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Radio Voce della Speranza

Lo Zefiro

Notiziario Interreligioso
Redazione: Marco Lazzeri
Telefono: 335.6415395
Pagina:
12/11/2016: Anno 2016 - Numero 31  File Pdf
Pubblicato il 16/11/2016
Ospedale di Kunduz 2016.
Ospedale di Kunduz 2016.
Care amiche e cari amici, Riporto una intervista a Zygmunt Bauman al convegno ad Assisi. Il più acuto studioso della società postmoderna che ha raccontato in pagine memorabili l’angoscia dell’uomo contemporaneo parla della sfida del dialogo. Professore, la sua intuizione sulla postmodernità liquida continua a offrire uno sguardo lucido sul tempo presente. Ma in questa liquidità si registra un esplosione di nazionalismi, identitarismi religiosi. Come si spiegano? “Cominciamo dal problema della guerra. Il nostro mondo contemporaneo non vive una guerra organica ma frammentata. Guerre d’interessi, per denaro, per le risorse, per governare sulle nazioni. Non la chiamo guerra di religione, sono altri che vogliono sia una guerra di religione. Non appartengo a chi vuole far credere che sia una guerra tra religioni. Non la chiamo neppure così. Bisogna stare attenti a non seguire la mentalità corrente. In particolare la mentalità introdotta dal politologo di turno, dai media, da coloro che vogliono raccogliere il consenso, dicendo ciò che loro volevano ascoltare. Lei sa bene che in un mondo permeato dalla paura, questa penetra la società. La paura ha le sue radici nelle ansietà delle persone e anche se abbiamo delle situazioni di grande benessere, viviamo in una grande paura. La paura di perdere posizioni. Le persone hanno paura di avere paura, anche senza darsi una spiegazione del motivo. E questa paura così mobile, inespressa, che non spiega la sua sorgente, è un ottimo capitale per tutti coloro che la vogliono utilizzare per motivi politici o commerciali. Parlare così di guerre e di guerre di religioni è solo una delle offerte del mercato”. Al panico delle guerre di religione si unisce quello delle migrazioni. Già anni fa Umberto Eco diceva che per chi voleva capitalizzare la paura delle persone, il problema dell’emigrazione era arrivato come un dono dal cielo.… “Sì è così. Guerre di religione e immigrazione sono nomi differenti dati oggi per sfruttare questa paura vaga incerta, male espressa e mal compresa. Stiamo però qui facendo un errore esistenziale, confondendo due fenomeni differenti: uno è il fenomeno delle migrazioni e l’altro il fenomeno dell’immigrazione, come ha fatto osservare Umberto Eco. Non sono un fenomeno, sono due differenti fenomeni. L’immigrazione è un compagno della storia moderna, lo Stato moderno, la formazione dello Stato è anche una storia di immigrazione. Il capitale ha bisogno del lavoro, il lavoro ha bisogno del capitale. Le migrazioni sono invece qualcosa di diverso è un processo naturale che non può essere controllato, che va per la sua strada”. Grazie a tutti. Marco [Leggi]
Care amiche e cari amici,

Riporto una intervista a Zygmunt Bauman al convegno ad Assisi. Il più acuto studioso della società postmoderna che ha raccontato in pagine memorabili l’angoscia dell’uomo contemporaneo parla della sfida del dialogo.

Professore, la sua intuizione sulla postmodernità liquida continua a offrire uno sguardo lucido sul tempo presente. Ma in questa liquidità si registra un esplosione di nazionalismi, identitarismi religiosi. Come si spiegano?

“Cominciamo dal problema della guerra. Il nostro mondo contemporaneo non vive una guerra organica ma frammentata. Guerre d’interessi, per denaro, per le risorse, per governare sulle nazioni. Non la chiamo guerra di religione, sono altri che vogliono sia una guerra di religione. Non appartengo a chi vuole far credere che sia una guerra tra religioni. Non la chiamo neppure così. Bisogna stare attenti a non seguire la mentalità corrente. In particolare la mentalità introdotta dal politologo di turno, dai media, da coloro che vogliono raccogliere il consenso, dicendo ciò che loro volevano ascoltare. Lei sa bene che in un mondo permeato dalla paura, questa penetra la società. La paura ha le sue radici nelle ansietà delle persone e anche se abbiamo delle situazioni di grande benessere, viviamo in una grande paura. La paura di perdere posizioni. Le persone hanno paura di avere paura, anche senza darsi una spiegazione del motivo. E questa paura così mobile, inespressa, che non spiega la sua sorgente, è un ottimo capitale per tutti coloro che la vogliono utilizzare per motivi politici o commerciali. Parlare così di guerre e di guerre di religioni è solo una delle offerte del mercato”.

