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Radio Voce della Speranza

Lo Zefiro

Notiziario Interreligioso
Redazione: Marco Lazzeri
Telefono: 335.6415395
Pagina:
11/05/2013: Anno 2013 - Numero 18  File Pdf
Pubblicato il 21/05/2013
Porta di Brandeburgo (Berlino).
Porta di Brandeburgo (Berlino).
Care amiche e amici, recentemente ho visitato la Porta di Brandeburgo che è uno dei più importanti monumenti di Berlino. Durante la visita ho scoperto una cosa molto bella: nell’ala a destra guardando la Porta si trova un padiglione chiamato Raum der Stille (Stanza del Silenzio). È una stanza arredata semplicemente con seggiole e cuscini e su una parete un piccolo arazzo senza immagini illuminato da un faretto che interrompe la semi oscurità della sala. La Porta fu eretta più di due secoli fa come monumento alla Pace e dopo la seconda guerra (durante la quale fu danneggiata, ma non distrutta) ha riassunto questo potente significato simbolico. L’idea di creare al centro di Berlino una stanza permanente del silenzio interconfessionale è nata poco tempo dopo la caduta del muro, e realizzata con il patronato della Camera dei deputati e del Senato di Berlino. Allora non siamo solo noi! Abbiamo amici a Berlino! E mi auguro davvero che tutto questo sia di buon auspicio per poter inaugurare presto anche a Firenze uno spazio permanente di spiritualità interreligiosa dove tutte le persone si possono incontrare in una atmosfera di accoglienza e di serenità. Mi auguro che le nostre pratiche di meditazione per la Pace in Comune possano essere l’araldo di una nuova rinascita cittadina rivolta all’amore tra gli uomini, al dialogo e ad un sentimento di profonda compassione. Le parole di Bonhoeffer – un illuminato profeta di pace negli anni tetri del regime nazista – mi risuonano di una sapienza e di una chiaroveggenza antica che illumina i cuori e insegna la strada del mistero che è in noi. Grazie a tutti. Marco [Leggi]
Care amiche e amici,

recentemente ho visitato la Porta di Brandeburgo che è uno dei più importanti monumenti di Berlino. Durante la visita ho scoperto una cosa molto bella: nell’ala a destra guardando la Porta si trova un padiglione chiamato Raum der Stille (Stanza del Silenzio). È una stanza arredata semplicemente con seggiole e cuscini e su una parete un piccolo arazzo senza immagini illuminato da un faretto che interrompe la semi oscurità della sala. La Porta fu eretta più di due secoli fa come monumento alla Pace e dopo la seconda guerra (durante la quale fu danneggiata, ma non distrutta) ha riassunto questo potente significato simbolico. L’idea di creare al centro di Berlino una stanza permanente del silenzio interconfessionale è nata poco tempo dopo la caduta del muro, e realizzata con il patronato della Camera dei deputati e del Senato di Berlino. Allora non siamo solo noi! Abbiamo amici a Berlino! E mi auguro davvero che tutto questo sia di buon auspicio per poter inaugurare presto anche a Firenze uno spazio permanente di spiritualità interreligiosa dove tutte le persone si possono incontrare in una atmosfera di accoglienza e di serenità. Mi auguro che le nostre pratiche di meditazione per la Pace in Comune possano essere l’araldo di una nuova rinascita cittadina rivolta all’amore tra gli uomini, al dialogo e ad un sentimento di profonda compassione. Le parole di Bonhoeffer – un illuminato profeta di pace negli anni tetri del regime nazista – mi risuonano di una sapienza e di una chiaroveggenza antica che illumina i cuori e insegna la strada del mistero che è in noi.

Grazie a tutti.

