la salvezza che non avremmo da soli. Nel desiderio di una giustizia che valga per tutti perché senza giustizia non ci può essere pace ma pacificazione (la pace forzata e tenuta con il potere che era la pax romana). Nel darci da fare nell’interesse reciproco e comunque senza malizia. Nella certezza che saremo accolti, anche se non lo siamo qui.

 

Offro in dono natalizio la raccolta degli articoli dello Zefiro, anno 2016. Chi la desidera può richiederla alla mail : marco.lazzeri53@gmail.com

Grazie a tutti.

Marco

 

PS. Dopo i brindisi raccogliete i tappi di sughero, l’Associazione Vivere l’Etica li recupera e li ricicla! Li potete consegnare a me personalmente, dopo le feste. Piccoli gesti di consapevolezza che un giorno saranno normali e non più eccezionali. [Chiudi]
Buon Natale e Buon Anno nuovo!.
"Non si arriva in alto superando gli altri. Si arriva in alto superando se stessi." (xxx)
10/12/2016: Anno 2016 - Numero 35  File Pdf
Pubblicato il 16/12/2016
Barbiana.
Barbiana.
Care amiche e cari amici, poco tempo fa sono stato a Barbiana presso la chiesa, dove Don Milani ha esercitato il suo mi-nistero con i ragazzi del luogo e dintorni. Un luogo piccolo perso nel nulla, un esilio imposto, infatti, non un paese con la chiesa ma solo due case sul monte, totalmente isolate. Ha vissuto insegnando di tutto, educando alla vita e alla coscienza dell’essere nel mondo e nella consape-volezza nelle relazioni sociali con gli altri, con i poveri e con i potenti, con i figli di papà, quelli che possiedono e che comandano perché conoscono delle parole “difficili” in più e che lui (figlio di famiglia molto agiata e per vocazione povero con i poverissimi) insegnava ai ragazzi per consegnargli gli strumenti necessari a non soccombere. Ho visto il piccolo cimitero, dove riposa e ho saputo che quei due metri di terreno li ha acquistati lui personalmente dal Comune di Vicchio pochi giorni dopo il suo arrivo a Barbiana per dare testimonianza alla gente del luogo che lui c’era, che aveva sposato quel luogo e quella comunità e che sarebbe rimasto con loro per sempre. E’ morto giovane ma il suo insegnamento si è diffuso nel mondo, anche fuori dall’Italia e non muore ma è vivo e tuttora dà frutto. E’ l’insegnamento che si basa su “I care” mi prendo cura, sono con te. Lo trovo bellissimo. Vorrei saperlo fare anche io così bene. Vorrei che fosse fatto anche a me, vicendevolmente. Mi chiedo quante volte non sono stato capace, non ci sono stato sono scappato senza dire niente, semplicemente sparito senza una parola, senza una spiegazione, che forse nemmeno avevo. Non rendendomi conto di cosa lasciavo dietro di me, di quanto lasciavo di incompleto alle spalle. Di frantumato di irrisolto. Di lasciato lì a metà senza né capo né coda. Pezzi di vita dispersi, una fragilità che sfarina. Non prendersi cura degli altri è non riuscire ad amare abbastanza se stessi, non compiere il cammino fino in fondo, essere senza conclusione. Ve lo propongo, interroghiamoci senza schermi protettivi e senza giustificazioni di comodo su quante volte non abbiamo tenuto fede alle promesse, agli impegni. A quante volte abbiamo lasciato il cammino iniziato insieme con l’altro per andare via da soli senza dire nemmeno ciao o un perché… Leggevo durante la visita un libretto dal titolo “Ridare la parola”, sono scritti collettivi di ragazzi di una comunità in Spagna che segue, in modo personalizzato, l’insegnamento di Don Milani. Lì, come succedeva a Barbiana, lavorano e studiano 365 giorni l’anno, 366 se è bisestile. La vita è comunitaria e operosa, si fa tutto e di tutto, solo tutto quello che serve. Se una persona va lì con intenti diversi non trova facilmente rispondenza, non si fa turismo, non si fa per scherzo, anche se in comunità si gioca e ci si diverte. Chi non è dell’intendimento è visto come una persona che prende senza dare e che quindi per questo non può essere capace di prendersi cura. Essere fedele alle proprie promesse è faticoso, è una cosa che s’impara, che richiede volontà, studio ma anche affetto e lealtà. Generalmente ci si alza presto e si va a letto tardi. Mi raccontavano di ragazzi di Don Milani che si svegliavano alle cinque, un’ora per governare gli animali, due per andare a scuola attraversando il bosco - fa niente se è inverno - inizio lezioni alle otto fino alle diciotto e poi di nuovo a casa per cena alle venti – fa niente se nel bosco è notte. E tutto questo per libera scelta, non per dovere. Non dimenticarsi degli altri è essere centrati. Non solo su se stessi ma sul creato. Grazie a tutti. Marco [Leggi]
Care amiche e cari amici,