Al panico delle guerre di religione si unisce quello delle migrazioni. Già anni fa Umberto Eco diceva che per chi voleva capitalizzare la paura delle persone, il problema dell’emigrazione era arrivato come un dono dal cielo.…

“Sì è così. Guerre di religione e immigrazione sono nomi differenti dati oggi per sfruttare questa paura vaga incerta, male espressa e mal compresa. Stiamo però qui facendo un errore esistenziale, confondendo due fenomeni differenti: uno è il fenomeno delle migrazioni e l’altro il fenomeno dell’immigrazione, come ha fatto osservare Umberto Eco. Non sono un fenomeno, sono due differenti fenomeni. L’immigrazione è un compagno della storia moderna, lo Stato moderno, la formazione dello Stato è anche una storia di immigrazione. Il capitale ha bisogno del lavoro, il lavoro ha bisogno del capitale. Le migrazioni sono invece qualcosa di diverso è un processo naturale che non può essere controllato, che va per la sua strada”.

Grazie a tutti.

Marco [Chiudi]
Ospedale di Kunduz 2016.
"Il tempo passerà, ma resterà il ricordo, le ferite guariranno, ma resterà il segno." (Medici Senza Frontiere)
05/11/2016: Anno 2016 - Numero 30  File Pdf
Pubblicato il 16/11/2016
Zygmunt Bauman.
Zygmunt Bauman.
Care amiche e cari amici, Riporto una intervista a Zygmunt Bauman al convegno ad Assisi. Il più acuto studioso della società postmoderna che ha raccontato in pagine memorabili l’angoscia dell’uomo contemporaneo parla della sfida del dialogo. Professore, la sua intuizione sulla postmodernità liquida continua a offrire uno sguardo lucido sul tempo presente. Ma in questa liquidità si registra un esplosione di nazionalismi, identitarismi religiosi. Come si spiegano? “Cominciamo dal problema della guerra. Il nostro mondo contemporaneo non vive una guerra organica ma frammentata. Guerre d’interessi, per denaro, per le risorse, per governare sulle nazioni. Non la chiamo guerra di religione, sono altri che vogliono sia una guerra di religione. Non appartengo a chi vuole far credere che sia una guerra tra religioni. Non la chiamo neppure così. Bisogna stare attenti a non seguire la mentalità corrente. In particolare la mentalità introdotta dal politologo di turno, dai media, da coloro che vogliono raccogliere il consenso, dicendo ciò che loro volevano ascoltare. Lei sa bene che in un mondo permeato dalla paura, questa penetra la società. La paura ha le sue radici nelle ansietà delle persone e anche se abbiamo delle situazioni di grande benessere, viviamo in una grande paura. La paura di perdere posizioni. Le persone hanno paura di avere paura, anche senza darsi una spiegazione del motivo. E questa paura così mobile, inespressa, che non spiega la sua sorgente, è un ottimo capitale per tutti coloro che la vogliono utilizzare per motivi politici o commerciali. Parlare così di guerre e di guerre di religioni è solo una delle offerte del mercato”. Al panico delle guerre di religione si unisce quello delle migrazioni. Già anni fa Umberto Eco diceva che per chi voleva capitalizzare la paura delle persone, il problema dell’emigrazione era arrivato come un dono dal cielo.… “Sì è così. Guerre di religione e immigrazione sono nomi differenti dati oggi per sfruttare questa paura vaga incerta, male espressa e mal compresa. Stiamo però qui facendo un errore esistenziale, confondendo due fenomeni differenti: uno è il fenomeno delle migrazioni e l’altro il fenomeno dell’immigrazione, come ha fatto osservare Umberto Eco. Non sono un fenomeno, sono due differenti fenomeni. L’immigrazione è un compagno della storia moderna, lo Stato moderno, la formazione dello Stato è anche una storia di immigrazione. Il capitale ha bisogno del lavoro, il lavoro ha bisogno del capitale. Le migrazioni sono invece qualcosa di diverso è un processo naturale che non può essere controllato, che va per la sua strada”. Grazie a tutti. Marco [Leggi]
Care amiche e cari amici,

Riporto una intervista a Zygmunt Bauman al convegno ad Assisi. Il più acuto studioso della società postmoderna che ha raccontato in pagine memorabili l’angoscia dell’uomo contemporaneo parla della sfida del dialogo.

