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Radio Voce della Speranza

Lo Zefiro

Notiziario Interreligioso
Redazione: Marco Lazzeri
Telefono: 335.6415395
Pagina:
15/10/2016: Anno 2016 - Numero 26  File Pdf
Pubblicato il 09/10/2016
SECONDA PARTE – NATO e guerra mondiale.
SECONDA PARTE – NATO e guerra mondiale.
Care amiche e cari amici, eccoci al secondo capitolo, dei tre annunciati, dove parlerò di quello che anche Papa Francesco ha definito il cammino verso la terza guerra mondiale, eventualità possibile adesso, se non già iniziata, in forma sporadica e frammentata in alcuni luoghi del pianeta. Un aspetto inquietante e con sviluppi di non legalità è che nelle Basi Nato in Italia, vi sono bombe nucleari statunitensi e piloti italiani sono addestrati al loro uso. L’Italia viola in tal modo il Trattato di non-proliferazione nucleare, che ha sottoscritto e ratificato. Venti ordigni americani sono presenti nella base bresciana di Ghedi, e i caccia della nostra Aeronautica li possono utilizzare in ogni momento. Altri 50 sono presenti nei bunker Usa di Aviano. Una presenza che costa cara in termini di sicurezza e anche economici, con rischi e spese e accordi tenuti segreti. Una ricerca della Fas, Federation of American Scientists, documenta come l'Italia custodisca il numero più alto di armi nucleari statunitensi schierate in Europa: 70 ordigni su un totale di 180. Ufficialmente, questo arsenale in Italia non esiste: né il governo di Washington né quello di Roma hanno mai ammesso la loro presenza. Indagini satellitari della base dell'Aeronautica militare di Ghedi Torre, in provincia di Brescia, rilevano presenze di strutture dedicate allo scopo del loro alloggiamento e mantenimento con personale specializzato statunitense. Gli Stati Uniti hanno deliberato di spendere circa 1.000 miliardi di dollari nei prossimi trenta anni per ammodernamenti del loro arsenale nucleare. Il primo passo sono le nuove testate B61-12 (nella foto) che sostituiranno le vecchie B61 residenti anche in Italia e che confermeranno l’Italia come obiettivo militare sensibile. Queste nuove armi essendo meno potenti delle ingestibili e troppo devastanti bombe atomiche tradizionali hanno la possibilità di essere impiegate in scenari limitati di guerra per distruggere siti sotterranei di comando strategico del nemico. Questo è della massima pericolosità poiché farebbe cadere il tabù del non utilizzo, che è sorto dopo i massacri della seconda guerra mondiale in Giappone, proponendo questi ordigni come disponibili all’uso in un conflitto come qualsiasi altro sistema d’arma tradizionale. La Russia è un obiettivo non dichiarato ma evidente delle manovre militari e da entrambe le parti si stanno assistendo a una nuova corsa agli armamenti, dove lo scenario presumibile del conflitto sarebbe proprio l’Europa. Sempre nella logica pacifica di denuncia preventiva per conflitti armati mi sento di diffondere simili notizie, non mi sembra siamo divulgate dai mezzi tradizionali d’informazione. La strada per la Pace che abbiamo davanti è difficile e apparentemente sempre più impervia, e questo è indice della maggiore consapevolezza che abbiamo in noi del problema, non della maggiore pericolosità della situazione, che è identica a quella precedente alla nostra presa di coscienza. Grazie a tutti. Marco [Leggi]
Care amiche e cari amici,

eccoci al secondo capitolo, dei tre annunciati, dove parlerò di quello che anche Papa Francesco ha definito il cammino verso la terza guerra mondiale, eventualità possibile adesso, se non già iniziata, in forma sporadica e frammentata in alcuni luoghi del pianeta.

Un aspetto inquietante e con sviluppi di non legalità è che nelle Basi Nato in Italia, vi sono bombe nucleari statunitensi e piloti italiani sono addestrati al loro uso. L’Italia viola in tal modo il Trattato di non-proliferazione nucleare, che ha sottoscritto e ratificato.