poco tempo fa sono stato a Barbiana presso la chiesa, dove Don Milani ha esercitato il suo mi-nistero con i ragazzi del luogo e dintorni. Un luogo piccolo perso nel nulla, un esilio imposto, infatti, non un paese con la chiesa ma solo due case sul monte, totalmente isolate. Ha vissuto insegnando di tutto, educando alla vita e alla coscienza dell’essere nel mondo e nella consape-volezza nelle relazioni sociali con gli altri, con i poveri e con i potenti, con i figli di papà, quelli che possiedono e che comandano perché conoscono delle parole “difficili” in più e che lui (figlio di famiglia molto agiata e per vocazione povero con i poverissimi) insegnava ai ragazzi per consegnargli gli strumenti necessari a non soccombere. Ho visto il piccolo cimitero, dove riposa e ho saputo che quei due metri di terreno li ha acquistati lui personalmente dal Comune di Vicchio pochi giorni dopo il suo arrivo a Barbiana per dare testimonianza alla gente del luogo che lui c’era, che aveva sposato quel luogo e quella comunità e che sarebbe rimasto con loro per sempre. E’ morto giovane ma il suo insegnamento si è diffuso nel mondo, anche fuori dall’Italia e non muore ma è vivo e tuttora dà frutto. E’ l’insegnamento che si basa su “I care” mi prendo cura, sono con te. Lo trovo bellissimo. Vorrei saperlo fare anche io così bene. Vorrei che fosse fatto anche a me, vicendevolmente. Mi chiedo quante volte non sono stato capace, non ci sono stato sono scappato senza dire niente, semplicemente sparito senza una parola, senza una spiegazione, che forse nemmeno avevo. Non rendendomi conto di cosa lasciavo dietro di me, di quanto lasciavo di incompleto alle spalle. Di frantumato di irrisolto. Di lasciato lì a metà senza né capo né coda. Pezzi di vita dispersi, una fragilità che sfarina. Non prendersi cura degli altri è non riuscire ad amare abbastanza se stessi, non compiere il cammino fino in fondo, essere senza conclusione. Ve lo propongo, interroghiamoci senza schermi protettivi e senza giustificazioni di comodo su quante volte non abbiamo tenuto fede alle promesse, agli impegni. A quante volte abbiamo lasciato il cammino iniziato insieme con l’altro per andare via da soli senza dire nemmeno ciao o un perché… Leggevo durante la visita un libretto dal titolo “Ridare la parola”, sono scritti collettivi di ragazzi di una comunità in Spagna che segue, in modo personalizzato, l’insegnamento di Don Milani. Lì, come succedeva a Barbiana, lavorano e studiano 365 giorni l’anno, 366 se è bisestile. La vita è comunitaria e operosa, si fa tutto e di tutto, solo tutto quello che serve. Se una persona va lì con intenti diversi non trova facilmente rispondenza, non si fa turismo, non si fa per scherzo, anche se in comunità si gioca e ci si diverte. Chi non è dell’intendimento è visto come una persona che prende senza dare e che quindi per questo non può essere capace di prendersi cura. Essere fedele alle proprie promesse è faticoso, è una cosa che s’impara, che richiede volontà, studio ma anche affetto e lealtà. Generalmente ci si alza presto e si va a letto tardi. Mi raccontavano di ragazzi di Don Milani che si svegliavano alle cinque, un’ora per governare gli animali, due per andare a scuola attraversando il bosco - fa niente se è inverno - inizio lezioni alle otto fino alle diciotto e poi di nuovo a casa per cena alle venti – fa niente se nel bosco è notte. E tutto questo per libera scelta, non per dovere. Non dimenticarsi degli altri è essere centrati. Non solo su se stessi ma sul creato.

Grazie a tutti.