Professore, la sua intuizione sulla postmodernità liquida continua a offrire uno sguardo lucido sul tempo presente. Ma in questa liquidità si registra un esplosione di nazionalismi, identitarismi religiosi. Come si spiegano?

“Cominciamo dal problema della guerra. Il nostro mondo contemporaneo non vive una guerra organica ma frammentata. Guerre d’interessi, per denaro, per le risorse, per governare sulle nazioni. Non la chiamo guerra di religione, sono altri che vogliono sia una guerra di religione. Non appartengo a chi vuole far credere che sia una guerra tra religioni. Non la chiamo neppure così. Bisogna stare attenti a non seguire la mentalità corrente. In particolare la mentalità introdotta dal politologo di turno, dai media, da coloro che vogliono raccogliere il consenso, dicendo ciò che loro volevano ascoltare. Lei sa bene che in un mondo permeato dalla paura, questa penetra la società. La paura ha le sue radici nelle ansietà delle persone e anche se abbiamo delle situazioni di grande benessere, viviamo in una grande paura. La paura di perdere posizioni. Le persone hanno paura di avere paura, anche senza darsi una spiegazione del motivo. E questa paura così mobile, inespressa, che non spiega la sua sorgente, è un ottimo capitale per tutti coloro che la vogliono utilizzare per motivi politici o commerciali. Parlare così di guerre e di guerre di religioni è solo una delle offerte del mercato”.

Al panico delle guerre di religione si unisce quello delle migrazioni. Già anni fa Umberto Eco diceva che per chi voleva capitalizzare la paura delle persone, il problema dell’emigrazione era arrivato come un dono dal cielo.…

“Sì è così. Guerre di religione e immigrazione sono nomi differenti dati oggi per sfruttare questa paura vaga incerta, male espressa e mal compresa. Stiamo però qui facendo un errore esistenziale, confondendo due fenomeni differenti: uno è il fenomeno delle migrazioni e l’altro il fenomeno dell’immigrazione, come ha fatto osservare Umberto Eco. Non sono un fenomeno, sono due differenti fenomeni. L’immigrazione è un compagno della storia moderna, lo Stato moderno, la formazione dello Stato è anche una storia di immigrazione. Il capitale ha bisogno del lavoro, il lavoro ha bisogno del capitale. Le migrazioni sono invece qualcosa di diverso è un processo naturale che non può essere controllato, che va per la sua strada”.

Grazie a tutti.