Venti ordigni americani sono presenti nella base bresciana di Ghedi, e i caccia della nostra Aeronautica li possono utilizzare in ogni momento. Altri 50 sono presenti nei bunker Usa di Aviano. Una presenza che costa cara in termini di sicurezza e anche economici, con rischi e spese e accordi tenuti segreti.

Una ricerca della Fas, Federation of American Scientists, documenta come l'Italia custodisca il numero più alto di armi nucleari statunitensi schierate in Europa: 70 ordigni su un totale di 180.

Ufficialmente, questo arsenale in Italia non esiste: né il governo di Washington né quello di Roma hanno mai ammesso la loro presenza. Indagini satellitari della base dell'Aeronautica militare di Ghedi Torre, in provincia di Brescia, rilevano presenze di strutture dedicate allo scopo del loro alloggiamento e mantenimento con personale specializzato statunitense.

Gli Stati Uniti hanno deliberato di spendere circa 1.000 miliardi di dollari nei prossimi trenta anni per ammodernamenti del loro arsenale nucleare. Il primo passo sono le nuove testate B61-12 (nella foto) che sostituiranno le vecchie B61 residenti anche in Italia e che confermeranno l’Italia come obiettivo militare sensibile. Queste nuove armi essendo meno potenti delle ingestibili e troppo devastanti bombe atomiche tradizionali hanno la possibilità di essere impiegate in scenari limitati di guerra per distruggere siti sotterranei di comando strategico del nemico. Questo è della massima pericolosità poiché farebbe cadere il tabù del non utilizzo, che è sorto dopo i massacri della seconda guerra mondiale in Giappone, proponendo questi ordigni come disponibili all’uso in un conflitto come qualsiasi altro sistema d’arma tradizionale. La Russia è un obiettivo non dichiarato ma evidente delle manovre militari e da entrambe le parti si stanno assistendo a una nuova corsa agli armamenti, dove lo scenario presumibile del conflitto sarebbe proprio l’Europa.

Sempre nella logica pacifica di denuncia preventiva per conflitti armati mi sento di diffondere simili notizie, non mi sembra siamo divulgate dai mezzi tradizionali d’informazione. La strada per la Pace che abbiamo davanti è difficile e apparentemente sempre più impervia, e questo è indice della maggiore consapevolezza che abbiamo in noi del problema, non della maggiore pericolosità della situazione, che è identica a quella precedente alla nostra presa di coscienza.

Grazie a tutti.