Marco [Chiudi]
Barbiana.
"L’interesse dei giovani operai e contadini per la cultura è stato velato dalla classe dirigente negli ultimi 50 millenni con vari mezzi che vanno dal non costruire scuole e renderle efficaci fino a vari richiami distraenti come televisione, cine, tifo e i vizi che vi vengono propagandati." (Don Lorenzo Milani)
03/12/2016: Anno 2016 - Numero 34  File Pdf
Pubblicato il 02/12/2016
Camminare.
Camminare.
Care amiche e cari amici, questa settimana la parola è a Sandra. “Il camminare presuppone che a ogni passo il mondo cambi in qualche suo aspetto e pure che qualcosa cambi in noi” (Italo Calvino) Ho letto recentemente questo articolo: “Il potere spirituale del camminare” e mi fa piacere condividere con tutti alcune considerazioni. “Bisognerebbe camminare a lungo tutti i giorni non solo per il benessere fisico ma anche e soprattutto per quello mentale e dell’anima. Spesso mi ritrovo, mentre cammino, ad osservare le auto sulla strada e il pensiero che sempre mi tocca è “siamo pazzi!”. La maggior parte delle automobili è abitata da una persona sola e spesso il tratto che ogni auto percorre è davvero corto. Per la strada in cammino sono poche, pochissime le persone. In inverno sembra di vivere in un deserto di cemento. Mi ritornano alla mente le scene dei film di fantascienza con molteplici navicelle che sfrecciano di qua e di là come impazzite…”. Leggo e rifletto che camminare non porta solo benessere a chi cammina, l’ambiente sarebbe risparmiato da tanti fumi di scarico e sicuramente camminare è la base di un vivere in sobrietà. Questo non significa demonizzare l’uso dell’auto ma saper scegliere quando usarla. Significa adattarsi per esempio a ritmi diversi e anche a dipendere dagli orari dei mezzi pubblici se la meta da raggiungere è troppo lontana. “Camminare insieme a qualcuno è uno spasso, una condivisione non solo mentale e verbale ma anche fisica, due o più corpi che insieme vanno a creare un’armonia a 360 gradi. Camminare da soli è un percorso iniziatico, un modo per dare ascolto ai propri pensieri che scorrono, al proprio corpo che richiede movimento adeguato”. Quindi camminare cercando armonia con i compagni, dentro di noi, con il nostro corpo. Ascoltare il movimento dentro di noi. Usare gli occhi per osservare quello che ci circonda, per incontrare lo sguardo delle persone che incrociamo e osservare con attenzione la natura; le orecchie per sentire tutti i suoni che ci circondano, sentire il battito del nostro cuore e scoprire l’armonia fra i suoni esterni e interni ... Camminare cercando il proprio cammino. Sarebbe bello pensare di fare una passeggiata insieme, grazie. Sandra [Leggi]
Care amiche e cari amici,

questa settimana la parola è a Sandra.

“Il camminare presuppone che a ogni passo il mondo cambi in qualche suo aspetto e pure che qualcosa cambi in noi” (Italo Calvino)

Ho letto recentemente questo articolo: “Il potere spirituale del camminare” e mi fa piacere condividere con tutti alcune considerazioni.

“Bisognerebbe camminare a lungo tutti i giorni non solo per il benessere fisico ma anche e soprattutto per quello mentale e dell’anima. Spesso mi ritrovo, mentre cammino, ad osservare le auto sulla strada e il pensiero che sempre mi tocca è “siamo pazzi!”. La maggior parte delle automobili è abitata da una persona sola e spesso il tratto che ogni auto percorre è davvero corto. Per la strada in cammino sono poche, pochissime le persone. In inverno sembra di vivere in un deserto di cemento. Mi ritornano alla mente le scene dei film di fantascienza con molteplici navicelle che sfrecciano di qua e di là come impazzite…”.

Leggo e rifletto che camminare non porta solo benessere a chi cammina, l’ambiente sarebbe risparmiato da tanti fumi di scarico e sicuramente camminare è la base di un vivere in sobrietà. Questo non significa demonizzare l’uso dell’auto ma saper scegliere quando usarla. Significa adattarsi per esempio a ritmi diversi e anche a dipendere dagli orari dei mezzi pubblici se la meta da raggiungere è troppo lontana.

“Camminare insieme a qualcuno è uno spasso, una condivisione non solo mentale e verbale ma anche fisica, due o più corpi che insieme vanno a creare un’armonia a 360 gradi. Camminare da soli è un percorso iniziatico, un modo per dare ascolto ai propri pensieri che scorrono, al proprio corpo che richiede movimento adeguato”.