Marco [Chiudi]
Zygmunt Bauman.
"I migranti non sono un pericolo, sono in pericolo." (Papa Francesco)
29/10/2016: Anno 2016 - Numero 29  File Pdf
Pubblicato il 01/11/2016
Avviso agli ipocriti.
Avviso agli ipocriti.
Care amiche e cari amici, si dice che si vive in un mondo liquido fatto di rapporti che possono cambiare con facilità, ed è in gran parte vero. Non ci sono molti riferimenti stabili e duraturi nel tempo, tutto si muove e cambia senza posa e alle volte sembra evolvere per poi non cambiare in realtà proprio nulla. Le relazioni si formano e si rompono, iniziano e muoiono spesso in tempi molto brevi, altre volte invece, per chi ha maggiore conoscenza profonda di sé e dell’altro, rimangono vive a lungo e cercano le strade più giuste per crescere, consolidarsi, per dare il frutto della stabilità propria di una relazione duratura. I rapporti che le legano le persone e le mettono tra loro in contatto possono essere di molti tipi che presuppongono gli interessi e le motivazioni più varie. In questo universo molto differenziato e multiforme ci sono in particolare le relazioni strettamente personali che si basano di solito sulla fiducia reciproca che nasce dalla credibilità che una persona esprime attraverso parole ma anche e soprattutto con gesti e atteggiamenti, modi di essere. Sono quei tipi di relazioni che legano genitori e figli, innamorati, amici, fratelli, coppie consolidate e coppie che si sono formate da poco tempo. Sono relazioni importanti per le persone che le vivono perché spesso è su queste che si imposta la vita di relazione con le sue implicazioni più profonde. Nelle relazioni c’è una regola importante che consiste nel non deludere l’altro, essere credibili, esserci, dare continuità, non tradire. La relazione si basa molto su questo, una volta che subentra la delusione, che è una sorta di tradimento traslato, si rompe qualcosa e niente sarà più come prima. Forse si potrà ricucire ma il vaso rimane rotto (nel male e nel bene) e molta è la letteratura su questo argomento. Nei giovani, che sono spesso impulsivi, questo aspetto è di un’importanza decisiva. Dall’amore si passa al rifiuto, spesso al disgusto, alla fuga, alla negazione della relazione, che in realtà scompare, si dissolve nel silenzioso grido del dolore della delusione. Stiamo attenti, la tenerezza è bella, ma è delicata. Anche nel rapporto che si stabilisce tra un personaggio politico e i suoi elettori o sostenitori le cose possono essere simili, e quando le delusioni sono spesso reiterate, si ingenera il disinteresse per la politica e la democrazia inizia a sfilacciarsi, a perdere consistenza, vitalità, partecipazione. Questi politici sono simili ad assassini sociali, sono delle persone che con i loro voltafaccia uccidono l’entusiasmo per la vita sociale, che si ritrae e si rattrappisce. La democrazia a quel punto lascia il posto al regime, al pensiero unico, che è forse l’obiettivo che una certa classe politica si era prefissata fin dall’inizio. Similmente accade con le religioni e loro ministri. Gestire strutture di potere senza amore e umiltà porta a disastri non comuni. E rimettere poi insieme i cocci … Grazie a tutti. Marco [Leggi]
Care amiche e cari amici,

si dice che si vive in un mondo liquido fatto di rapporti che possono cambiare con facilità, ed è in gran parte vero. Non ci sono molti riferimenti stabili e duraturi nel tempo, tutto si muove e cambia senza posa e alle volte sembra evolvere per poi non cambiare in realtà proprio nulla. Le relazioni si formano e si rompono, iniziano e muoiono spesso in tempi molto brevi, altre volte invece, per chi ha maggiore conoscenza profonda di sé e dell’altro, rimangono vive a lungo e cercano le strade più giuste per crescere, consolidarsi, per dare il frutto della stabilità propria di una relazione duratura.

I rapporti che le legano le persone e le mettono tra loro in contatto possono essere di molti tipi che presuppongono gli interessi e le motivazioni più varie. In questo universo molto differenziato e multiforme ci sono in particolare le relazioni strettamente personali che si basano di solito sulla fiducia reciproca che nasce dalla credibilità che una persona esprime attraverso parole ma anche e soprattutto con gesti e atteggiamenti, modi di essere. Sono quei tipi di relazioni che legano genitori e figli, innamorati, amici, fratelli, coppie consolidate e coppie che si sono formate da poco tempo. Sono relazioni importanti per le persone che le vivono perché spesso è su queste che si imposta la vita di relazione con le sue implicazioni più profonde. Nelle relazioni c’è una regola importante che consiste nel non deludere l’altro, essere credibili, esserci, dare continuità, non tradire. La relazione si basa molto su questo, una volta che subentra la delusione, che è una sorta di tradimento traslato, si rompe qualcosa e niente sarà più come prima. Forse si potrà ricucire ma il vaso rimane rotto (nel male e nel bene) e molta è la letteratura su questo argomento. Nei giovani, che sono spesso impulsivi, questo aspetto è di un’importanza decisiva. Dall’amore si passa al rifiuto, spesso al disgusto, alla fuga, alla negazione della relazione, che in realtà scompare, si dissolve nel silenzioso grido del dolore della delusione. Stiamo attenti, la tenerezza è bella, ma è delicata.