Marco [Chiudi]
SECONDA PARTE – NATO e guerra mondiale.
"Se puoi trovare un percorso senza ostacoli, probabilmente non ti porta da nessuna parte." (Frank A. Clark, "Frasi")
01/10/2016: Anno 2016 - Numero 25  File Pdf
Pubblicato il 30/09/2016
Care amiche e cari amici, con questo numero di Zefiro inizia una trilogia di riflessioni sulla NATO in Italia e in Europa. Scrivo non per fare politica ma per approfondire la situazione attuale, non spesso riportata dai media istituzionali, dal punto di vista militare ed economica. La Nato è una realtà presente sul nostro territorio nazionale e in tutta l’Europa che si è molto ampliata dalla fondazione con l’ingresso di nuovi paesi (dai 13 paesi del 1989 si è passati ai 26 paesi attuai, molti dell’ex blocco sovietico e con 4 nuovi stati previsti nei prossimi anni). Lo scopo di questi modestissimi scritti è focalizzare meglio quelli che possono essere i pericoli per la pace legati all’espansionismo militare intrapreso, appunto dalla NATO, come strumento di dominio e di imposizione di scelte unilaterali. La più alta carica militare della Nato, quella di Comandante supremo alleato in Europa, spetta a un generale statunitense nominato dal presidente degli Stati Uniti e anche gli altri comandi chiave, della Nato sono affidati ad alti ufficiali statunitensi. L’appartenenza alla Nato rafforza quindi la sudditanza dell’Italia e dell’Europa a uno stato non territoriale, esemplificata dalla rete di basi militari Usa/Nato sul territorio (in Italia ce ne sono 120 dichiarate che hanno trasformato il nostro paese in una sorta di portaerei statunitense nel Mediterraneo). Una base Nato è essenzialmente una località circondata da segreto, può quindi nascondere segreti. Ciò che esiste al suo interno, uomini e materiali, è difficile da conoscere nel dettaglio. Una base si configura come un'isola all'interno del territorio nazionale, una porzione di superficie alla quale non si può avere libero accesso (cosa che sarebbe legittimo concedere, se non altro, alle Autorità preposte) e che, nel frattempo, alla pari delle sedi diplomatiche (ma queste ultime avendone pieno diritto) ha prerogative di extraterritorialità. Può capitare che armi bandite nell'ambito dello Stato ospite (ad esempio le mine antiuomo), siano invece conservate nei depositi di armi delle basi Nato. Nel nostro paese, infatti, è stato stabilito che tali armi fossero distrutte, ma in queste basi ne continuano a rimanere conservati grandissimi quantitativi. Stessa cosa per le armi atomiche e in questo caso piloti italiani sono addestrati al loro uso. L’Italia, facendo parte della Nato, deve destinare alla spesa militare in media 52 milioni di euro il giorno (secondo i dati ufficiali della stessa Nato), in realtà la cifra è molto superiore, l’Istituto Internazionale di Stoccolma per la Ricerca sulla Pace quantifica in 72 milioni di euro il giorno. Secondo gli impegni assunti dal governo nell’ambito dell’alleanza, la spesa militare italiana dovrà essere portata a oltre 100 milioni di euro il giorno. È un colossale esborso di denaro pubblico, sottratto alle spese sociali, quali sanità, istruzione, lavoro … per un’alleanza la cui strategia non è solo difensiva, come proclamato, ma può divenire molto offensiva, come si evince dalla tipologia di armi stoccate. La Nato storicamente è certamente stata un presidio di libertà all'interno di una relazione dialettica con il blocco sovietico e in questo ha avuto un ruolo importante di equilibrio e di stabilizzazione politica, ma da una decina di anni (e comunque dopo la caduta del Patto di Varsavia) la sua funzione si è orientata verso l’espansionismo e la dominazione militare e strategica. Mi viene naturale pensare che un simile dispiego di forze e di risorse economiche non possa portare a una situazione di pacifica convivenza: la pace non si fa preparando strumenti di guerra e in questo contesto la probabile futura location per la terza guerra mondiale potrebbe essere proprio l’Europa, quindi l’Italia … Grazie a tutti. Marco [Leggi]
Care amiche e cari amici,

con questo numero di Zefiro inizia una trilogia di riflessioni sulla NATO in Italia e in Europa. Scrivo non per fare politica ma per approfondire la situazione attuale, non spesso riportata dai media istituzionali, dal punto di vista militare ed economica. La Nato è una realtà presente sul nostro territorio nazionale e in tutta l’Europa che si è molto ampliata dalla fondazione con l’ingresso di nuovi paesi (dai 13 paesi del 1989 si è passati ai 26 paesi attuai, molti dell’ex blocco sovietico e con 4 nuovi stati previsti nei prossimi anni). Lo scopo di questi modestissimi scritti è focalizzare meglio quelli che possono essere i pericoli per la pace legati all’espansionismo militare intrapreso, appunto dalla NATO, come strumento di dominio e di imposizione di scelte unilaterali.

La più alta carica militare della Nato, quella di Comandante supremo alleato in Europa, spetta a un generale statunitense nominato dal presidente degli Stati Uniti e anche gli altri comandi chiave, della Nato sono affidati ad alti ufficiali statunitensi. L’appartenenza alla Nato rafforza quindi la sudditanza dell’Italia e dell’Europa a uno stato non territoriale, esemplificata dalla rete di basi militari Usa/Nato sul territorio (in Italia ce ne sono 120 dichiarate che hanno trasformato il nostro paese in una sorta di portaerei statunitense nel Mediterraneo).