Quindi camminare cercando armonia con i compagni, dentro di noi, con il nostro corpo. Ascoltare il movimento dentro di noi. Usare gli occhi per osservare quello che ci circonda, per incontrare lo sguardo delle persone che incrociamo e osservare con attenzione la natura; le orecchie per sentire tutti i suoni che ci circondano, sentire il battito del nostro cuore e scoprire l’armonia fra i suoni esterni e interni ...

Camminare cercando il proprio cammino.

Sarebbe bello pensare di fare una passeggiata insieme, grazie.

Sandra [Chiudi]
Camminare.
"Colui che si mette in cammino non sarà lo stesso di colui che farà ritorno." 
26/11/2016: Anno 2016 - Numero 33  File Pdf
Pubblicato il 02/12/2016
Referendum Costituzionale.
Referendum Costituzionale.
Care amiche e cari amici, dedico questo numero al Referendum Costituzionale. L’invito come vedete è di votare No e mi sono impegnato personalmente in questo senso nella compagna e nel confronto elettorale. Questo invito non è o almeno non vuole essere politico ma etico e per la pace. Cosa vuol dire? Vedete nelle varie conferenze da entrambe la parti si è giustamente parlato molto dei contenuti istituzionali e degli obiettivi che la riforma comporta, dando a questo parere opposto. La cosa che è emersa meno è il perché questa esigenza è emersa così urgente e adesso. Nel corso della campagna mi sono fatto l’idea che il “non detto” è molto e spesso volutamente taciuto. La motivazione di questo stravolgimento della Costituzione, bene supremo della democrazia e della Pace nel nostro Paese, è legata non ad un tentativo di migliorare e snellire la macchina dello Stato, ma sembra da ricercare in ragioni ben diverse e che provengono dalla visione liberista che il sistema della finanza internazionale prevede di applicare all’Europa (all’Italia in particolare) per allinearla ai suoi intendimenti e necessità. Il motivo di questo mio intervento in un notiziario interreligioso che si occupa di spiritualità e di Pace è infatti proprio la pace come nostro bene, di per sé un po’ in bilico ai nostri tempi, e che può essere ulteriormente minacciata da questi cambiamenti di cui si deciderà con il voto. Infatti senza Senato e con una maggioranza parlamentare del primo partito eletto con il maggioritario, il premier potrà addivenire ad una decisione di entrata in guerra in modo più semplificato, senza troppi ostacoli e contrappesi istituzionali. Potrebbe essere quasi una decisione autonoma, senza dibattito e coinvolgimento democratico. Essere dalla parte dell’America e della NATO contro presunti nemici politici ed economici ci pone in grande pericolo con la presenza in Italia del maggiore armamento atomico dell’Europa (70 gli ordigni nucleari stoccati ad Aviano e Ghedi sui 180 europei), saremmo un obiettivo militare strategico primario. Credo personalmente che il momento attuale è quanto mai delicato e con pericoli concreti verso cambiamenti non reversibili in ambito della pace e della democrazia. Votare No, secondo me, è prendere posizione per la pace e distanza da logiche autoritarie che potrebbero portare a gravi pericoli, al momento non valutabili. Dal momento che questa Comunità è un’assemblea di persone propense al dialogo e alla condivisione fraterna ho sentito il bisogno di questo appello di attenzione alla vita e alla felicità dei popoli. Grazie a tutti. Marco [Leggi]
Care amiche e cari amici,

dedico questo numero al Referendum Costituzionale. L’invito come vedete è di votare No e mi sono impegnato personalmente in questo senso nella compagna e nel confronto elettorale. Questo invito non è o almeno non vuole essere politico ma etico e per la pace. Cosa vuol dire? Vedete nelle varie conferenze da entrambe la parti si è giustamente parlato molto dei contenuti istituzionali e degli obiettivi che la riforma comporta, dando a questo parere opposto. La cosa che è emersa meno è il perché questa esigenza è emersa così urgente e adesso. Nel corso della campagna mi sono fatto l’idea che il “non detto” è molto e spesso volutamente taciuto. La motivazione di questo stravolgimento della Costituzione, bene supremo della democrazia e della Pace nel nostro Paese, è legata non ad un tentativo di migliorare e snellire la macchina dello Stato, ma sembra da ricercare in ragioni ben diverse e che provengono dalla visione liberista che il sistema della finanza internazionale prevede di applicare all’Europa (all’Italia in particolare) per allinearla ai suoi intendimenti e necessità.