Anche nel rapporto che si stabilisce tra un personaggio politico e i suoi elettori o sostenitori le cose possono essere simili, e quando le delusioni sono spesso reiterate, si ingenera il disinteresse per la politica e la democrazia inizia a sfilacciarsi, a perdere consistenza, vitalità, partecipazione. Questi politici sono simili ad assassini sociali, sono delle persone che con i loro voltafaccia uccidono l’entusiasmo per la vita sociale, che si ritrae e si rattrappisce. La democrazia a quel punto lascia il posto al regime, al pensiero unico, che è forse l’obiettivo che una certa classe politica si era prefissata fin dall’inizio. Similmente accade con le religioni e loro ministri. Gestire strutture di potere senza amore e umiltà porta a disastri non comuni. E rimettere poi insieme i cocci …

Grazie a tutti.

Marco [Chiudi]
Avviso agli ipocriti.
"Non mollate la vita che avete scelto soltanto perché la giudica chi sta subendo la sua senza scegliere mai. Non abbandonate le vostre scelte per la meschinità di chi si siede lontano dal mare e ride del vostro coraggio di nuotare." (Massimo Bisotti)
21/10/2016: Anno 2016 - Numero 28  File Pdf
Pubblicato il 01/11/2016
“Zefiro” nella Primavera del Botticelli.
“Zefiro” nella Primavera del Botticelli.
Care amiche e cari amici, tempo fa parlavo riguardo a questo notiziario con un amico, Alessio, che mi diceva che secondo lui non si capiva bene l’intento e la mia posizione verso la pratica interreligiosa, come se volendo dare voce a tutti alla fine non avessi un’identità precisa. Raccolgo questo consiglio, ringraziando Alessio, per fare una breve riflessione e per condividere quello che al momento è il mio sentire. Lo Zefiro non è “mio” ma di tutti i lettori, è anche vero che comunemente le recensioni e la re-dazione del notiziario sono fatte da me e penso sia bene fare chiarezza. Devo dire che il mio concetto di interreligioso è nella pratica dell’incontro personale più che nell’aspetto sapienziale, è nel condividere momenti di silenzio più che in conferenze accademiche, è nello stare nella “base” con persone semplici e in ricerca come me più che con leader riconosciuti. Dico questo, per una mia latente propensione anarchica, ben sapendo e condividendo che l’aspetto culturale e di stu-dio sia molto importante e non debba essere trascurato, cosa che anche io cerco di fare con saltuaria continuità. Secondo me la pratica interreligiosa non è solo nel parlare con altre tradizioni. Penso sia ricercare ad esempio il Cristo, se sono cristiano, nella chiesa e con le per-sone del mio credo, ma anche in una moschea o in una sinagoga e danzando e cantando canti induisti o dei nativi americani, recitare i mantra tibetani come preghiera a Cristo. Se non lo trovo in questi ambiti, temo che ciò che in cui io credo sia alla fine un’immagine costruita dalla mia parte egoica che contribuisce al senso di separativisi dall’altro, che non diventa mio fratello. Sempre mantenendo il radicamento nella propria identità (non andando verso un confuso sincretismo), credo che questa pratica sia utile per non identificarmi in una icona, in una im-magine predefinita, che poi diventerebbe un idolo. Dio è uno, lo dicono molti, ma praticare questo concetto non è facile perché pretende di non avere attaccamenti e identificazioni. Se Dio è uno solo (e quindi Tutto è Uno), il Dio dell’altro è proprio quello in cui io credo … Questo, ed è solo una mia personale idea che può non essere condivisa, io penso che valga per ogni religione. Su questa base quindi accolgo tutti nello Zefiro perché il messaggio e il contribuito di ciascuno è indispensabile, non solo utile. D’altronde questo concetto è facile e ovvio nella visione del mistico (per lui l’interreligioso ha la bellezza di un grande viale alberato in primavera), meno per le religioni ben strutturate (per loro credo sia più simile ad una mulattiera). Detto questo posso aggiungere che mi piacciono comunità come le Piagge o Libera, figure come Don Gallo, Panikkar, Etty Hillesum, Rūmī, Bonhoeffer per esempio, ma sono molti i maestri che prediligo. Seguo con entusiasmo gli sforzi di Mancuso per rifondare una teologia che recuperi secoli d’immobilismo della chiesa. Politicamente, più che di sinistra mi definirei antifascista. Non mi definisco cristiano, ma “me la faccio con tutti”, come diceva una persona che mi criticava, ed è vero e mi fece piacere che me lo disse. La cosa che alle volte mi meraviglia è che anche le persone stanno bene con me. Non litighiamo e preferisco guardare senza giudicare, se riesco. Non sono un capo che conduce (e quando l’ho fatto è stato un disastro o simile), penso di essere più affine ad un “facilitatore” che aiuta aiutandosi, ma non indico strade o mete. Non mi prendo carico degli altri anche perché non ho niente da promettere, perché niente mi appartiene. Non ho verità o certezze, pavento chi ne ha molte. Sono lieto adesso che ci conosciamo meglio. Grazie a tutti. Marco [Leggi]
Care amiche e cari amici,