Una base Nato è essenzialmente una località circondata da segreto, può quindi nascondere segreti. Ciò che esiste al suo interno, uomini e materiali, è difficile da conoscere nel dettaglio. Una base si configura come un'isola all'interno del territorio nazionale, una porzione di superficie alla quale non si può avere libero accesso (cosa che sarebbe legittimo concedere, se non altro, alle Autorità preposte) e che, nel frattempo, alla pari delle sedi diplomatiche (ma queste ultime avendone pieno diritto) ha prerogative di extraterritorialità.

Può capitare che armi bandite nell'ambito dello Stato ospite (ad esempio le mine antiuomo), siano invece conservate nei depositi di armi delle basi Nato. Nel nostro paese, infatti, è stato stabilito che tali armi fossero distrutte, ma in queste basi ne continuano a rimanere conservati grandissimi quantitativi. Stessa cosa per le armi atomiche e in questo caso piloti italiani sono addestrati al loro uso.

L’Italia, facendo parte della Nato, deve destinare alla spesa militare in media 52 milioni di euro il giorno (secondo i dati ufficiali della stessa Nato), in realtà la cifra è molto superiore, l’Istituto Internazionale di Stoccolma per la Ricerca sulla Pace quantifica in 72 milioni di euro il giorno.

Secondo gli impegni assunti dal governo nell’ambito dell’alleanza, la spesa militare italiana dovrà essere portata a oltre 100 milioni di euro il giorno. È un colossale esborso di denaro pubblico, sottratto alle spese sociali, quali sanità, istruzione, lavoro … per un’alleanza la cui strategia non è solo difensiva, come proclamato, ma può divenire molto offensiva, come si evince dalla tipologia di armi stoccate.

La Nato storicamente è certamente stata un presidio di libertà all'interno di una relazione dialettica con il blocco sovietico e in questo ha avuto un ruolo importante di equilibrio e di stabilizzazione politica, ma da una decina di anni (e comunque dopo la caduta del Patto di Varsavia) la sua funzione si è orientata verso l’espansionismo e la dominazione militare e strategica.

Mi viene naturale pensare che un simile dispiego di forze e di risorse economiche non possa portare a una situazione di pacifica convivenza: la pace non si fa preparando strumenti di guerra e in questo contesto la probabile futura location per la terza guerra mondiale potrebbe essere proprio l’Europa, quindi l’Italia …

Grazie a tutti.

Marco [Chiudi]
"Bisogna cominciare dall'inizio e l'inizio di tutto è il coraggio." (V. Jankelevitch)
24/09/2016: Anno 2016 - Numero 24  File Pdf
Pubblicato il 23/09/2016
L’inchino.
L’inchino.
Care amiche e cari amici, questo mondo non è oscuro, basta osservare dalla finestra e ti racconta tutto di sé, di come è diventato. Ogni momento c’è un fatto su cui riflettere, su cui domandarsi. E’ una catena continua… Questa estate, tra mille accadimenti, abbiamo visto gli inchini delle processioni davanti alle case dei mafiosi. Che la mafia abbia bisogno di simboli è da sempre vero e il mafioso ha bisogno di segnali di genuflessione e rispetto inerme e inchinato per rimarcare la sua fastosità, un bisogno di supremazia assoluta, di potere indiscusso. Da parte di tutti, anche della chiesa, anche di Dio. Un dio piegato che così diventa di cartapesta, ingessato in una icona colorata di fresco e senza sostanza, senza trascendenza la visione del Mistero si dissolve, non più “vero Dio e vero uomo” ma supporto ad un lusso rubato con sangue innocente e marionetta inanimata per un presepe dove il posto dei pastori lo hanno preso gli assassini. Il boss. Niente altro dopo di me, niente oltre me. Il Re Sole. La pretesa della negazione di tutto ciò che non sono io. Un apoteosi, una malattia di deificazione. Grave. Si è perso il senso della misura o della decenza? La chiesa pur indulgente con tanti suoi membri a questa commistione di potere delinquenziale terreno e terrena gestione delle anime, è imbarazzata sull’onda di una crescente protesta e indignazione, in ambienti di frontiera come “Libera” e molti altri si grida, si pretende una presa di posizione inequivocabile, la fine per questi eccessi o debolezze o connivenze (per dire meglio) che siano. Questo tipo di religione ha fatto il suo tempo oltre che i suoi morti ammazzati. A supporto di mafie e dittature sanguinarie di ogni risma e a ogni latitudine. Alcune chiese si svuotano e templi del cuore si riempiono. Dio è morto. Non ha più credibilità infatti un dio usato come dominio religioso lontano dalla gente, clientelare, mafioso, servo dei potenti. Sono tante adesso le persone che cercano la libertà dello Spirito, credibilità e incontro di una fede vera e sincera, nella fraternità e speranza, e tanti teologi come nuovi profeti cristiani, ma anche islamici, indu, buddisti, Ebrei, bahai e tanti altri si aprono ad una nuova esegesi delle rispettive scritture, a ricerche di incontro nell’amore per l’altro, senza vanità, superbie, avidità, supremazie. Amore, appunto. Grazie a tutti. Marco [Leggi]
Care amiche e cari amici,