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Porta di Brandeburgo (Berlino).
"Nel silenzio è insito un meraviglioso potere di osservazione, di chiarificazione, di concentrazione sulle cose essenziali." (Dietrich Bonhoeffer)
04/05/2013: Anno 2013 - Numero 17  File Pdf
Pubblicato il 21/05/2013
Bicicletta inglobata dall'albero (Washington).
Bicicletta inglobata dall'albero (Washington).
Care amiche e amici, conoscete la parola resilienza? Leggo in un testo: “resilienza è un termine sempre più ricorrente, per il quale, secondo il sociologo Bauman, si accresce sempre più il campo dell'incertezza, dell'insicurezza esistenziale, e della precarietà. Nel mondo degli oggetti, resilienza è la capacità di resistere alle deformazione e di riprendere la propria forma dopo aver subito un urto. Per noi umani con resilienza si indica in genere la forza che ci permette di superare i traumi, la volontà di rialzarci quando cadiamo, l'intelligenza di saper schivare i colpi e, se arrivano, di saperli assorbire senza farci distruggere. Una forza che ci permette di essere meno timorosi rispetto all'incertezza e all'insicurezza e più capaci di vivere anche in situazioni precarie e irrisolte. La resilienza non può che essere un'operazione soggettiva, un tentativo di auto-organizzazione e di trasformazione, grazie al quale - se tutto va bene - non avremo la forma precedente ma un'altra, forse anche piuttosto diversa”. Interessante vero? Potrebbe essere la descrizione di un giusto modo di affrontare il mondo con le sue prove, dolori e anche le gioie che ne derivano, alle volte. Questo albero sembra che sia riuscito bene a fare pace con la sorte che gli ha regalato un problema sotto forma di bicicletta. Riuscire ad essere flessibili, accoglienti, riuscire ad abbracciare il problema - oltre che custodire ed aiutarci nell’esistenza - è un ottimo esercizio per curare la rabbia che ci corrode, l’attaccamento che ci costringe nel minuscolo e nell’inutile, per aprirci a una visione allargata della vita, direi “panoramica”, che ci può mostrare ciò che c’è ma che ancora non è riuscito ad emergere dal nostro profondo. Esercizi per un corretto rapporto con il nostra ego, e la meditazione è maestra sicura in questo processo. Alla fine forse ciò che dice Emily Dickinson è il grande premio finale? Chissà. Grazie a tutti. Marco [Leggi]
Care amiche e amici,

conoscete la parola resilienza? Leggo in un testo: “resilienza è un termine sempre più ricorrente, per il quale, secondo il sociologo Bauman, si accresce sempre più il campo dell'incertezza, dell'insicurezza esistenziale, e della precarietà. Nel mondo degli oggetti, resilienza è la capacità di resistere alle deformazione e di riprendere la propria forma dopo aver subito un urto. Per noi umani con resilienza si indica in genere la forza che ci permette di superare i traumi, la volontà di rialzarci quando cadiamo, l'intelligenza di saper schivare i colpi e, se arrivano, di saperli assorbire senza farci distruggere. Una forza che ci permette di essere meno timorosi rispetto all'incertezza e all'insicurezza e più capaci di vivere anche in situazioni precarie e irrisolte. La resilienza non può che essere un'operazione soggettiva, un tentativo di auto-organizzazione e di trasformazione, grazie al quale - se tutto va bene - non avremo la forma precedente ma un'altra, forse anche piuttosto diversa”. Interessante vero? Potrebbe essere la descrizione di un giusto modo di affrontare il mondo con le sue prove, dolori e anche le gioie che ne derivano, alle volte. Questo albero sembra che sia riuscito bene a fare pace con la sorte che gli ha regalato un problema sotto forma di bicicletta. Riuscire ad essere flessibili, accoglienti, riuscire ad abbracciare il problema - oltre che custodire ed aiutarci nell’esistenza - è un ottimo esercizio per curare la rabbia che ci corrode, l’attaccamento che ci costringe nel minuscolo e nell’inutile, per aprirci a una visione allargata della vita, direi “panoramica”, che ci può mostrare ciò che c’è ma che ancora non è riuscito ad emergere dal nostro profondo. Esercizi per un corretto rapporto con il nostra ego, e la meditazione è maestra sicura in questo processo. Alla fine forse ciò che dice Emily Dickinson è il grande premio finale? Chissà.

Grazie a tutti.

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Bicicletta inglobata dall'albero (Washington).
"Può essere utile parlare della solidarietà che risolve certi casi disperati accontentandosi della gratitudine, quella che Emily Dickinson chiamava «la timida ricchezza di coloro che non posseggono nulla»." 
20/04/2013: Anno 2013 - Numero 16  File Pdf
Pubblicato il 20/04/2013
Acqua d’Arno.
Acqua d’Arno.
Care amiche e amici, dedico questa riflessione all’acqua, che vedo come mio maestro di vita. Riuscirò forse un giorno ad assomigliare all’acqua, che si adatta a tutte le forme senza perdere la sua essenza, che è capace di presentarsi in modi così diversi eppure sempre sé stessa, ora liquida e flessibile, ora solida e materica, ora come nuvola aerea che va docile dove il vento vuole, e alle volte anche fiocco di neve che sa trasformare un intero paesaggio. L’acqua che sa inzuppare, ma anche ritrarsi evaporando, senza lasciare traccia, come tradizione Zen. Elemento creatore e dispensatore di vita e di colori, che forma gli esseri viventi nel loro tessuto più profondo, con amore incondizionato verso tutti. È bello vederla lanciarsi scintillante e senza paura da altissime cascate volando festosa, senza regole e costrizioni nell’aria per poi ritornare tranquilla nei dettami previsti dagli argini del fiume, che lei stessa crea. E proprio nello scorrere del fiume c’è il suo più grande insegnamento, quello dell’impermanenza di tutte le cose e anche quello dell’attimo presente che c’è e che pur fugge via. L’insegnamento del saper vivere questo che è l’unico, il solo tempo reale che esiste nella vita e che ho veramente a disposizione. Comprendo così ciò che diceva il grande Leonardo toccando l’acqua di un fiume lombardo in un momento del suo esilio milanese. Grazie a tutti. Marco [Leggi]
Care amiche e amici,