tempo fa parlavo riguardo a questo notiziario con un amico, Alessio, che mi diceva che secondo lui non si capiva bene l’intento e la mia posizione verso la pratica interreligiosa, come se volendo dare voce a tutti alla fine non avessi un’identità precisa.

Raccolgo questo consiglio, ringraziando Alessio, per fare una breve riflessione e per condividere quello che al momento è il mio sentire.

Lo Zefiro non è “mio” ma di tutti i lettori, è anche vero che comunemente le recensioni e la re-dazione del notiziario sono fatte da me e penso sia bene fare chiarezza. Devo dire che il mio concetto di interreligioso è nella pratica dell’incontro personale più che nell’aspetto sapienziale, è nel condividere momenti di silenzio più che in conferenze accademiche, è nello stare nella “base” con persone semplici e in ricerca come me più che con leader riconosciuti. Dico questo, per una mia latente propensione anarchica, ben sapendo e condividendo che l’aspetto culturale e di stu-dio sia molto importante e non debba essere trascurato, cosa che anche io cerco di fare con saltuaria continuità. Secondo me la pratica interreligiosa non è solo nel parlare con altre tradizioni. Penso sia ricercare ad esempio il Cristo, se sono cristiano, nella chiesa e con le per-sone del mio credo, ma anche in una moschea o in una sinagoga e danzando e cantando canti induisti o dei nativi americani, recitare i mantra tibetani come preghiera a Cristo. Se non lo trovo in questi ambiti, temo che ciò che in cui io credo sia alla fine un’immagine costruita dalla mia parte egoica che contribuisce al senso di separativisi dall’altro, che non diventa mio fratello. Sempre mantenendo il radicamento nella propria identità (non andando verso un confuso sincretismo), credo che questa pratica sia utile per non identificarmi in una icona, in una im-magine predefinita, che poi diventerebbe un idolo. Dio è uno, lo dicono molti, ma praticare questo concetto non è facile perché pretende di non avere attaccamenti e identificazioni. Se Dio è uno solo (e quindi Tutto è Uno), il Dio dell’altro è proprio quello in cui io credo … Questo, ed è solo una mia personale idea che può non essere condivisa, io penso che valga per ogni religione. Su questa base quindi accolgo tutti nello Zefiro perché il messaggio e il contribuito di ciascuno è indispensabile, non solo utile. D’altronde questo concetto è facile e ovvio nella visione del mistico (per lui l’interreligioso ha la bellezza di un grande viale alberato in primavera), meno per le religioni ben strutturate (per loro credo sia più simile ad una mulattiera).

Detto questo posso aggiungere che mi piacciono comunità come le Piagge o Libera, figure come Don Gallo, Panikkar, Etty Hillesum, Rūmī, Bonhoeffer per esempio, ma sono molti i maestri che prediligo. Seguo con entusiasmo gli sforzi di Mancuso per rifondare una teologia che recuperi secoli d’immobilismo della chiesa. Politicamente, più che di sinistra mi definirei antifascista. Non mi definisco cristiano, ma “me la faccio con tutti”, come diceva una persona che mi criticava, ed è vero e mi fece piacere che me lo disse. La cosa che alle volte mi meraviglia è che anche le persone stanno bene con me. Non litighiamo e preferisco guardare senza giudicare, se riesco. Non sono un capo che conduce (e quando l’ho fatto è stato un disastro o simile), penso di essere più affine ad un “facilitatore” che aiuta aiutandosi, ma non indico strade o mete. Non mi prendo carico degli altri anche perché non ho niente da promettere, perché niente mi appartiene. Non ho verità o certezze, pavento chi ne ha molte.

Sono lieto adesso che ci conosciamo meglio.

Grazie a tutti.