questo mondo non è oscuro, basta osservare dalla finestra e ti racconta tutto di sé, di come è diventato.

Ogni momento c’è un fatto su cui riflettere, su cui domandarsi. E’ una catena continua… Questa estate, tra mille accadimenti, abbiamo visto gli inchini delle processioni davanti alle case dei mafiosi. Che la mafia abbia bisogno di simboli è da sempre vero e il mafioso ha bisogno di segnali di genuflessione e rispetto inerme e inchinato per rimarcare la sua fastosità, un bisogno di supremazia assoluta, di potere indiscusso. Da parte di tutti, anche della chiesa, anche di Dio. Un dio piegato che così diventa di cartapesta, ingessato in una icona colorata di fresco e senza sostanza, senza trascendenza la visione del Mistero si dissolve, non più “vero Dio e vero uomo” ma supporto ad un lusso rubato con sangue innocente e marionetta inanimata per un presepe dove il posto dei pastori lo hanno preso gli assassini. Il boss. Niente altro dopo di me, niente oltre me. Il Re Sole. La pretesa della negazione di tutto ciò che non sono io. Un apoteosi, una malattia di deificazione. Grave. Si è perso il senso della misura o della decenza? La chiesa pur indulgente con tanti suoi membri a questa commistione di potere delinquenziale terreno e terrena gestione delle anime, è imbarazzata sull’onda di una crescente protesta e indignazione, in ambienti di frontiera come “Libera” e molti altri si grida, si pretende una presa di posizione inequivocabile, la fine per questi eccessi o debolezze o connivenze (per dire meglio) che siano.

Questo tipo di religione ha fatto il suo tempo oltre che i suoi morti ammazzati. A supporto di mafie e dittature sanguinarie di ogni risma e a ogni latitudine. Alcune chiese si svuotano e templi del cuore si riempiono. Dio è morto. Non ha più credibilità infatti un dio usato come dominio religioso lontano dalla gente, clientelare, mafioso, servo dei potenti. Sono tante adesso le persone che cercano la libertà dello Spirito, credibilità e incontro di una fede vera e sincera, nella fraternità e speranza, e tanti teologi come nuovi profeti cristiani, ma anche islamici, indu, buddisti, Ebrei, bahai e tanti altri si aprono ad una nuova esegesi delle rispettive scritture, a ricerche di incontro nell’amore per l’altro, senza vanità, superbie, avidità, supremazie.

Amore, appunto.

Grazie a tutti.