dedico questa riflessione all’acqua, che vedo come mio maestro di vita. Riuscirò forse un giorno ad assomigliare all’acqua, che si adatta a tutte le forme senza perdere la sua essenza, che è capace di presentarsi in modi così diversi eppure sempre sé stessa, ora liquida e flessibile, ora solida e materica, ora come nuvola aerea che va docile dove il vento vuole, e alle volte anche fiocco di neve che sa trasformare un intero paesaggio. L’acqua che sa inzuppare, ma anche ritrarsi evaporando, senza lasciare traccia, come tradizione Zen. Elemento creatore e dispensatore di vita e di colori, che forma gli esseri viventi nel loro tessuto più profondo, con amore incondizionato verso tutti. È bello vederla lanciarsi scintillante e senza paura da altissime cascate volando festosa, senza regole e costrizioni nell’aria per poi ritornare tranquilla nei dettami previsti dagli argini del fiume, che lei stessa crea. E proprio nello scorrere del fiume c’è il suo più grande insegnamento, quello dell’impermanenza di tutte le cose e anche quello dell’attimo presente che c’è e che pur fugge via. L’insegnamento del saper vivere questo che è l’unico, il solo tempo reale che esiste nella vita e che ho veramente a disposizione. Comprendo così ciò che diceva il grande Leonardo toccando l’acqua di un fiume lombardo in un momento del suo esilio milanese.

Grazie a tutti.

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Acqua d’Arno.
"Come l’acqua del fiume che tocchi è la prima di quella che viene e l’ultima di quella che andò, così il tempo presente." (Leonardo Da Vinci)
13/04/2013: Anno 2013 - Numero 15  File Pdf
Pubblicato il 20/04/2013
Riflessioni d’Oriente.
Riflessioni d’Oriente.
Care amiche e amici, penso che lo devo ammettere. Ammettere che mi sono lasciato abbindolare, che ho perso i riferimenti profondi, quelli che contano davvero e che danno la strada, la direzione sacra. Questo disastro che c’è adesso nel mondo, la politica senza etica, l’economia insaziabile, la povertà dileggiata, la violenza nei rapporti e sulle donne, la guerra nei cuori, la sopraffazione come metodo di vita, l’avidità e l’egoismo antidoti ad un vuoto siderale, tutto questo purtroppo non mi è del tutto estraneo, non può esserlo perché in qualche modo c’ero anch’io quando accadeva. È dovuto anche a me, ad ognuno di noi. Non ci siamo ribellati alla perdita di senso, all’accettazione distratta, alla fuga assurda nell’avere, all’impoverimento del significato dell’essere. È il senso che voglio ritrovare, il senso profondo, cercando nell’unico luogo sicuro, nel mio intimo, ascoltando la voce profonda per ritrovare la ragione di vita e portarla fuori, nel mondo, per donarla di nuovo a me stesso e agli altri. Il dono più bello è quello che di buono c’è nel profondo di ogni persona, la saggezza che crea pace e dissolve la paura della morte. Non è vero che non cambierà, voglio incontrare la speranza, l’utopia del visionario, il coraggio di dire la verità e di non averne più paura, di sapere che sono amato dall’Infinito, da quella forza misteriosa che fa palpitare il cuore e che è la medesima che regola l’intero universo, ma al contempo non devo attendere da altri la spinta che mi porterà a rialzarmi. Non voglio ritrovarmi a non aver vissuto, a non averci provato, a non aver rischiato. Il senso dell’essere abita i cuori ed è intorno a ciascuno di noi. Cercarlo è il canto di lode e di ringraziamento per essere vivi. Grazie a tutti. Marco [Leggi]
Care amiche e amici,