Marco [Chiudi]
“Zefiro” nella Primavera del Botticelli.
"Dimmi chi escludi e ti dirò chi sei." (Don Andrea Gallo)
15/10/2016: Anno 2016 - Numero 27  File Pdf
Pubblicato il 14/10/2016
TERZA PARTE – NATO e TTIP.
TERZA PARTE – NATO e TTIP.
Care amiche e cari amici, con questo numero si conclude la trilogia sulla Nato. Adesso ci occupiamo del Trattato TTIP (Trattato Transatlantico di liberalizzazione del Commercio Usa - Europa) che è ancora in elaborazione (quindi non esiste al momento un testo definitivo) che è detto comunemente anche la ”Nato Economica”, nel senso del supposto tentativo da parte degli Stati Uniti di condizionare l’Europa in termini di economia e scelte di sviluppo. Vediamo cosa prevedrebbe il trattato. I Parlamenti non potrebbero più fare leggi severe per elevare gli standard sanitari, ambientali e sociali dei prodotti, perché ciò violerebbe la libera circolazione delle merci tra Usa ed Europa. Dovrebbero quindi limitarsi a tutelare uno standard minimo e non andare oltre. Questo varrebbe, anche se fossero leggi uguali per tutti, valide per prodotti stranieri e nazionali, quindi leggi che non violano la libera concorrenza né che possano definire protezioniste o nazionaliste. Infine chi producesse un prodotto di origine garantita, volutamente sopra gli standard minimi, non potrebbe farne un marchio di qualità (dop, doc …), né indicarlo in etichetta, perché limiterebbe il “diritto” dei prodotti di minor qualità a penetrare nel mercato (logica della qualità tutta al ribasso). Altro aspetto: se uno Stato volesse mantenere totalmente pubblico qualche servizio, come la sanità, la scuola, l'acqua, ecc., potrebbe essere legalmente costretto a metterlo a bando, e quindi eventualmente a privatizzarlo, ove ci fosse almeno un privato che si dichiarasse desideroso di gestirlo e di entrare in quel mercato. Le controversie legali ed economiche sarebbero definite di fronte ad un Tribunale privato, non pubblico, e sarebbe costretto ad annullare quelle Leggi che rilustrassero “troppo” ecologiche o “troppo” sociali, ecc. anche se votate dai Parlamenti. In sunto TTIP potrebbe essere come un restringimento della democrazia per gli stati aderenti, e potrebbe danneggiare, tra l'altro, la nostra economia nazionale fatta di prodotti tipici e di qualità, regalandoci però in cambio il privilegio di acquistare a basso prezzo prodotti con una presenza di OGM, ormoni o sostanze di origine chimica non approvati dal nostro ordinamento legislativo, ma regolarmente consentiti oltre oceano. I nostri attuali standard di qualità e di controllo sugli alimenti sarebbero pertanto facilmente aggirati con un possibile danno per la salute pubblica. In queste rubriche ho accennato in modo generico e non completo alla rappresentazione in termini politici ed economici del mondo che stiamo vivendo. Il liberismo in economia e l’egemonia militare in politica sono elementi che con altri contraddistinguono un’epoca che secondo me ha prospettive incerte e non chiare, dove la necessità di un ripensamento globale è indispensabile per mantenere una pace tra le nazioni, e nei cuori delle persone. Se vedo un mondo abitato solo da nemici, questo denuncia innanzi tutto la presenza del nemico nel mio cuore. La domanda è: “Di chi sono nemico? Perché?” Ultime Novità 28 agosto 2016: Oggi il Vice Cancelliere e ministro dell'Economia tedesco, Sigmar Gabriel ha detto. “Ritengo che i negoziati con gli Stati Uniti siano de facto falliti, anche se nessuno lo vuole ammettere veramente”, rilevando che in 14 round di colloqui le parti non hanno trovato intesa su un solo capitolo dei 27 sul tavolo. "I negoziati con gli Usa sono falliti perché noi europei non vogliamo assoggettarci alle richieste americane", ha affermato Gabriel. See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/TTIP-germania-europa-usa-Berlino-di-fatto-negoziato-fallito-trattato-sul-libero-scambio-afd79c83-2b37-45d2-82d7-2eb0cc4f402a.html La battaglia però prosegue con il CETA che è il TTIP del Canada. E in questo caso gli USA passerebbero dal Canada e tutto si riproporrebbe… Grazie a tutti. Marco [Leggi]
Care amiche e cari amici,

con questo numero si conclude la trilogia sulla Nato. Adesso ci occupiamo del Trattato TTIP (Trattato Transatlantico di liberalizzazione del Commercio Usa - Europa) che è ancora in elaborazione (quindi non esiste al momento un testo definitivo) che è detto comunemente anche la ”Nato Economica”, nel senso del supposto tentativo da parte degli Stati Uniti di condizionare l’Europa in termini di economia e scelte di sviluppo.