Marco [Chiudi]
L’inchino.
"Quest'unico mondo ha bisogno di un unico ethos fondamentale; quest'unica società mondiale non ha cer-tamente bisogno di un'unica religione e di un'unica ideologia, ha però bisogno di alcuni valori, norme, ideali e fini vincolanti e unificanti”." (Hans Küng, "Progetto per un'etica mondiale")
17/09/2016: Anno 2016 - Numero 23  File Pdf
Pubblicato il 16/09/2016
Graffiti.
Graffiti.
Care amiche e cari amici, quando ho visto questa scritta, ho pensato a uno di quegli errori di ortografia che alle volte si vedono in certi graffiti sui muri. Poi ho guardato meglio e ho realizzato: è davvero una scritta geniale! Oltre al doppio senso di “loro” e “oro” e il rimando al famoso proverbio, che è già bello di per sé, quello che mi affascina è il senso nascosto che esprime tristezza, rassegnazione e rabbia insieme, consapevolezza, visione del limite e dell’inutile. Mi viene alla mente la ormai nota percentuale dell’1% della popolazione mondiale che possiede quanto il rimanente 99% delle persone nel mondo. Quest’accumulo smodato e avido è stato realizzato guarda caso negli ultimi decenni di liberismo senza controllo e in una competizione furibonda tra i super ricchi, infatti, solo pochi anni fa erano il 7% e non l’1%. Un avere che in fondo è senza un senso ultimo, solo antidoto inefficace contro paure inconsce, che riflette un luccichio, anche sfavillante, che non riesce a diventare valore vero perché infettato di egoismo, sottratto con mezzi dubbi, tutto orientato all’avere contro gli altri, solo per sé. Accaparramento da re Mida che poi muore di fame perché tutto ciò che tocca diventa oro, adesso denaro. E il denaro non si mangia, come ricordavano i nativi americani quando vedevano i coloni distruggere la natura per far soldi. Quello sarà il confine di chi si appropria del non suo, di chi prende agli altri per avere in modo esclusivo, elitario e separato. Se questi signori del mondo, con le loro ricchezze e la loro potenza spocchiosa, si propongono come la classe dirigente che sarà di guida e di riferimento per il pianeta, io penso che il loro fallimento sarà grande; chi pensa solo a sé non può guidare un bel niente, nemmeno se stesso. Io non conosco come sarà il futuro, e non sono certo in grado di prevedere se il mondo sarà loro o saranno destinati all’estinzione, ma temo che trascineranno nella loro vittoria privata o nella caduta che sia, molte persone e spargeranno molto dolore, guerre e distruzione, perché pur avendo molto potere e mezzi, questo modo di vivere la vita non può portare pace e prosperità diffusa. Non conosceranno mai la serenità del saggio e del giusto, questo sarà loro negato. Non si vince da soli e da soli non ci si salva. Non è così che va la legge cosmica dell’esistenza. Non siamo separati da nulla (ormai lo dice anche la scienza con la meccanica quantistica) e se mi comporto in dispregio degli altri, subirò i contraccolpi. L’egoismo e la superbia sono malattie molto gravi che non lasciano molte speranze di sopravvivenza. Qui la percentuale temo che si riduca a zero. Grazie a tutti. Marco [Leggi]
Care amiche e cari amici,

quando ho visto questa scritta, ho pensato a uno di quegli errori di ortografia che alle volte si vedono in certi graffiti sui muri. Poi ho guardato meglio e ho realizzato: è davvero una scritta geniale! Oltre al doppio senso di “loro” e “oro” e il rimando al famoso proverbio, che è già bello di per sé, quello che mi affascina è il senso nascosto che esprime tristezza, rassegnazione e rabbia insieme, consapevolezza, visione del limite e dell’inutile. Mi viene alla mente la ormai nota percentuale dell’1% della popolazione mondiale che possiede quanto il rimanente 99% delle persone nel mondo. Quest’accumulo smodato e avido è stato realizzato guarda caso negli ultimi decenni di liberismo senza controllo e in una competizione furibonda tra i super ricchi, infatti, solo pochi anni fa erano il 7% e non l’1%. Un avere che in fondo è senza un senso ultimo, solo antidoto inefficace contro paure inconsce, che riflette un luccichio, anche sfavillante, che non riesce a diventare valore vero perché infettato di egoismo, sottratto con mezzi dubbi, tutto orientato all’avere contro gli altri, solo per sé. Accaparramento da re Mida che poi muore di fame perché tutto ciò che tocca diventa oro, adesso denaro. E il denaro non si mangia, come ricordavano i nativi americani quando vedevano i coloni distruggere la natura per far soldi. Quello sarà il confine di chi si appropria del non suo, di chi prende agli altri per avere in modo esclusivo, elitario e separato. Se questi signori del mondo, con le loro ricchezze e la loro potenza spocchiosa, si propongono come la classe dirigente che sarà di guida e di riferimento per il pianeta, io penso che il loro fallimento sarà grande; chi pensa solo a sé non può guidare un bel niente, nemmeno se stesso.