Il motivo di questo mio intervento in un notiziario interreligioso che si occupa di spiritualità e di Pace è infatti proprio la pace come nostro bene, di per sé un po’ in bilico ai nostri tempi, e che può essere ulteriormente minacciata da questi cambiamenti di cui si deciderà con il voto. Infatti senza Senato e con una maggioranza parlamentare del primo partito eletto con il maggioritario, il premier potrà addivenire ad una decisione di entrata in guerra in modo più semplificato, senza troppi ostacoli e contrappesi istituzionali. Potrebbe essere quasi una decisione autonoma, senza dibattito e coinvolgimento democratico. Essere dalla parte dell’America e della NATO contro presunti nemici politici ed economici ci pone in grande pericolo con la presenza in Italia del maggiore armamento atomico dell’Europa (70 gli ordigni nucleari stoccati ad Aviano e Ghedi sui 180 europei), saremmo un obiettivo militare strategico primario.

Credo personalmente che il momento attuale è quanto mai delicato e con pericoli concreti verso cambiamenti non reversibili in ambito della pace e della democrazia. Votare No, secondo me, è prendere posizione per la pace e distanza da logiche autoritarie che potrebbero portare a gravi pericoli, al momento non valutabili.

Dal momento che questa Comunità è un’assemblea di persone propense al dialogo e alla condivisione fraterna ho sentito il bisogno di questo appello di attenzione alla vita e alla felicità dei popoli.

Grazie a tutti.

Marco [Chiudi]
Referendum Costituzionale.
"La pace non può essere mantenuta con la forza, può essere solo raggiunta con la comprensione." (Albert Einstein)
19/11/2016: Anno 2016 - Numero 32  File Pdf
Pubblicato il 19/11/2016
Monte Atos.
Monte Atos.
Care amiche e cari amici, ecco cosa per adesso ho scoperto della meditazione, da un mio recente intervento presso il centro Wccm di Firenze. Fare meditazione è la recitazione del mantra, è l’esperienza del divenire, essere in una possibilità di cammino e di cambiamento, dove mi è dato di aggiungere al mio orizzonte elementi nuovi. Imparare a fare esperienza del sacro in me, non del santo che non sono: Incontrare la sacralità in me, nelle persone, cose, tempo, spazio, sensazioni, suoni. Il sacro che è nel “sentirsi d’esistere”, sentirsi vivo, anche se non riesco a definire bene tutto questo. Imparare l’umiltà del silenzio che dà l’accessibilità al Mistero, perché è di questo che si parla. Non è una gara da vincere ma il suo contrario, non è uno sforzo da erogare ma il suo contrario, e non è nemmeno un’attesa passiva pur non essendo “attiva”, è un lasciarsi smarrire, scivolare da uno scoglio nel mare profondo e oscuro, entrare nel non noto, abbandonare i riferimenti ma in modo vigile per non perdere la facoltà dell’ascolto. Attento ma non circospetto, fiducioso di non essere solo ma centrato per essere in un luogo solitario, solo io con tutto quello che sono, che è tutto quello che ho. E’ tenere l’equilibrio tra me e l’altra immensa parte di me che ancora non conosco e forse non conoscerò mai, pur percependone distintamente l’esistenza. Questo è l’Arcano che sostiene e agisce sul mio sé cosciente, il quale diventa così solo un supporto, una ingegnosa technicality per fare esperienza della vita, incarnata nella materia, e che un giorno, quando avrò compreso, sarà superflua, ingombrante e alla fine finalmente inutile. E’ come essere sulla soglia di un varco solo apparentemente oscuro, anche della vita, anche della morte. Senza audacia, senza superbia, senza incertezza, senza attesa, senza paura: non mi serve niente, il mio solo esistere è già anfora colma scossa e pigiata, sacra e donata, e dalla quale non è possibile esimersi, offerta in un presente che si svuota del prima e del dopo, ma diventa solo adesso. Come del resto è stato da sempre. Ed ecco adesso un brano che per me ha la dimensione della sacralità. Dio, o il Brahman, è il Supremo Silenzio. L’anima è silenzio. La pace è silenzio. L’Atman è silenzio. Il silenzio è il linguaggio di Dio. Il silenzio è il linguaggio del cuore. Il silenzio è il linguaggio del saggio. Il silenzio è forza immensa. Il silenzio è grande eloquenza. Il silenzio è Dio. Il silenzio è il substrato di questo corpo, mente, prana e sensi. Il silenzio è la base di questo universo. Il silenzio è potere. Il silenzio è una forza vivente. Il silenzio è l’unica realtà. Quella pace che oltrepassa ogni comprensione, è silenzio. L’obiettivo, lo scopo della nostra vita è silenzio. Al di là di tutti i rumori e i suoni c’è il silenzio - la vostra Anima interiore. Il silenzio è la vostra reale natura. Il silenzio è l’esperienza intuitiva. Il silenzio aiuta il Sé intuitivo ad esprimere Se stesso. Entrare nel silenzio significa diventare Dio. Il messaggio del deserto del Sahara è silenzio. Il messaggio dell’Himalaya è silenzio. Il messaggio del sadhu che vive nudo nel freddo di Gangotri o del Kailash è silenzio. Grazie a tutti. Marco [Leggi]
Care amiche e cari amici,