Vediamo cosa prevedrebbe il trattato. I Parlamenti non potrebbero più fare leggi severe per elevare gli standard sanitari, ambientali e sociali dei prodotti, perché ciò violerebbe la libera circolazione delle merci tra Usa ed Europa. Dovrebbero quindi limitarsi a tutelare uno standard minimo e non andare oltre. Questo varrebbe, anche se fossero leggi uguali per tutti, valide per prodotti stranieri e nazionali, quindi leggi che non violano la libera concorrenza né che possano definire protezioniste o nazionaliste. Infine chi producesse un prodotto di origine garantita, volutamente sopra gli standard minimi, non potrebbe farne un marchio di qualità (dop, doc …), né indicarlo in etichetta, perché limiterebbe il “diritto” dei prodotti di minor qualità a penetrare nel mercato (logica della qualità tutta al ribasso). Altro aspetto: se uno Stato volesse mantenere totalmente pubblico qualche servizio, come la sanità, la scuola, l'acqua, ecc., potrebbe essere legalmente costretto a metterlo a bando, e quindi eventualmente a privatizzarlo, ove ci fosse almeno un privato che si dichiarasse desideroso di gestirlo e di entrare in quel mercato. Le controversie legali ed economiche sarebbero definite di fronte ad un Tribunale privato, non pubblico, e sarebbe costretto ad annullare quelle Leggi che rilustrassero “troppo” ecologiche o “troppo” sociali, ecc. anche se votate dai Parlamenti. In sunto TTIP potrebbe essere come un restringimento della democrazia per gli stati aderenti, e potrebbe danneggiare, tra l'altro, la nostra economia nazionale fatta di prodotti tipici e di qualità, regalandoci però in cambio il privilegio di acquistare a basso prezzo prodotti con una presenza di OGM, ormoni o sostanze di origine chimica non approvati dal nostro ordinamento legislativo, ma regolarmente consentiti oltre oceano. I nostri attuali standard di qualità e di controllo sugli alimenti sarebbero pertanto facilmente aggirati con un possibile danno per la salute pubblica.

In queste rubriche ho accennato in modo generico e non completo alla rappresentazione in termini politici ed economici del mondo che stiamo vivendo. Il liberismo in economia e l’egemonia militare in politica sono elementi che con altri contraddistinguono un’epoca che secondo me ha prospettive incerte e non chiare, dove la necessità di un ripensamento globale è indispensabile per mantenere una pace tra le nazioni, e nei cuori delle persone.

Se vedo un mondo abitato solo da nemici, questo denuncia innanzi tutto la presenza del nemico nel mio cuore. La domanda è: “Di chi sono nemico? Perché?”

Ultime Novità

28 agosto 2016: Oggi il Vice Cancelliere e ministro dell'Economia tedesco, Sigmar Gabriel ha detto. “Ritengo che i negoziati con gli Stati Uniti siano de facto falliti, anche se nessuno lo vuole ammettere veramente”, rilevando che in 14 round di colloqui le parti non hanno trovato intesa su un solo capitolo dei 27 sul tavolo. "I negoziati con gli Usa sono falliti perché noi europei non vogliamo assoggettarci alle richieste americane", ha affermato Gabriel.

See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/TTIP-germania-europa-usa-Berlino-di-fatto-negoziato-fallito-trattato-sul-libero-scambio-afd79c83-2b37-45d2-82d7-2eb0cc4f402a.html

La battaglia però prosegue con il CETA che è il TTIP del Canada. E in questo caso gli USA passerebbero dal Canada e tutto si riproporrebbe…

Grazie a tutti.

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TERZA PARTE – NATO e TTIP.
"Neoliberismo: Libere volpi insieme a libere galline." (Serge Latouche)
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Rilasciata il: 06/02/2014
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