penso che lo devo ammettere. Ammettere che mi sono lasciato abbindolare, che ho perso i riferimenti profondi, quelli che contano davvero e che danno la strada, la direzione sacra. Questo disastro che c’è adesso nel mondo, la politica senza etica, l’economia insaziabile, la povertà dileggiata, la violenza nei rapporti e sulle donne, la guerra nei cuori, la sopraffazione come metodo di vita, l’avidità e l’egoismo antidoti ad un vuoto siderale, tutto questo purtroppo non mi è del tutto estraneo, non può esserlo perché in qualche modo c’ero anch’io quando accadeva. È dovuto anche a me, ad ognuno di noi. Non ci siamo ribellati alla perdita di senso, all’accettazione distratta, alla fuga assurda nell’avere, all’impoverimento del significato dell’essere. È il senso che voglio ritrovare, il senso profondo, cercando nell’unico luogo sicuro, nel mio intimo, ascoltando la voce profonda per ritrovare la ragione di vita e portarla fuori, nel mondo, per donarla di nuovo a me stesso e agli altri. Il dono più bello è quello che di buono c’è nel profondo di ogni persona, la saggezza che crea pace e dissolve la paura della morte. Non è vero che non cambierà, voglio incontrare la speranza, l’utopia del visionario, il coraggio di dire la verità e di non averne più paura, di sapere che sono amato dall’Infinito, da quella forza misteriosa che fa palpitare il cuore e che è la medesima che regola l’intero universo, ma al contempo non devo attendere da altri la spinta che mi porterà a rialzarmi. Non voglio ritrovarmi a non aver vissuto, a non averci provato, a non aver rischiato. Il senso dell’essere abita i cuori ed è intorno a ciascuno di noi. Cercarlo è il canto di lode e di ringraziamento per essere vivi.

Grazie a tutti.

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Riflessioni d’Oriente.
"L'esistenza è uno spazio che ci hanno regalato e che dobbiamo riempire di senso, sempre e comunque." (Enzo Jannacci)
06/04/2013: Anno 2013 - Numero 14  File Pdf
Pubblicato il 20/04/2013
La leonessa e l'impala orfano.
La leonessa e l'impala orfano.
Care amiche e amici, dietro questa foto c’è una storia: un branco di leonesse attacca una femmina di impala per il pasto, uccidendola. Poco dopo dall’erba della savana compare il cucciolo smarrito della preda e, vistolo, una leonessa gli si avvicina, lo accudisce e lo prende sotto la sua protezione, fino a portarlo poi nel branco dei leoni. Una storia quasi incredibile dove vengono valicate le barriere, dove al di là della lotta per l’esistenza, che pure è presente e sottostà alle leggi del mondo, c’è la compassione e l’accoglienza. Un insegnamento importante quindi per andare oltre noi stessi, per imparare a superarci. Esercitiamoci nella crescita interiore, come dice il rabbino, non stanchiamoci, non rimaniamo assenti. Esiste solo l’Adesso e questo è certamente il momento buono. Il migliore che abbiamo. Grazie a tutti. Marco [Leggi]
Care amiche e amici,

dietro questa foto c’è una storia: un branco di leonesse attacca una femmina di impala per il pasto, uccidendola. Poco dopo dall’erba della savana compare il cucciolo smarrito della preda e, vistolo, una leonessa gli si avvicina, lo accudisce e lo prende sotto la sua protezione, fino a portarlo poi nel branco dei leoni. Una storia quasi incredibile dove vengono valicate le barriere, dove al di là della lotta per l’esistenza, che pure è presente e sottostà alle leggi del mondo, c’è la compassione e l’accoglienza. Un insegnamento importante quindi per andare oltre noi stessi, per imparare a superarci. Esercitiamoci nella crescita interiore, come dice il rabbino, non stanchiamoci, non rimaniamo assenti. Esiste solo l’Adesso e questo è certamente il momento buono. Il migliore che abbiamo.

Grazie a tutti.

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La leonessa e l'impala orfano.
"Se non lo faccio io, chi lo farà? Se non lo faccio adesso, quando sarà il momento di farlo? Se lo faccio solo per me stesso, chi sono io?." (Rabbi Hillel, "Pirkei Avot, I.14")
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Comunità di Meditazione Interreligiosa Fiorentina
Email: cmif@altervista.org
Sito web: cmif.altervista.org
Versione: 1.5
Rilasciata il: 06/02/2014
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