ecco cosa per adesso ho scoperto della meditazione, da un mio recente intervento presso il centro Wccm di Firenze.

Fare meditazione è la recitazione del mantra, è l’esperienza del divenire, essere in una possibilità di cammino e di cambiamento, dove mi è dato di aggiungere al mio orizzonte elementi nuovi.

Imparare a fare esperienza del sacro in me, non del santo che non sono: Incontrare la sacralità in me, nelle persone, cose, tempo, spazio, sensazioni, suoni. Il sacro che è nel “sentirsi d’esistere”, sentirsi vivo, anche se non riesco a definire bene tutto questo. Imparare l’umiltà del silenzio che dà l’accessibilità al Mistero, perché è di questo che si parla. Non è una gara da vincere ma il suo contrario, non è uno sforzo da erogare ma il suo contrario, e non è nemmeno un’attesa passiva pur non essendo “attiva”, è un lasciarsi smarrire, scivolare da uno scoglio nel mare profondo e oscuro, entrare nel non noto, abbandonare i riferimenti ma in modo vigile per non perdere la facoltà dell’ascolto. Attento ma non circospetto, fiducioso di non essere solo ma centrato per essere in un luogo solitario, solo io con tutto quello che sono, che è tutto quello che ho. E’ tenere l’equilibrio tra me e l’altra immensa parte di me che ancora non conosco e forse non conoscerò mai, pur percependone distintamente l’esistenza. Questo è l’Arcano che sostiene e agisce sul mio sé cosciente, il quale diventa così solo un supporto, una ingegnosa technicality per fare esperienza della vita, incarnata nella materia, e che un giorno, quando avrò compreso, sarà superflua, ingombrante e alla fine finalmente inutile. E’ come essere sulla soglia di un varco solo apparentemente oscuro, anche della vita, anche della morte. Senza audacia, senza superbia, senza incertezza, senza attesa, senza paura: non mi serve niente, il mio solo esistere è già anfora colma scossa e pigiata, sacra e donata, e dalla quale non è possibile esimersi, offerta in un presente che si svuota del prima e del dopo, ma diventa solo adesso. Come del resto è stato da sempre.

Ed ecco adesso un brano che per me ha la dimensione della sacralità.

Dio, o il Brahman, è il Supremo Silenzio. L’anima è silenzio. La pace è silenzio. L’Atman è silenzio. Il silenzio è il linguaggio di Dio. Il silenzio è il linguaggio del cuore. Il silenzio è il linguaggio del saggio. Il silenzio è forza immensa. Il silenzio è grande eloquenza.

Il silenzio è Dio. Il silenzio è il substrato di questo corpo, mente, prana e sensi. Il silenzio è la base di questo universo. Il silenzio è potere. Il silenzio è una forza vivente. Il silenzio è l’unica realtà. Quella pace che oltrepassa ogni comprensione, è silenzio. L’obiettivo, lo scopo della nostra vita è silenzio.

Al di là di tutti i rumori e i suoni c’è il silenzio - la vostra Anima interiore. Il silenzio è la vostra reale natura. Il silenzio è l’esperienza intuitiva. Il silenzio aiuta il Sé intuitivo ad esprimere Se stesso. Entrare nel silenzio significa diventare Dio.

Il messaggio del deserto del Sahara è silenzio. Il messaggio dell’Himalaya è silenzio. Il messaggio del sadhu che vive nudo nel freddo di Gangotri o del Kailash è silenzio.

Grazie a tutti.

Marco [Chiudi]
Monte Atos.
"I veri sognatori non dormono mai." (Edgar Allan Poe, "Frasi")
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Comunità di Meditazione Interreligiosa Fiorentina
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Sito web: cmif.altervista.org
Versione: 1.5
Rilasciata il: 06/02/2014
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