Io non conosco come sarà il futuro, e non sono certo in grado di prevedere se il mondo sarà loro o saranno destinati all’estinzione, ma temo che trascineranno nella loro vittoria privata o nella caduta che sia, molte persone e spargeranno molto dolore, guerre e distruzione, perché pur avendo molto potere e mezzi, questo modo di vivere la vita non può portare pace e prosperità diffusa. Non conosceranno mai la serenità del saggio e del giusto, questo sarà loro negato. Non si vince da soli e da soli non ci si salva. Non è così che va la legge cosmica dell’esistenza. Non siamo separati da nulla (ormai lo dice anche la scienza con la meccanica quantistica) e se mi comporto in dispregio degli altri, subirò i contraccolpi. L’egoismo e la superbia sono malattie molto gravi che non lasciano molte speranze di sopravvivenza. Qui la percentuale temo che si riduca a zero.

Grazie a tutti.

Marco [Chiudi]
Graffiti.
"Dove c’è il molto non si riesce a governarlo, allora irrompe il caos senza forma. Solo ciò che riusciamo a comporre riusciamo a comprendere, ma la comprensione comporta il limite." (Pavel Florenskij)
10/09/2016: Anno 2016 - Numero 22  File Pdf
Pubblicato il 09/09/2016
Cristiani e Islamici, una sola preghiera.
Cristiani e Islamici, una sola preghiera.
Care amiche e cari amici, questa estate, e mentre scriviamo siamo solo ad inizio agosto, è stata difficile e con tanti avvenimenti che hanno sconcertato per la frequenza con cui sono accaduti e per la violenza che portavano dentro di loro gli autori materiali e mandanti rivolta contro le persone che ne sono state vittime, ma anche contro la nostra società in genere, che è pur malata lei stessa di tanti mali e problemi di cui andar ben poco fieri e che alle volte abbiamo trattato anche in questa rubrica. In tanto sfacelo e pericolo – si continua a parlare con insistenza di guerra futura se non già in qualche modo iniziata – c’è stato un avvenimento, riportato ampiamente sulla stampa, la cui eco è secondo me ben più grande dell’impatto mediatico che ha registrato. Parliamo dell’esperienza della preghiera comune tra islamici e cristiani che si è verificata sia in Italia che in Francia come risposta certo all’assassinio di padre Hamel (in quel momento solo l’ultimo di una lunga serie di omicidi) perpetrato con estrema ferocia ma che è voluta essere anche testimonianza viva e vissuta dell’amore e fede in Dio. Un Dio che non ha nome, che ognuno di noi riconosce in se stesso come voce di quella verità che non può più essere utilizzata per giustificare qualcosa d’altro, una verità non più da possedere ma da accogliere fino a sentirla sbocciare in stato d’essere oltre ogni distinzione, identità e appartenenza. Una preghiera comune quindi per una presa di distanza netta e inequivocabile dal terrorismo, che non è di natura islamica ma che è legato a logiche note di potere e di denaro che si travestono in vari modi per dissimulare la loro reale natura blasfema e avida. In questo numero trovate (nella rubrica “Invito alla lettura”) un articolo di Vito Mancuso su questo episodio così significativo, nella speranza che non sia un gesto isolato, ma che sia foriero di una nuova vicinanza e fraternità espressa nell’impegno di una testimonianza visibile e forte come una voce di profezia. L’esperienza di vita e di condivisione che abbiamo la fortuna di fare con le nostre meditazioni interreligiose attestata questa volontà di incontro e fraternità, pratica concreta che ci accompagna con continuità come sano alimento per lo spirito. Verso la fine dell’articolo sembra quasi che Mancuso parli di noi …! Essere insieme nella riconosciuta diversità e nel rispetto dell’identità nostra e dell’altro, visto come ricchezza incommensurabile e non come pericolo, con una apertura alla scoperta del non ancora conosciuto e in qualche modo portatore di rivelazione di un Assoluto che possiamo tentare di avvicinare e conoscere non certo con la mente, ma con l’abbraccio del cuore con l’altro, che poi altro non è se non l’immagine di me non ancora svela-tami. Queste riflessioni sono fatte a più mani, insieme con amici Sufi, condividendo l’augurio di Mancuso, nella speranza che l’esempio di cui siamo portatori diventi presto un momento di condivisione ricorrente anche tra le diverse confessioni religiose. Grazie a tutti. Abdul Hamid, Marina, Marco, Sandra [Leggi]
Care amiche e cari amici,

questa estate, e mentre scriviamo siamo solo ad inizio agosto, è stata difficile e con tanti avvenimenti che hanno sconcertato per la frequenza con cui sono accaduti e per la violenza che portavano dentro di loro gli autori materiali e mandanti rivolta contro le persone che ne sono state vittime, ma anche contro la nostra società in genere, che è pur malata lei stessa di tanti mali e problemi di cui andar ben poco fieri e che alle volte abbiamo trattato anche in questa rubrica.

In tanto sfacelo e pericolo – si continua a parlare con insistenza di guerra futura se non già in qualche modo iniziata – c’è stato un avvenimento, riportato ampiamente sulla stampa, la cui eco è secondo me ben più grande dell’impatto mediatico che ha registrato. Parliamo dell’esperienza della preghiera comune tra islamici e cristiani che si è verificata sia in Italia che in Francia come risposta certo all’assassinio di padre Hamel (in quel momento solo l’ultimo di una lunga serie di omicidi) perpetrato con estrema ferocia ma che è voluta essere anche testimonianza viva e vissuta dell’amore e fede in Dio. Un Dio che non ha nome, che ognuno di noi riconosce in se stesso come voce di quella verità che non può più essere utilizzata per giustificare qualcosa d’altro, una verità non più da possedere ma da accogliere fino a sentirla sbocciare in stato d’essere oltre ogni distinzione, identità e appartenenza.

Una preghiera comune quindi per una presa di distanza netta e inequivocabile dal terrorismo, che non è di natura islamica ma che è legato a logiche note di potere e di denaro che si travestono in vari modi per dissimulare la loro reale natura blasfema e avida. In questo numero trovate (nella rubrica “Invito alla lettura”) un articolo di Vito Mancuso su questo episodio così significativo, nella speranza che non sia un gesto isolato, ma che sia foriero di una nuova vicinanza e fraternità espressa nell’impegno di una testimonianza visibile e forte come una voce di profezia. L’esperienza di vita e di condivisione che abbiamo la fortuna di fare con le nostre meditazioni interreligiose attestata questa volontà di incontro e fraternità, pratica concreta che ci accompagna con continuità come sano alimento per lo spirito. Verso la fine dell’articolo sembra quasi che Mancuso parli di noi …! Essere insieme nella riconosciuta diversità e nel rispetto dell’identità nostra e dell’altro, visto come ricchezza incommensurabile e non come pericolo, con una apertura alla scoperta del non ancora conosciuto e in qualche modo portatore di rivelazione di un Assoluto che possiamo tentare di avvicinare e conoscere non certo con la mente, ma con l’abbraccio del cuore con l’altro, che poi altro non è se non l’immagine di me non ancora svela-tami.

Queste riflessioni sono fatte a più mani, insieme con amici Sufi, condividendo l’augurio di Mancuso, nella speranza che l’esempio di cui siamo portatori diventi presto un momento di condivisione ricorrente anche tra le diverse confessioni religiose.

Grazie a tutti.

Abdul Hamid, Marina, Marco, Sandra [Chiudi]
Cristiani e Islamici, una sola preghiera. (Foto: La Repubblica)
"... lasciate che il vostro cuore sia vuoto, non riempitelo di parole, di azioni della vostra mente, lasciate che il vostro cuore sia totalmente vuoto, solo allora sarà ricolmo." (Krishnamurti)
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Versione: 1.5
Rilasciata il: 06/02/2014
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